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Clima e fondali: il Mediterraneo cambia, specie a rischio

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  • Di Redazione BoLab

Uno studio rivela come il cambiamento climatico stia alterando la biodiversità bentonica del Mediterraneo

Il cambiamento climatico sta modificando profondamente gli ecosistemi dei fondali del Mediterraneo, con effetti potenzialmente critici per centinaia di specie marine. Un nuovo studio scientifico evidenzia come l’aumento delle temperature e le modifiche delle condizioni oceanografiche stiano ridefinendo distribuzione, diversità e composizione delle comunità bentoniche, cioè gli organismi che vivono a stretto contatto con il fondale marino.

Le specie bentoniche svolgono un ruolo fondamentale nel funzionamento degli ecosistemi marini: contribuiscono al ciclo dei nutrienti, offrono habitat per numerosi organismi e sostengono l’intera catena alimentare marina. Tuttavia, secondo i ricercatori, il riscaldamento delle acque e i cambiamenti nelle correnti stanno già causando spostamenti geografici verso nord, migrazioni verso profondità maggiori e frammentazione degli habitat, con effetti diretti sulla biodiversità dei fondali mediterranei.

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L’analisi, condotta da un team internazionale guidato dall’ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e pubblicata sulla rivista scientifica  Global Change Biology , mostra che molte specie potrebbero perdere parte significativa del proprio habitat entro la fine del secolo.

Tra gli organismi più vulnerabili figurano gorgonie e coralli mediterranei, come la Paramuricea clavata, una specie simbolo dei cosiddetti “boschi sommersi” del Mediterraneo, ecosistemi che ospitano una straordinaria biodiversità ma che sono particolarmente sensibili al riscaldamento delle acque.

Gli effetti del cambiamento climatico non si limitano alla perdita di singole specie. Secondo gli autori dello studio, la trasformazione delle comunità bentoniche potrebbe alterare interi equilibri ecologici, influenzando la produttività marina, la resilienza degli ecosistemi e la capacità del Mediterraneo di assorbire gli impatti ambientali.

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Per questo i ricercatori sottolineano l’importanza di rafforzare le strategie di gestione del mare e delle aree marine protette, integrando nei modelli di pianificazione anche le proiezioni climatiche. Monitoraggio scientifico, protezione degli habitat e riduzione delle pressioni antropiche potrebbero infatti diventare strumenti decisivi per preservare uno dei mari più ricchi di biodiversità del pianeta.

In un contesto di riscaldamento globale sempre più evidente, il Mediterraneo si conferma così un laboratorio naturale dei cambiamenti climatici, dove le trasformazioni degli ecosistemi marini stanno già anticipando scenari che potrebbero interessare molti altri oceani del mondo nei prossimi decenni.