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Italia terza in Europa per brevetti green

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  • Di Redazione BoLab

Il rapporto “Competitivi perché sostenibili” di Fondazione Symbola e Unioncamere fotografa 295 brevetti ambientali italiani e il primato del manifatturiero

L’Italia conquista il podio europeo dell’innovazione ambientale. Secondo il rapporto “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da  Fondazione Symbola e  Unioncamere, il nostro Paese si colloca al terzo posto in Europa per numero di brevetti green depositati: 295 domande registrate nell’ultimo anno di rilevazione. Davanti all’Italia si posizionano la Germania, con 1.632 brevetti, e la Francia, con 729.

Il dato, letto in valore assoluto, evidenzia un divario significativo rispetto ai leader continentali, ma assume tutt’altro significato se rapportato alla dimensione industriale e demografica del Paese.

L’Italia consolida infatti una traiettoria di crescita nella proprietà intellettuale legata a tecnologie ambientali, efficientamento energetico, economia circolare e riduzione delle emissioni.

A trainare la performance nazionale è soprattutto il comparto manifatturiero, che concentra il 59% delle innovazioni brevettate. Un elemento strutturale, non episodico: la specializzazione italiana in meccanica, automazione, materiali avanzati e impiantistica si traduce in soluzioni tecnologiche orientate alla sostenibilità dei processi produttivi. Non si tratta soltanto di energie rinnovabili, ma di tecnologie abilitanti per la transizione ecologica dell’industria europea.

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Sul piano territoriale, il baricentro resta saldamente nel Nord. Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte guidano la classifica regionale, confermando il legame tra densità industriale, investimenti in ricerca e capacità brevettuale. In queste aree si concentra un ecosistema composto da PMI innovative, distretti tecnologici, università e centri di ricerca che favoriscono il trasferimento tecnologico verso applicazioni concrete.

Il posizionamento dell’Italia nel ranking europeo assume quindi una doppia valenza: da un lato segnala competitività industriale, dall’altro rafforza la credibilità del sistema produttivo italiano nel contesto delle politiche UE su clima e innovazione. La sfida, ora, è trasformare i brevetti in scala industriale, attrarre capitali e consolidare filiere tecnologiche nazionali capaci di competere stabilmente con i big europei.