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- Di Redazione BoLab
Una ricerca utilizza licheni su freni e pneumatici per tracciare dispersione di microplastiche e metalli tossici nell’ambiente urbanoLicheni “sensori naturali” per microplastiche e metalli in città
I licheni, organismi simbionti tra funghi e alghe, potrebbero aprire una nuova frontiera nel monitoraggio della dispersione di microplastiche e metalli tossici in ambiente urbano. Una recente ricerca italiana ha dimostrato che questi organismi, già utilizzati come bioindicatori di inquinanti atmosferici, possono agire come sensori naturali per tracciare particelle derivate dall’usura di freni e pneumatici dei veicoli, uno dei principali contributori di microinquinanti nelle città moderne.
La ricerca, condotta da un team di studiosi dell’ Università degli Studi di Torino in collaborazione con il Cnr-Ibe e pubblicata su una rivista internazionale, ha sfruttato licheni della specie Xanthoria parietina esposti in diverse zone urbane e periurbane. Le analisi chimiche hanno rivelato accumuli significativi di microplastiche, ferro, rame, zinco e altri metalli pesanti, attribuibili non alle emissioni di scarico ma all’usura meccanica di freni e pneumatici dei veicoli.

I risultati pongono in evidenza un problema spesso trascurato: le microplastiche non derivano solo dalla degradazione di rifiuti visibili, ma anche da fonti diffuse legate alla mobilità urbana. Particelle microscopiche rilasciate dalla strada vengono trasportate dall’aria e depositate sugli organismi, entrando potenzialmente nella catena trofica e nei sistemi idrici.
L’utilizzo dei licheni come indicatori ambientali ha alcuni vantaggi chiave: sono facili da campionare, non richiedono infrastrutture complesse e possono fornire dati spaziali ad alta risoluzione sulla distribuzione degli inquinanti. Questo li rende strumenti ideali per sviluppare reti di monitoraggio a basso costo nelle aree urbane e nelle aree verdi metropolitane.
In termini di impatto sulla salute umana, le microplastiche e i metalli pesanti associati all’usura di freni e pneumatici sono oggetto di crescente preoccupazione. Particelle di dimensioni inferiori a 10 micrometri possono essere inalate, raggiungendo i polmoni e potenzialmente passando nel sangue. I metalli associati, come il rame e lo zinco, sono noti per i loro effetti tossici su organi e sistemi biologici quando presenti in concentrazioni elevate.

La ricerca suggerisce che sia necessario ampliare la rilevanza delle reti di monitoraggio della qualità dell’aria, includendo non solo gas e particolato, ma anche microplastiche di origine non convenzionale. In questa prospettiva, i licheni potrebbero svolgere un ruolo di primo piano nella valutazione integrata dell’inquinamento urbano, supportando decisioni di policy e strategie di mitigazione basate su evidenze scientifiche.
Gli autori sottolineano la necessità di standardizzare i protocolli di campionamento e di integrare metodi naturali con tecnologie avanzate di monitoraggio (come sensori automatici e misurazioni in tempo reale), per costruire sistemi di sorveglianza ambientale efficienti e sostenibili. L’approccio, combinando ecologia, chimica ambientale e urbanistica, apre nuove strade per comprendere meglio come le attività antropiche influenzino la dispersone di microinquinanti nelle nostre città.



