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Energia green sì, ma basta per tutti? Il nodo della sicurezza UE

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L’Europa accelera su rinnovabili, reti e storage: sicurezza energetica sempre più legata a flessibilità e infrastrutture intelligenti

La transizione energetica europea sta entrando in una fase in cui la crescita delle fonti rinnovabili non può più essere valutata solo in termini di riduzione delle emissioni, ma anche di sicurezza degli approvvigionamenti.

Il sistema energetico dell’Unione Europea resta infatti fortemente dipendente dalle importazioni di combustibili fossili, che nel 2025 hanno rappresentato ancora una quota rilevante del mix complessivo, con una spesa stimata di centinaia di miliardi di euro.

In questo contesto, la trasformazione della rete elettrica diventa un elemento centrale: secondo la Corte dei conti europea, la rete deve garantire simultaneamente decarbonizzazione, stabilità del sistema e accessibilità dei prezzi, integrando una produzione sempre più variabile da fonti come eolico e fotovoltaico.

Parallelamente, la Commissione europea ha avviato un processo di modernizzazione infrastrutturale per rafforzare l’interconnessione tra Stati membri e ridurre le vulnerabilità energetiche strutturali . Il risultato è un cambio di paradigma: la sicurezza energetica non dipende più solo dalla disponibilità di combustibili, ma dalla capacità del sistema di gestire flussi elettrici complessi, accumulo e domanda flessibile.

Sicurezza energetica: dal combustibile alla rete intelligente

Il concetto di sicurezza energetica sta evolvendo rapidamente. Tradizionalmente legato alla disponibilità di petrolio, gas e carbone, oggi si basa sempre più sulla resilienza del sistema elettrico e sulla capacità di garantire approvvigionamenti continui a prezzi sostenibili.

Le analisi europee evidenziano come la dipendenza da fornitori esterni resti significativa, nonostante la diversificazione delle importazioni e la riduzione del peso di alcuni flussi storici. Tuttavia, la vulnerabilità si sta spostando: non più solo geopolitica delle forniture, ma congestione delle reti, capacità di trasmissione e gestione della domanda.

Il nuovo approccio europeo, incluso nel pacchetto REPowerEU, punta su tre pilastri: riduzione dei consumi, aumento delle rinnovabili e diversificazione degli approvvigionamenti. In questo scenario, la sicurezza non è più un tema di approvvigionamento, ma di architettura del sistema energetico.

Reti elettriche: l’infrastruttura critica della transizione

La rete elettrica europea è oggi una delle infrastrutture più estese e complesse al mondo, con oltre 11 milioni di km di linee. Il suo ruolo è diventato centrale nella transizione, perché deve gestire una produzione sempre più decentralizzata e intermittente.

Secondo la Corte dei conti europea, entro il 2030 circa il 70% della produzione rinnovabile sarà connessa a livello di distribuzione, cambiando radicalmente la gestione dei flussi energetici. Questo implica una trasformazione delle reti da sistemi unidirezionali a infrastrutture bidirezionali e digitalizzate, capaci di integrare milioni di piccoli produttori e consumatori attivi.

Il problema principale non è più solo produrre energia, ma trasportarla e bilanciarla in tempo reale. Le congestioni di rete stanno già causando ritardi negli allacciamenti di nuovi impianti rinnovabili in diversi Paesi europei.

Uno dei fattori chiave per garantire la sicurezza del sistema elettrico è lo sviluppo dello stoccaggio energetico. Le tecnologie di accumulo, in particolare batterie e sistemi idroelettrici di pompaggio, sono fondamentali per compensare la variabilità di eolico e solare.

Studi di sistema indicano che una combinazione di batterie a breve durata e accumuli idroelettrici può ridurre significativamente le perdite di energia rinnovabile e migliorare la stabilità del sistema elettrico.

