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- Di Nunzio Manfredi
Come l’economia circolare sta rivoluzionando la gestione dei rifiuti da costruzione in Italia, tra tecnologie, normativa e nuovi mercati per materiali riciclati.
La gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione (CDW) è al centro della trasformazione sostenibile del settore edile in Italia e in Europa. Con oltre 80 milioni di tonnellate di materiali generati ogni anno, rappresenta una delle principali sfide ambientali e industriali: tradizionalmente questi rifiuti finivano in discarica o venivano trattati con tecnologie energetiche, mentre oggi la crescente spinta verso l’economia circolare ha aperto nuove possibilità di recupero e riuso.

Riciclo oltre gli obiettivi, ma restano criticità
Secondo i dati più recenti, il settore dei rifiuti da costruzione e demolizione ha raggiunto un tasso di riciclo pari all’81%, superando l’obiettivo europeo del 70%, ma emergono ancora criticità legate all’effettivo impiego dei materiali riciclati nelle opere e alla creazione di mercati di sbocco nei cantieri e nelle infrastrutture.
La transizione verso modelli circolari richiede non solo tecnologie innovative di trattamento, ma anche normative coerenti, incentivi per gli operatori e sistemi digitali di tracciabilità per garantire che gli scarti edili ritornino come risorsa produttiva all’interno della filiera.

Materiali edili e voluminosi: la sfida dei rifiuti da costruzione
Il settore delle costruzioni è uno dei maggiori produttori di rifiuti speciali in Europa: circa il 50?% dei rifiuti speciali italiani proviene da attività edilizie e demolizioni. Questi materiali – che includono calcestruzzo, mattoni, metalli, legno, vetro e plastiche – non solo rappresentano una massa significativa da gestire, ma se non trattati correttamente possono generare impatti ambientali importanti, tra cui consumo di suolo, emissioni di CO2 e sfruttamento delle risorse naturali.
Attualmente in Italia si è raggiunto un tasso di riciclo dell’81% dei CDW, ben oltre il target europeo del 70% fissato per il 2020. Tuttavia, il dato di riciclo va interpretato con attenzione: nonostante l’alta percentuale di raccolta e trattamento, una parte significativa dei materiali riciclati non trova immediatamente impiego produttivo, spesso accumulandosi nei piazzali degli impianti o restando inutilizzata.
Occorre inoltre ricordare che il solo valore percentuale di riciclo non traduce automaticamente benefici ambientali ed economici completi: è fondamentale che i materiali trattati mantengano qualità tecnica certificata e siano effettivamente reintegrati nei processi costruttivi.
Demolizione selettiva e tecnologie di recupero
Il concetto di economia circolare nel settore edile passa innanzitutto dalla demolizione selettiva, una tecnica che prevede la separazione dei materiali direttamente in cantiere per massimizzarne il riuso e il riciclo.
Le tecnologie di recupero includono impianti di frantumazione e separazione avanzata che consentono di ottenere materiali di qualità, come aggregati riciclati, inerti per sottofondazioni, asfalti rigenerati e nuovi conglomerati. Il riciclo del calcestruzzo rappresenta una delle applicazioni più mature, trasformando blocchi di conglomerato in nuovi aggregati con proprietà meccaniche compatibili con impieghi strutturali.
La demolizione selettiva richiede pianificazione pre-demolizione, formazione di personale specializzato e protocolli di cantiere orientati alla massimizzazione del recupero. La qualità dei materiali risultanti dipende sia dalla separazione iniziale che dai processi di trattamento, sottolineando l’importanza di standard tecnici chiari e controlli di qualità lungo tutta la filiera.



Aggregati riciclati per infrastrutture stradali di qualità
Una delle esperienze più significative in Italia nell’impiego di aggregati riciclati da rifiuti da costruzione e demolizione (CDW) riguarda il lavoro di ricerca e applicazione di Marco Casale , Claudio Oggeri , Piercarlo Rossi e Giovanna Antonella Dino , che hanno collaborato con tre impianti di trattamento CDW operativi in Lombardia e Piemonte. L’obiettivo era dimostrare come i materiali riciclati possano raggiungere standard tecnici comparabili agli aggregati naturali e essere impiegati in rilevati, sottofondi e opere infrastrutturali a elevata responsabilità.
Il progetto ha incluso la raccolta e analisi di oltre 10 campioni rappresentativi di aggregati riciclati, prodotti da processi di frantumazione e selezione avanzata. Sono stati valutati parametri fondamentali come distribuzione granulometrica, forma dei granuli, resistenza all’abrasione, plasticità e stabilità volumetrica.
L’analisi ha evidenziato come la qualità dei materiali dipenda strettamente sia dalla composizione iniziale dei rifiuti sia dalle tecniche di trattamento adottate, sottolineando la necessità di una demolizione selettiva in cantiere per isolare correttamente le frazioni recuperabili.
Un aspetto innovativo del progetto è stata l’adozione di una strategia di “blending controllato”, in cui frazioni di aggregati con caratteristiche complementari vengono miscelate secondo proporzioni calibrate per ottenere un prodotto finale uniforme e conforme alle normative tecniche italiane (UNI 11531-1, Circolare n.5205).
Questo approccio ha permesso di ottenere materiali utilizzabili non solo per applicazioni di base come riempimenti, ma anche in strati di sottofondo stradale e rilevati con prestazioni meccaniche comparabili agli aggregati naturali.

