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Piogge “flash” in aumento: clima cambia e rischio idrogeologico sale

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Uno studio italiano con dati ad alta risoluzione mostra che le piogge estreme di breve durata, concentrate in pochi km, sono in crescita e amplificano i rischi di allagamenti e frane per effetto del clima che si riscalda.

Una ricerca italiana pubblicata su  Natural Hazards and Earth System Sciences e realizzata da  Università degli Studi di Milano ,  CNR ,  Norwegian Meteorological Institute e  Rse Spa ha confermato che le precipitazioni estreme di breve durata e spazialmente concentrate stanno aumentando in molte aree della penisola, con implicazioni significative per la gestione del rischio idrogeologico, la resilienza delle infrastrutture e la pianificazione territoriale. Il studio si basa su dati di rianalisi meteorologica ad alta risoluzione (integrazione di osservazioni dirette e modelli fisici) su un arco temporale dal 1986 al 2022, che consente di identificare singoli eventi di pioggia oraria intensa e confrontarne la frequenza storica.

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L’analisi mostra che in diverse aree d’Italia gli episodi di precipitazioni orarie molto intense sono quasi raddoppiati negli ultimi 35 anni. In estate, questo incremento è particolarmente marcato nelle regioni prealpine tra Piemonte e Valle d’Aosta, in Lombardia e in Alto Adige, dove il numero medio di eventi estremi per aree di circa 50 × 50 km è passato da circa dieci all’anno negli anni ’90 a oltre venti nel periodo recente. Anche in autunno si sono registrati aumenti significativi in Liguria, nel bacino del mare Ionio e in Sardegna, con frequenze di eventi estremi che superano regolarmente le dieci unità annue in tante località.

Queste piogge intense di breve durata e spazialmente concentrate in pochi chilometri esercitano pressioni acute sui corsi d’acqua, sulle reti di drenaggio urbano e sui pendii, aumentando il rischio di allagamenti improvvisi, esondazioni fluviali e frane. La maggiore energia disponibile nell’atmosfera più calda favorisce l’evaporazione e un aumento del contenuto di vapore acqueo, risultando in celle convettive più vigorose e precipitazioni più intense rispetto al passato.

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Dal punto di vista dei processi fisici, studi internazionali evidenziano che con il riscaldamento globale le precipitazioni estreme tendono ad intensificarsi più rapidamente rispetto alla media a causa dell’aumento della capacità dell’aria di trattenere umidità, seguendo la scalatura di Clausius-Clapeyron e potenzialmente superandola in alcune condizioni locali (dove i dinamismi convettivi diventano predominanti).

Il risultato non è solo un aumento dell’intensità, ma anche una riduzione della scala spaziale delle piogge forti: in molte circostanze gli eventi estremi si concentrano in spazi ristretti e in tempi brevissimi, rendendo più difficili la previsione, la gestione delle allerte e la risposta operativa delle autorità di protezione civile. La dipendenza crescente da dati meteo-climatici ad alta risoluzione, come quelli usati nello studio italiano, è fondamentale per elaborare modelli di rischio più accurati, ottimizzare l’uso delle risorse per la mitigazione e calibrare i piani di adattamento infrastruttur

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L’incremento di fenomeni intensi ma di breve durata è in linea con tendenze osservate a livello globale: in molte regioni temperate e tropicali gli estremi pluviometrici stanno diventando più frequenti, con impatti crescenti su sistemi urbani, agricoli e naturali, e sollecitano un adeguamento delle politiche di gestione del territorio, dei sistemi di allarme e degli standard di progettazione idraulica per evitare che la “nuova normalità climatica” si traduca in danni economici e sociali sempre più gravi.