In Europa, lo sviluppo dello storage sta accelerando: l’Italia ha avviato sistemi di approvvigionamento su scala utility per batterie di grande capacità, considerati un passaggio strategico per l’integrazione delle rinnovabili nel mix energetico nazionale.

Lo storage non è quindi solo una tecnologia di supporto, ma un elemento strutturale del nuovo sistema energetico europeo.

Rinnovabili e casi reali: il modello italiano ed europeo

Il ruolo delle rinnovabili nella sicurezza energetica è già evidente in diversi casi europei. In Italia, nel 2025, le fonti rinnovabili hanno raggiunto circa il 50% della produzione elettrica nazionale, diventando la principale componente del mix energetico.

Un esempio concreto della nuova infrastruttura energetica italiana è il sistema di accumulo “Torre di Pierri” in Puglia, uno dei primi impianti utility-scale operativi nel Paese. Con una capacità di circa 9,3 MWh, il sistema è progettato per fornire servizi di stabilizzazione della rete e gestione dei picchi di domanda, segnando il passaggio dello storage da tecnologia accessoria a componente strutturale del sistema elettrico nazionale.

A livello europeo, eolico e solare hanno superato complessivamente il contributo dei combustibili fossili nella generazione elettrica, segnando una svolta strutturale nella produzione energetica. Questo risultato è stato possibile grazie alla forte riduzione dei costi delle tecnologie rinnovabili negli ultimi anni, che ha reso competitiva la produzione rispetto alle fonti tradizionali .

L’impianto di Torre di Pierri, situato ad Avetrana (photo credits: pv-magazine)

Espansione internazionale delle rinnovabili: il contributo dei grandi player

A livello pratico alcuni dei grandi operatori energetici europei come Enel Green Power, hanno ampliato la capacità installata in eolico, solare e idroelettrico su scala internazionale, contribuendo alla diffusione di modelli di generazione distribuita e multi-tecnologica.

Data center e nuova domanda elettrica: una pressione crescente

Un elemento emergente nella sicurezza energetica è la crescita della domanda legata ai data center e all’intelligenza artificiale. Le previsioni indicano un aumento significativo del fabbisogno elettrico europeo nei prossimi anni, trainato dall’espansione dei servizi digitali e cloud.

In alcuni scenari, i data center potrebbero rappresentare una quota rilevante della crescita della domanda elettrica entro il 2030, con impatti diretti sulla capacità delle reti e sulla pianificazione energetica .

Questo fenomeno introduce una nuova variabile: la sicurezza energetica non dipende solo dalla produzione, ma anche dalla gestione della domanda in settori ad alta intensità computazionale.

Per garantire stabilità, l’UE sta puntando su una maggiore interconnessione tra sistemi nazionali. Il principio è quello di un mercato unico dell’energia più flessibile, in cui i flussi elettrici possano compensare squilibri regionali. 

L’integrazione delle reti permette di ridurre i costi complessivi del sistema e aumentare la resilienza, soprattutto in caso di picchi di domanda o riduzione improvvisa della produzione rinnovabile. Tuttavia, questa trasformazione richiede investimenti massicci in infrastrutture e digitalizzazione delle reti.

Un sistema sempre più complesso e interdipendente

La sicurezza energetica europea sta passando da un modello basato sulla disponibilità di combustibili fossili a un sistema fondato su reti intelligenti, accumulo e flessibilità della domanda. Le rinnovabili sono ormai centrali nel mix energetico, ma la loro integrazione richiede una trasformazione profonda delle infrastrutture e dei mercati.

Il futuro della sicurezza energetica non dipenderà quindi solo dalla quantità di energia prodotta, ma dalla capacità del sistema di gestire complessità crescenti: produzione distribuita, domanda variabile e interconnessioni transfrontaliere. In questo scenario, la transizione energetica diventa anche una transizione infrastrutturale e sistemica.

Aurelio Coppi

Esperto di architettura e urbanistica, saltuariamente scrivo anche di architettura e cantiere