Il progetto non si è limitato alla fase laboratoristica: i materiali riciclati sono stati applicati in cantieri reali per la costruzione di tratti stradali locali e opere di consolidamento del terreno, consentendo di raccogliere dati sul comportamento in condizioni operative reali.
I test sul campo hanno confermato che, se correttamente trattati, gli aggregati riciclati possono garantire durabilità, stabilità e sicurezza, con un significativo risparmio di risorse naturali e riduzione delle emissioni di CO2 legate alla produzione e al trasporto di materiali vergini.
Oltre agli aspetti tecnici, il progetto ha evidenziato l’importanza del coordinamento tra ingegneri, operatori degli impianti e cantieri, che ha permesso di ottimizzare l’intera filiera dalla demolizione al riuso.
La combinazione di rigorosi controlli di qualità, innovazione tecnologica e formazione del personale ha reso questa esperienza un esempio concreto di come l’economia circolare possa essere applicata in modo efficace nel settore delle infrastrutture, trasformando gli scarti edili in una risorsa strategica per l’industria e l’ambiente.




CDW Circle: obiettivo riciclo 100%
Un’altra esperienza reale di grande impatto è il progetto “ CDW Circle — Value-added recycled materials from construction and demolition waste”, iniziativa di economia circolare cofinanziata dal programma LIFE della Commissione Europea e attiva con un impianto pilota nel sito del Gruppo Gatti S.p.A. a Lograto (Brescia).
Il progetto, con l’obiettivo di riciclare totalmente i rifiuti da costruzione e demolizione trattati, è un esempio avanzato di tecnologia e governance per trasformare i CDW in materie prime secondarie a valore aggiunto per il settore delle costruzioni.
Il cuore dell’iniziativa è una tecnologia di selezione ottica e meccanica avanzata fornita da partner come Binder+Co, che consente la separazione precisa delle frazioni inerti (aggregati di calcestruzzo, mattoni, piastrelle), superando una delle principali barriere tecniche del riciclo: l’omogeneità e qualità delle frazioni riciclate. L’impianto pilota è progettato per trattare fino a 90.000 tonnellate all’anno di CDW, con una capacità incrementabile fino a circa 50?ton/h in fase di convalida su scala industriale.
Una delle metriche più significative del progetto è che attualmente solo circa il 7% dei CDW riciclati in Italia viene riutilizzato per produrre nuovo calcestruzzo strutturale o non strutturale, secondo dati ANPAR Italia: CDW Circle punta a superare questa soglia sviluppando materiali tecnici con qualità certificata e prestazioni confrontabili con materiali tradizionali.
Il partenariato coinvolge imprese ed enti pubblici e privati: Regione Lombardia, Università degli Studi di Brescia, Pavoni S.p.A., Cavart S.p.A. e altri, che insieme lavorano alla caratterizzazione tecnica e ambientale dei materiali riciclati, alla definizione di nuove miscele di calcestruzzo con aggregati riciclati e all’individuazione di linee guida per la marcatura CE dei prodotti ottenuti. Inoltre, il progetto include attività di diffusione tecnica per incentivare l’adozione di pratiche circolari nella filiera delle costruzioni italiane.

Trasformazione dei rifiuti inerti in arredi urbani di design
Un altro esempio virtuoso è rappresentato dalla startup romana Ricoeso , che ha sviluppato un modello di valorizzazione dei materiali inerti derivanti da CDW per la produzione di arredi urbani. Grazie a questa iniziativa, mattoni, calcestruzzo e aggregati inerti diventano panchine, lampioni, portabici e pavimentazioni, destinati a spazi pubblici e collettivi.

Il successo del progetto deriva dall’integrazione tra design e filiera del riciclo: fin dalla frantumazione e selezione dei materiali, i processi mirano a garantire durabilità, sicurezza e qualità estetica, trasformando gli scarti in prodotti di valore e dimostrando che i materiali riciclati possono trovare applicazione anche in settori creativi e urbani.

Normative, strategie e coordinamento europeo
La transizione verso una gestione circolare dei rifiuti da costruzione è sostenuta da un quadro normativo in evoluzione sia a livello europeo sia nazionale. Progetti europei come Horizon Europe favoriscono la sostituzione dei materiali ad alta intensità di carbonio con materiali riciclati e la progettazione di edifici smontabili e riciclabili.
In Italia, la legge quadro sull’economia circolare integra questi principi nei piani regionali e nei regolamenti edilizi, ma resta la necessità di armonizzare le regole nazionali con quelle europee e di garantire la tracciabilità dei materiali lungo tutta la filiera.
In questo senso, la digitalizzazione della filiera dei rifiuti edili consente di collegare tutti gli attori della filiera, dai fornitori ai cantieri, fino ai riciclatori, monitorando quantità, tipologia e destinazione dei materiali. L’integrazione di strumenti come BIM e intelligenza artificiale permette di prevedere i volumi di rifiuto e ottimizzare la progettazione circolare, riducendo impatto ambientale e costi operativi.

Attenzione però: il consolidamento dell’economia circolare richiede mercati di sbocco stabili per i materiali riciclati. L’adozione di criteri di acquisto pubblico verde (GPP) e incentivi per le imprese può stimolare la domanda, rendendo gli aggregati riciclati competitivi rispetto alle risorse vergini e chiudendo il ciclo virtuoso dell’economia circolare nel settore edile.









