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- Di Redazione BoLab
A Santa Marta la conferenza internazionale accelera le roadmap per la transizione dai combustibili fossili con 50+ Paesi coinvolti
Dal 28 aprile al 2 maggio, a Santa Marta in Colombia, si è svolta la Conferenza internazionale sulla transizione dai combustibili fossili, uno dei più rilevanti momenti di confronto globale degli ultimi anni sulla decarbonizzazione del sistema energetico. L’incontro ha riunito oltre cinquanta Paesi, insieme a rappresentanti istituzionali, comunità scientifica e organizzazioni della società civile, con l’obiettivo di definire percorsi concreti per ridurre la dipendenza da carbone, petrolio e gas.
L’iniziativa, promossa da Colombia e Paesi Bassi, si colloca al di fuori del perimetro delle tradizionali COP ONU e punta a colmare un vuoto operativo: quello delle strategie di phase-out dei combustibili fossili. Il focus del vertice non è più sul principio dell’abbandono delle fonti fossili, ormai ampiamente condiviso a livello scientifico, ma sulle modalità concrete di attuazione della transizione energetica in tempi compatibili con gli obiettivi climatici.

Durante i lavori emerge una convergenza crescente sulla necessità di definire roadmap nazionali di uscita dai combustibili fossili, rafforzare la cooperazione internazionale e costruire strumenti finanziari capaci di sostenere i Paesi più esposti alla dipendenza energetica.
Uno dei temi centrali riguarda le asimmetrie economiche globali, in particolare il ruolo dei Paesi del Sud globale, chiamati a gestire contemporaneamente transizione energetica, sviluppo infrastrutturale e sostenibilità del debito. In questo contesto, il dibattito si è concentrato su nuovi meccanismi di finanziamento internazionale e sulla necessità di riformare gli strumenti di supporto esistenti.
Sul piano tecnico-istituzionale, la conferenza ha avviato la creazione di gruppi di lavoro tematici e di un panel scientifico incaricato di fornire basi analitiche alle decisioni politiche. L’obiettivo è trasformare gli impegni politici in strumenti operativi, superando la storica difficoltà delle negoziazioni climatiche multilaterali nel produrre risultati vincolanti e misurabili.

Il vertice ha inoltre evidenziato il ruolo crescente degli attori non statali — comunità scientifica, ONG e rappresentanze indigene — nella definizione delle traiettorie della transizione. Tra i temi emersi anche quello delle nuove tensioni legate ai minerali critici necessari per le tecnologie rinnovabili, elemento sempre più strategico nella geopolitica della decarbonizzazione.
Pur non avendo prodotto accordi vincolanti, la Conferenza di Santa Marta viene interpretata come un passaggio politico significativo verso la costruzione di una coalizione internazionale favorevole all’uscita progressiva dai combustibili fossili. Un ulteriore appuntamento è già stato ipotizzato nei prossimi anni in un Paese insulare del Pacifico, con l’obiettivo di consolidare il percorso avviato.



