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- Di Redazione BoLab
Studio CNR: il fotovoltaico può ridurre le isole di calore fino a 10°C, ma solo se posizionato su superfici urbane adeguate
Secondo una ricerca condotta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, i pannelli solari fotovoltaici possono diventare un alleato significativo nella riduzione del caldo urbano, contribuendo ad attenuare l’effetto delle isole di calore nelle città.
Tuttavia, lo studio evidenzia che l’impatto non è uniforme e dipende in modo decisivo dalla tipologia di superficie su cui i moduli vengono installati. Il lavoro, basato su misurazioni ad alta risoluzione termica e telerilevamento aereo, mostra che una pianificazione errata può addirittura produrre effetti opposti rispetto a quelli attesi.
Le analisi si sono concentrate su contesti urbani e periurbani della Toscana, dove i ricercatori hanno utilizzato sensori in grado di misurare l’albedo delle superfici e il bilancio radiativo, cioè la quantità di energia solare assorbita e riflessa dal suolo.

Questi dati hanno permesso di distinguere le aree che contribuiscono al riscaldamento urbano da quelle che, al contrario, favoriscono un raffreddamento naturale. In questo quadro, i pannelli fotovoltaici si comportano come una variabile attiva del bilancio energetico urbano: non solo producono energia rinnovabile, ma modificano anche la dinamica termica delle superfici su cui sono installati.
Il dato più rilevante riguarda le differenze di effetto termico in base al contesto. Quando i pannelli vengono posizionati su superfici artificiali scure, come parcheggi asfaltati o tetti metallici, possono ridurre la temperatura superficiale fino a 5–10 °C nelle giornate estive, contribuendo a mitigare l’accumulo di calore tipico delle aree densamente urbanizzate.
Al contrario, se installati su superfici naturali come vegetazione o specchi d’acqua, già caratterizzate da processi di raffreddamento come l’evapotraspirazione, i pannelli possono alterare l’equilibrio termico e provocare un aumento della temperatura locale fino a circa 17 °C.
Secondo i ricercatori del CNR, la chiave non è quindi la diffusione indiscriminata del fotovoltaico urbano, ma la sua integrazione strategica nella pianificazione urbana. Le superfici a basso albedo, come asfalto e coperture bituminose, risultano le più adatte per massimizzare il beneficio climatico locale, mentre le aree verdi e gli ecosistemi naturali dovrebbero essere preservati per evitare effetti di surriscaldamento.

Lo studio si inserisce in un contesto più ampio di ricerca sull’interazione tra infrastrutture energetiche e clima urbano. Il fotovoltaico è infatti considerato una tecnologia chiave nella transizione energetica europea, con una crescita costante della capacità installata, ma il suo impatto locale non è neutro. Le superfici urbane, già soggette a forte accumulo termico, possono amplificare o mitigare il fenomeno delle isole di calore a seconda delle scelte progettuali.
Dal punto di vista tecnico, il fenomeno è legato alla modifica del bilancio radiativo superficiale: i pannelli alterano la riflessione della radiazione solare e la distribuzione del calore, influenzando la temperatura dell’aria nei primi strati atmosferici urbani. Questo rende il fotovoltaico non solo una tecnologia energetica, ma anche uno strumento di progettazione microclimatica.
Le conclusioni dello studio indicano quindi un principio chiave per la pianificazione urbana futura: la transizione energetica e la resilienza climatica devono procedere insieme. L’installazione diffusa dei pannelli solari può contribuire sia alla riduzione delle emissioni globali sia al miglioramento del microclima locale, ma solo se guidata da criteri scientifici e da una lettura accurata delle caratteristiche delle superfici urbane.



