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- Di Redazione BoLab
Il Ministero dell’Ambiente ripartisce 60 milioni per depurazione e riuso delle acque affinate: cosa cambia per Regioni, gestori idrici e servizi ambientali.
Il Governo ha recentemente pubblicato in Gazzetta il decreto che assegna un fondo da 60 milioni di euro per interventi nel settore della depurazione delle acque e del riuso delle acque affinate, con criteri di riparto e linee guida per le Regioni e i gestori del servizio idrico integrato. Il provvedimento, emanato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica il 24 dicembre 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 febbraio 2026, rappresenta una delle prime misure operative dopo l’approvazione del quadro normativo europeo sul riuso delle acque reflue affinate.


Il fondo, destinato al triennio 2025-2027, prevede una dotazione annuale di circa 20 milioni all’anno che sarà assegnata alle Regioni sulla base di criteri tecnici e di equilibrio territoriale. Le risorse sono pensate per finanziare interventi infrastrutturali e di innovazione nei sistemi di trattamento e affinamento dei reflui urbani, con l’obiettivo di potenziare la capacità impiantistica e favorire il riutilizzo sicuro delle acque trattate per uso irriguo, industriale, civile e ambientale.
Il decreto individua come “acque affinate” le acque reflue urbane che, dopo il trattamento previsto dalla normativa europea, subiscono ulteriori processi di purificazione tali da renderle idonee per usi multipli all’interno dei bacini di utenza. Queste definizioni si inseriscono nel quadro del regolamento nazionale che disciplina il riutilizzo delle acque reflue affinate, recependo il regolamento UE 2020/741 e costruendo una cornice per la tutela della salute umana e dell’ambiente.

Dal punto di vista operativo, le risorse dovranno essere utilizzate tramite accordi di programma tra il Ministero e le singole Regioni; gli interventi ammissibili includono:
- potenziamento e ammodernamento degli impianti di depurazione comunali e consortili, con particolare attenzione ai siti con performance inferiori agli standard di qualità ambientale;
- adeguamento dei sistemi di affinamento per permettere il riuso tecnico-ambientale delle acque trattate;
- digitalizzazione e sensoristica per il monitoraggio continuo della qualità dell’effluente e dei rischi sanitari associati.


L’azione si innesta in un contesto più ampio: secondo le stime di settore, l’Italia è tra i Paesi europei con maggiori investimenti nella depurazione delle acque reflue (circa 1,5 miliardi di euro l’anno), spinti anche dall’obbligo di recepire la nuova direttiva UE che impone standard più severi di trattamento e monitoraggio dei micro-inquinanti.
Le prime reazioni dal mondo delle utility idriche e degli enti locali sono positive: il fondo è visto come leva per accelerare la riqualificazione di infrastrutture datate, migliorare il servizio idrico integrato e promuovere pratiche di economia circolare nella gestione delle risorse idriche.
Tuttavia, la sfida resta trasformare queste risorse in cantieri attivi e opere concrete, evitando ritardi amministrativi e garantendo che gli investimenti producano benefici misurabili per la qualità delle acque e il loro riuso sostenibile nei diversi settori produttivi.



