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- Di Redazione BoLab
Rapporto CREA: pratiche agricole attuali mantengono alti livelli di gas serra; soluzioni agroecologiche e sequestro del suolo possono ridurre l’impatto.
Il recente rapporto del CREA sulle emissioni derivanti da agricoltura e uso del suolo in Italia offre una fotografia tecnica, ma operativa di un settore che resta centrale per gli obiettivi climatici nazionali.
L’analisi distingue le fonti principali di gas serra — metano dagli allevamenti, ossido di azoto dai fertilizzanti sintetici, CO2 legata alla gestione del suolo e alla conversione di ecosistemi — e quantifica come le emissioni nette risultino dalla somma di pressioni produttive e della capacità di sequestro del carbonio da parte dei suoli agricoli e delle pratiche colturali.

Pur con progressi tecnologici e miglioramenti nell’efficienza produttiva, le pratiche diffuse mantengono un bilancio emissivo che rallenta il raggiungimento delle traiettorie di decarbonizzazione previste. Tra i fattori critici sono segnalati l’eccessivo ricorso a concimi azotati minerali, la gestione dei reflui zootecnici poco ottimizzata e la perdita di materia organica dei suoli per sistemi di lavorazione intensiva.
Al contrario, il rapporto identifica come leve efficaci la diffusione di pratiche agroecologiche (rotazioni più lunghe, cover crops, minima lavorazione), interventi di gestione integrata degli allevamenti per ridurre metano e N2O, e tecniche di aumento del contenuto organico del suolo finalizzate al sequestro.
Dal punto di vista quantitativo, il CREA propone scenari di mitigazione parametrizzati su livelli di adozione delle pratiche: anche modesti incrementi di sostanza organica del suolo e di pratiche conservative possono tradursi in riduzioni percentuali significative delle emissioni agricole nazionali nel medio termine. Il rapporto sottolinea tuttavia che l’efficacia delle misure dipende fortemente da azioni combinate — politiche di incentivazione, trasferimento tecnologico, strumenti agricoli di misurazione e remunerazione del servizio ecosistemico fornito dal sequestro del carbonio.

Sul piano normativo e finanziario, le misure agroclimatiche vanno integrate nei PSR regionali e negli strumenti di supporto nazionale, prevedendo meccanismi di pagamento per servizi ecosistemici e programmi di formazione tecnica per gli operatori. Viene inoltre suggerita la creazione di banche dati georeferenziate sui contenuti organici dei suoli e su pratiche colturali, per monitorare l’effettivo impatto delle azioni e orientare interventi mirati.
Il rapporto CREA colloca l’agricoltura italiana non solo come fonte di emissioni ma soprattutto come potenziale soluzione multifunzionale: interventi tecnici mirati, combinati a incentivi e capacità di monitoraggio, possono trasformare le aziende agricole in nodi strategici per la mitigazione e la resilienza climatica nazionale.



