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- Di Redazione BoLab
Uno studio rivela il rischio ecologico dello ctenoforo invasivo Mnemiopsis leidyi per biodiversità e pesca nella laguna veneta
Un organismo gelatinoso quasi invisibile potrebbe diventare una delle nuove minacce per l’equilibrio ecologico della Laguna di Venezia. Si tratta della cosiddetta “noce di mare” (Mnemiopsis leidyi), uno ctenoforo originario dell’Atlantico occidentale che negli ultimi anni ha colonizzato diverse aree del Mediterraneo e che ora mostra segnali di espansione anche negli ambienti lagunari veneti.
La presenza della specie è stata analizzata in uno studio condotto da ricercatori dell’ Università di Padova e dell’ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) , pubblicato sulla rivista Estuarine, Coastal and Shelf Science. La ricerca rappresenta la prima indagine integrata – basata su osservazioni sul campo e sperimentazioni in laboratorio – dedicata alla definizione della nicchia ecologica di Mnemiopsis leidyi nella Laguna di Venezia.

Secondo i risultati, la specie possiede una notevole capacità di adattamento alle condizioni ambientali lagunari. Gli esperimenti indicano che può sopravvivere in un ampio intervallo di temperature tra 10 e 32 °C e salinità comprese tra 10 e 34, fattori che ne facilitano l’insediamento in ecosistemi dinamici come le lagune costiere.
Il monitoraggio condotto per due anni ha evidenziato anche una chiara stagionalità delle popolazioni, con fasi di forte proliferazione tra la tarda primavera e l’inizio dell’autunno. In queste condizioni la “noce di mare” può formare vere e proprie fioriture di massa, fenomeni che in altri ecosistemi marini hanno provocato effetti significativi sulle catene trofiche.
Il problema principale è legato alla dieta dell’organismo. Mnemiopsis leidyi si nutre di zooplancton, uova e larve di pesce, riducendo le risorse alimentari disponibili per molte specie ittiche e alterando l’equilibrio degli ecosistemi marini. Non a caso è inserita tra le 100 specie invasive più dannose a livello globale.

Nella Laguna di Venezia l’impatto potenziale riguarda sia la biodiversità sia le attività economiche legate alla pesca. Ambienti semi-chiusi e ricchi di nutrienti come le lagune rappresentano infatti habitat particolarmente favorevoli alla proliferazione di specie opportuniste e invasive.
Il cambiamento climatico potrebbe inoltre amplificare il fenomeno. L’aumento della temperatura delle acque e le variazioni di salinità favoriscono infatti la diffusione di organismi alieni nel Mediterraneo, creando condizioni ideali per la loro espansione.
Per i ricercatori, comprendere la dinamica di specie invasive come la “noce di mare” è fondamentale per sviluppare strategie di monitoraggio e gestione degli ecosistemi costieri. La Laguna di Venezia, con la sua complessa rete di habitat e la forte pressione antropica, rappresenta un laboratorio naturale dove osservare come cambiamenti climatici, specie aliene e attività umane possano interagire nel ridefinire gli equilibri ecologici del Mediterraneo.



