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- Di Redazione BoLab
Uno studio europeo rivela come clima e azoto stiano trasformando la vegetazione del continente negli ultimi 60 anni
La vegetazione europea sta cambiando in modo profondo e sempre più rapido. Negli ultimi sessant’anni molte specie vegetali tipiche degli ecosistemi locali hanno progressivamente lasciato spazio a piante più competitive, favorite dall’aumento dei nutrienti disponibili, dal cambiamento climatico e dalla pressione antropica. È quanto emerge dallo studio ‘Sixty years of plant community change in Europe indicate a shift toward nutrient-richer and denser vegetation’, pubblicato sulla rivista Science e basato sull’analisi di decenni di monitoraggi botanici in tutto il continente.
La ricerca rappresenta una delle più ampie valutazioni mai realizzate sull’evoluzione delle comunità vegetali europee. Gli autori hanno confrontato dati floristici raccolti in migliaia di siti monitorati dagli anni Sessanta a oggi, rilevando una trasformazione strutturale degli ecosistemi terrestri europei.

Secondo lo studio, le comunità vegetali stanno diventando progressivamente più dense e dominate da specie che prosperano in ambienti ricchi di nutrienti, soprattutto azoto. Questo fenomeno è legato sia all’intensificazione agricola sia alla deposizione atmosferica di composti azotati derivanti da traffico, industria e fertilizzanti. L’effetto è una progressiva riduzione delle specie specializzate adattate a suoli poveri di nutrienti.
Parallelamente, il cambiamento climatico sta modificando la distribuzione geografica della flora europea. L’aumento delle temperature medie e l’alterazione dei regimi idrici favoriscono specie termofile e resistenti alla siccità, mentre molte piante legate ad ambienti freschi e umidi mostrano segnali di regressione. Le aree mediterranee e montane risultano particolarmente vulnerabili a queste dinamiche.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda la cosiddetta “omogeneizzazione biologica”. Ecosistemi diversi tendono progressivamente ad assomigliarsi, perdendo parte della propria specificità ecologica. In pratica, regioni con caratteristiche ambientali differenti iniziano a ospitare comunità vegetali sempre più simili, dominate da un numero ristretto di specie altamente competitive.

Gli autori sottolineano inoltre che la trasformazione della flora europea non rappresenta soltanto una questione botanica. Le piante costituiscono infatti la struttura portante degli ecosistemi terrestri e regolano processi fondamentali come il ciclo dell’acqua, la fertilità dei suoli, lo stoccaggio del carbonio e le interazioni con insetti impollinatori e fauna selvatica. Cambiare la composizione delle comunità vegetali significa quindi alterare il funzionamento stesso degli ecosistemi.
Secondo i ricercatori, i risultati evidenziano la necessità di rafforzare le strategie di conservazione e ripristino ecologico, soprattutto nelle aree più vulnerabili alla pressione climatica e all’eccesso di nutrienti. Lo studio conferma inoltre come il cambiamento ambientale in Europa non sia più soltanto un fenomeno climatico, ma una trasformazione sistemica che coinvolge direttamente biodiversità, uso del suolo e funzionamento degli habitat naturali.



