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- Di Redazione BoLab
Ricostruita una tempesta geomagnetica del 1200 grazie a cronache storiche e anelli degli alberi: nuove implicazioni per lo spazio
Una violenta tempesta geomagnetica avvenuta oltre otto secoli fa è stata ricostruita grazie a un approccio innovativo che unisce fonti storiche e analisi scientifiche avanzate. Lo studio, guidato dall’ Istituto di Scienza e Tecnologia di Okinawa , ha combinato le descrizioni contenute in un diario medievale giapponese con i dati ricavati dagli anelli di accrescimento di antichi alberi, offrendo una nuova chiave di lettura del cosiddetto “meteo spaziale”.
L’evento, collocato tra l’inverno del 1200 e la primavera del 1201, è stato identificato grazie alle osservazioni del poeta giapponese Fujiwara no Teika, che descrisse nel suo diario la comparsa di “luci rosse” nel cielo, probabilmente un’aurora boreale visibile a latitudini insolitamente basse. Questo indizio storico ha permesso ai ricercatori di restringere il periodo di analisi e individuare tracce fisiche dell’evento nei campioni biologici.

Il collegamento con i dati naturali è stato possibile attraverso lo studio del carbonio-14 presente negli anelli degli alberi. Durante le tempeste solari, infatti, particelle ad alta energia emesse dal Sole interagiscono con l’atmosfera terrestre, generando isotopi radioattivi che vengono successivamente incorporati nella materia organica. L’aumento anomalo di carbonio-14 registrato nei campioni ha fornito una prova indiretta ma robusta dell’intensa attività solare in quel periodo.
Dal punto di vista scientifico, la ricerca rappresenta un passo avanti nella comprensione dei fenomeni di space weather, un ambito sempre più rilevante per le tecnologie moderne. Eventi analoghi, se si verificassero oggi, potrebbero avere impatti significativi su satelliti, reti elettriche e sistemi di comunicazione.
Le tempeste geomagnetiche sono infatti generate da brillamenti solari ed espulsioni di massa coronale (CME), che rilasciano enormi quantità di particelle cariche nello spazio. Sebbene il campo magnetico terrestre protegga la superficie del pianeta, nelle regioni polari alcune particelle riescono a penetrare, dando origine alle aurore e a reazioni chimiche nell’atmosfera.

La possibilità di ricostruire eventi estremi del passato consente di migliorare i modelli previsionali e di comprendere la frequenza e l’intensità di questi fenomeni nel lungo periodo. Questo è particolarmente importante in vista delle future missioni spaziali, incluse quelle verso la Luna e Marte, dove l’esposizione alle radiazioni rappresenta uno dei principali rischi per gli astronauti.
L’approccio interdisciplinare adottato – che integra storia, geochimica e fisica solare – apre nuove prospettive per lo studio del clima spaziale. Le fonti storiche, spesso considerate marginali nella ricerca scientifica, si rivelano strumenti preziosi per individuare eventi estremi e guidare le analisi sperimentali.
La ricostruzione di eventi come quello del 1200 dimostra che il passato può offrire informazioni cruciali per affrontare le sfide del futuro, contribuendo allo sviluppo di sistemi più resilienti e a una migliore gestione dei rischi legati al meteo spaziale.



