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Toscana sopra un “oceano” di magma: energia senza limiti

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Scoperti enormi serbatoi magmatici in Toscana: nuove prospettive per geotermia, energia rinnovabile e materie prime

Nel sottosuolo della Toscana si nasconde un potenziale energetico di portata straordinaria. Una recente ricerca internazionale ha individuato enormi serbatoi di magma tra le aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata, aprendo nuove prospettive per la produzione di energia rinnovabile e l’approvvigionamento di risorse strategiche.

Lo studio, guidato dall’ Università di Ginevra e realizzato con il contributo del  Cnr-Igg e dell’ INGV, ha identificato volumi di magma profondi tra gli 8 e i 15 chilometri, estesi per migliaia di chilometri cubi. Dimensioni che, secondo i ricercatori, risultano paragonabili a quelle dei grandi sistemi magmatici associati ai cosiddetti supervulcani.

La scoperta è stata possibile grazie a tecniche avanzate di imaging geofisico, in particolare la tomografia del rumore sismico, che consente di mappare le strutture profonde senza impatti ambientali. Questo approccio ha permesso di individuare zone caratterizzate da rocce parzialmente fuse e ricche di fluidi magmatici, fondamentali per comprendere il funzionamento dei sistemi geotermici.

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Dal punto di vista energetico, il risultato rafforza il ruolo della Toscana come uno dei principali hub europei per la geotermia ad alta entalpia. Il calore proveniente da questi serbatoi profondi alimenta già da oltre un secolo gli impianti geotermici della regione, ma la nuova evidenza scientifica suggerisce una maggiore longevità e capacità del sistema.

Le implicazioni vanno però oltre la produzione di energia. I fluidi magmatici possono infatti essere ricchi di metalli critici e terre rare, elementi fondamentali per tecnologie come batterie, elettronica e transizione energetica. Questo apre scenari interessanti per l’estrazione sostenibile di risorse direttamente dai sistemi geotermici, integrando produzione energetica e recupero di materiali.

Nonostante la portata della scoperta, gli esperti sottolineano che non esiste un rischio vulcanico imminente: i serbatoi individuati rappresentano sistemi profondi e stabili, che rilasciano calore in modo graduale. La loro presenza è piuttosto un’opportunità per sviluppare tecnologie più avanzate di sfruttamento geotermico, incluse quelle basate su fluidi supercritici, capaci di aumentare significativamente l’efficienza degli impianti.

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In questo contesto, la Toscana potrebbe diventare un laboratorio strategico per la transizione energetica europea. Già oggi la regione produce una quota rilevante della propria energia da fonte geotermica, con prospettive di crescita sostenute anche da investimenti industriali e innovazione tecnologica.

La scoperta dei serbatoi magmatici profondi rappresenta quindi un tassello chiave nella comprensione dei sistemi geotermici e nella valorizzazione del sottosuolo come risorsa. In un contesto globale di crescente domanda energetica e necessità di decarbonizzazione, il “calore nascosto” della Toscana potrebbe contribuire in modo significativo allo sviluppo di fonti rinnovabili stabili, continue e a basse emissioni.