- INFO POINT
- Di Silvano Lova
Un’analisi tecnica e valore di mercato dei fondi ambientali e delle strategie legate alla transizione energetica nel 2025–2026
Il 2025 si è chiuso con numeri record per gli investimenti nelle tecnologie pulite, con flussi globali in progetti di energia rinnovabile stimati a 386 mld $ nella prima metà dell’anno, +10% rispetto al periodo precedente, alimentati da eolico offshore e solare distribuito, mentre gli impianti utility-scale mostrano segnali di rallentamento.
Nonostante questa espansione, i fondi finanziari con mandato ambientale — in particolare quelli classificati dal regolamento europeo SFDR come Article 9 “dark green” — registrano una contrazione nei lanci e nei flussi. Secondo Morningstar, il numero di nuovi fondi Article 9 nel 2025 in Europa si è quasi dimezzato rispetto al 2024, con netti deflussi per oltre €7,1 mld nel solo terzo trimestre.
Il contesto riflette un mercato maturo ma con forti tensioni di performance, regolamentazione e distinzione tra reale impatto green e semplice “etichetta ESG”, evidenziando la differenza tra la finanza della transizione energetica reale e le dinamiche di raccolta fondi.


I Fondi Tematici Rinnovabili: Performance e Struttura
Un caso emblematico di fondo tematico concentrato sulle rinnovabili è il BlackRock Sustainable Energy Fund, classificato SFDR Article 9 e con oltre 4,5 mld $ di asset in gestione.
- Strategia: esposizione globale in aziende attive nelle tecnologie pulite, incluse utility rinnovabili (es. NextEra Energy, EDP Renováveis) e tecnologie correlate (come batterie e componenti di rete).
- Asset & rischio: circa 44 società in portafoglio con volatilità storica significativa e p/e relativamente elevati, tipico di fondi growth tematici.
- Rating Morningstar: Silver, riflettendo solide aspettative di lungo termine ma anche rischi legati alla natura settoriale.
Per gli investitori individuali, strumenti come questo offrono accesso diretto a un paniere di titoli orientati alla transizione energetica, con costi e rischi più alti rispetto ai fondi azionari globali generalisti, ma con un tracking molto più diretto dell’evoluzione delle energie pulite.


Fondi Istituzionali e Private Equity: Scaling Globale
All’inizio del 2026, Vision Ridge Partners ha raccolto circa 2,4 mld $ per il suo Sustainable Asset Fund IV, significativamente più del precedente, attirando fondi pensione pubblici statunitensi come investitori ancor principali.
Questo tipo di fondo non è un tipico ETF o fondo aperto: è un veicolo di private equity infrastrutturale, che investe in tecnologie avanzate — batterie, flotte EV, agricoltura sostenibile — e punta a creare valore non solo attraverso il rendimento dei progetti, ma anche attraverso la scalabilità e il consolidamento di piattaforme industriali della transizione energetica.
La geografia degli investimenti energetici evidenzia che la Cina guida con oltre 600 mld $ in energia pulita stimati nel 2025, seguita da Stati Uniti ed Europa, con quest’ultima stimata intorno ai 386 mld $ solo nel segmento pulito.
Questa concentrazione di capitali spiega perché i fondi infrastrutturali e di private equity mirano spesso a progetti utility-scale offshore e solari distribuiti nei mercati emergenti o altamente regolamentati.

Caso Italia: Opportunità e Vincoli Normativi
In Italia, il settore rinnovabili mette in evidenza una crescita degli investimenti fino al 2024, con oltre 80,1 mld € di investimenti e ~50,9 GW installati, ma le prospettive normative per il 2026 indicano una possibile frenata, legata a ritardi autorizzativi e incertezze regolamentari.
Nel 2025, alcuni trimestri hanno mostrato contrazioni significative del mercato italiano delle rinnovabili, con cali di installazioni del fotovoltaico e pressioni sulla bancabilità dei progetti FER (fonti energetiche rinnovabili).
Il contributo del PNRR e incentivi locali (es. sostegni al fotovoltaico con coperture a fondo perduto fino al 40%) rimane un driver per investimenti di scala più piccola, con ritorni interessanti per investitori privati e PMI. Parallelamente, grandi player come Enel continuano a investire miliardi in reti e rinnovabili integrate.
Questo doppio binario riflette una dinamica di mercato in cui progetti di piccola scala e comunità energetiche locali convivono con strategie infrastrutturali di lungo periodo.


La Paradossale Crisi degli ETF ESG
Nonostante la crescita complessiva della transizione energetica, i fondi ESG in senso puro stanno affrontando venti contrari. Le normative più severe sul greenwashing, unito a performance altalenanti di alcuni titoli rinnovabili, ha portato a:
- Riduzione delle nuove emissioni di fondi SFDR Article 9 europei.
- Ridenominazioni e allineamenti regolamentari più stringenti.
Questo fenomeno evidenzia che non è più sufficiente una dicitura “verde” per attrarre capitali: gli investitori istituzionali richiedono metriche di impatto verificabili e performance di lungo periodo.

Conclusioni: Tra Opportunità e Realismo
Il mercato dei fondi dedicati alla transizione energetica nel 2026 non è più nella fase pionieristica dell’“oro verde”. È entrato in una fase di maturità selettiva, dove capitali, regolazione e performance devono convergere. I numeri macro restano solidi: gli investimenti globali in clean energy continuano a crescere, sostenuti da elettrificazione, data center, mobilità elettrica e decarbonizzazione industriale. Tuttavia, la finanza sostenibile non è più un tema “di moda”, bensì un comparto sottoposto a scrutinio tecnico.
Per gli investitori istituzionali, la direzione è chiara: meno esposizione generica via fondi azionari tematici, più allocazione diretta o tramite private equity infrastrutturale. I grandi capitali cercano:
- progetti con contratti di lungo termine (PPA),
- asset regolati con flussi di cassa prevedibili,
- integrazione verticale tra produzione, storage e rete.

La logica è quella dell’infrastruttura core-plus: rendimento stabile, protezione dall’inflazione, duration lunga. In questo contesto, il vero discrimine non è “rinnovabile sì o no”, ma qualità del progetto, rischio autorizzativo e struttura finanziaria. Il capitale paziente sta sostituendo il capitale speculativo.
Per l’investitore individuale, il quadro è più complesso. Gli ETF e i fondi Article 9 offrono accesso immediato al settore, ma restano strumenti azionari settoriali, quindi:
- altamente volatili,
- sensibili ai tassi di interesse,
- esposti a ciclicità tecnologica e politica industriale.
Il biennio 2024–2025 ha dimostrato che i titoli green non sono immuni da drawdown importanti. L’aumento dei tassi ha penalizzato le utility rinnovabili indebitate; la compressione dei margini nel fotovoltaico ha messo sotto pressione i produttori di moduli; la competizione asiatica ha ridotto le aspettative di crescita di alcuni player occidentali. Questo significa che l’investimento tematico richiede orizzonte lungo e diversificazione ampia, non semplice adesione a un trend narrativo.


Un altro elemento centrale è la regolamentazione europea SFDR. La stretta contro il greenwashing ha ridotto il numero di fondi classificati Article 9 e aumentato la trasparenza richiesta ai gestori. Questo processo, se da un lato ha frenato la raccolta nel breve periodo, dall’altro sta costruendo un mercato più credibile. Nei prossimi anni, la differenza competitiva sarà data dalla capacità dei fondi di dimostrare:
- metriche di impatto misurabili (CO2 evitata, capacità installata, efficienza energetica),
- allineamento alla Tassonomia UE,
- reporting coerente e verificabile.
Guardando avanti, il vero punto di equilibrio sarà tra redditività finanziaria e sostenibilità industriale. La transizione energetica è strutturale e irreversibile, ma non lineare. Richiede capitali enormi, infrastrutture fisiche complesse e stabilità normativa. I fondi che sapranno combinare analisi tecnica, gestione del rischio regolatorio e selezione industriale rigorosa saranno quelli in grado di trasformare la narrativa verde in rendimento reale.
In sintesi:
- La transizione energetica resta uno dei megatrend più solidi del prossimo decennio.
- Il capitale istituzionale si sta spostando verso asset reali e private markets.
- Gli investitori retail devono approcciare il settore con disciplina, diversificazione e consapevolezza della volatilità.
- La regolazione europea sta ridefinendo il concetto stesso di “fondo sostenibile”.
Non è più il tempo dell’entusiasmo indiscriminato. È il tempo della competenza. La finanza verde non premia chi segue l’etichetta, ma chi comprende struttura dei flussi, leva finanziaria, quadro normativo e dinamiche industriali.
E proprio qui si giocherà la partita dei prossimi anni: nella capacità di distinguere tra marketing ESG e infrastruttura energetica reale.

