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Discariche in Italia: il problema rifiuti non è finito

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Tra emergenze storiche, nuove tecnologie e casi virtuosi: come stanno cambiando le discariche italiane

Nonostante la crescita della raccolta differenziata e dell’economia circolare, le discariche continuano a rappresentare uno degli elementi centrali del sistema italiano di gestione dei rifiuti. Secondo i dati più recenti dell’ ISPRA , milioni di tonnellate di rifiuti urbani e speciali vengono ancora smaltite ogni anno in impianti di discarica, con forti differenze territoriali tra Nord e Sud del Paese.

L’Italia ha progressivamente ridotto il conferimento dei rifiuti urbani in discarica rispetto ai primi anni Duemila, grazie all’aumento del riciclo e al potenziamento degli impianti di trattamento. Tuttavia, il ricorso alla discarica rimane elevato in alcune Regioni, dove la carenza infrastrutturale continua a generare emergenze periodiche, trasferimenti interregionali e dipendenza da impianti esterni.

Parallelamente, la normativa europea ha imposto standard sempre più stringenti per limitare l’impatto ambientale delle discariche, imponendo sistemi avanzati di impermeabilizzazione, controllo del biogas, trattamento del percolato e monitoraggio ambientale. Oggi gli impianti moderni sono profondamente diversi rispetto alle vecchie discariche degli anni Ottanta e Novanta: le tecnologie disponibili consentono infatti di ridurre significativamente emissioni, contaminazioni del suolo e dispersione di inquinanti.

Innovazione e criticità nella gestione dei rifiuti

Accanto alle criticità storiche, stanno emergendo nuovi modelli di gestione che trasformano le discariche da semplice luogo di smaltimento a infrastrutture integrate nella filiera dell’economia circolare, attraverso recupero energetico, produzione di biometano e sistemi digitali di monitoraggio ambientale. Tuttavia, il quadro nazionale resta estremamente disomogeneo e continua a riflettere differenze territoriali profonde nella gestione dei rifiuti.

Quante discariche ci sono oggi in Italia

Secondo il più recente Rapporto Rifiuti Urbani dell’ISPRA, la discarica continua a rappresentare una componente significativa del sistema italiano di gestione dei rifiuti, nonostante la progressiva crescita della raccolta differenziata e del recupero di materia.

I dati mostrano che negli ultimi vent’anni il numero complessivo delle discariche operative per rifiuti urbani si è ridotto in modo consistente. All’inizio degli anni Duemila gli impianti attivi erano diverse centinaia; oggi il numero è sceso grazie alla chiusura delle strutture non conformi alla normativa europea e alla concentrazione dei conferimenti in siti più grandi e tecnologicamente avanzati.

Secondo ISPRA, nel 2023 risultavano operativi poco più di un centinaio di impianti per rifiuti urbani distribuiti sul territorio nazionale, con una forte concentrazione nelle regioni del Centro-Sud. La distribuzione geografica evidenzia infatti profonde differenze territoriali: il Nord Italia dispone generalmente di un sistema integrato fondato su raccolta differenziata, trattamento meccanico-biologico e recupero energetico, mentre in diverse aree meridionali la discarica continua a rappresentare la destinazione prevalente dei rifiuti residui.

Il dato più significativo riguarda le quantità conferite. Secondo il rapporto, ogni anno finiscono in discarica diversi milioni di tonnellate di rifiuti urbani. La quota nazionale di smaltimento in discarica si è progressivamente ridotta rispetto ai livelli superiori al 40% registrati nei primi anni Duemila, ma permane ancora sopra gli obiettivi europei in molte Regioni italiane.

Le differenze regionali risultano particolarmente marcate. Regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna presentano percentuali molto basse di conferimento grazie alla presenza di impianti di recupero energetico e filiere avanzate di riciclo. In questi territori la discarica rappresenta prevalentemente la destinazione finale di scarti non ulteriormente valorizzabili.

Situazione diversa in alcune regioni del Mezzogiorno. In Sicilia, ad esempio, una quota molto elevata dei rifiuti urbani continua a essere smaltita in discarica a causa della limitata disponibilità di impianti alternativi. Anche Calabria e Molise mostrano percentuali superiori alla media nazionale. Questo squilibrio infrastrutturale genera costi elevati di trasporto e situazioni emergenziali ricorrenti.

Il Rapporto ISPRA evidenzia inoltre come il sistema italiano non riguardi soltanto i rifiuti urbani. Le discariche per rifiuti speciali — provenienti da attività industriali, edilizie, manifatturiere e produttive — rappresentano infatti una quota molto rilevante del totale nazionale. Ogni anno vengono gestite decine di milioni di tonnellate di rifiuti speciali, una parte dei quali destinata ancora allo smaltimento finale.

Un altro elemento centrale riguarda la classificazione degli impianti. Le discariche italiane vengono suddivise in tre categorie principali: per rifiuti inerti, per rifiuti non pericolosi e per rifiuti pericolosi. Queste ultime sono soggette a standard particolarmente severi per prevenire dispersioni di sostanze tossiche e contaminazioni delle matrici ambientali.

ISPRA sottolinea inoltre il progressivo aumento delle attività di monitoraggio ambientale sugli impianti attivi e post-operativi. Le discariche moderne devono infatti essere controllate anche dopo la chiusura, spesso per decenni, attraverso verifiche su qualità delle acque sotterranee, emissioni di biogas, stabilità dei versanti e produzione di percolato.

Particolarmente rilevante è anche il tema delle discariche esaurite o storicamente non conformi. Negli ultimi anni numerosi siti sono stati oggetto di bonifica o messa in sicurezza nell’ambito delle procedure europee di infrazione ambientale. Nonostante i progressi, persistono ancora aree contaminate che richiedono interventi complessi e monitoraggi di lungo periodo.

Il quadro delineato dal Rapporto ISPRA mostra quindi un sistema in trasformazione: da un lato la progressiva riduzione del ricorso alla discarica grazie all’economia circolare, dall’altro la permanenza di forti criticità territoriali e infrastrutturali. La discarica continua infatti a rappresentare un indicatore diretto delle differenze esistenti tra i sistemi regionali di gestione dei rifiuti italiani.

Le emergenze italiane: Sicilia, Roma e Terra dei Fuochi

Nonostante l’evoluzione normativa e tecnologica, l’Italia continua a convivere con emergenze strutturali nella gestione delle discariche. Uno dei casi più emblematici è quello della Sicilia, dove la carenza cronica di impianti di trattamento ha mantenuto elevata la dipendenza dalle discariche private.

Anche Roma ha affrontato negli ultimi anni forti criticità dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, per lungo tempo uno dei più grandi siti europei. La capitale ha dovuto ricorrere a trasferimenti di rifiuti verso altre Regioni e all’estero, evidenziando la fragilità del sistema impiantistico.

Un capitolo a parte riguarda la cosiddetta Terra dei Fuochi, tra Campania e provincia di Napoli, dove per anni lo smaltimento illegale di rifiuti industriali ha generato contaminazioni diffuse del suolo e delle falde. Le attività di monitoraggio e bonifica proseguono tuttora sotto il coordinamento delle autorità ambientali e giudiziarie.

Questi casi dimostrano come il problema delle discariche non dipenda solo dalla tecnologia disponibile, ma anche dalla governance, dalla pianificazione territoriale e dal controllo del ciclo dei rifiuti.

Bonifiche e legalità: il ruolo di Carabinieri e Commissario

La gestione delle discariche illegali e dei siti contaminati in Italia non riguarda soltanto la dimensione ambientale, ma anche quella giudiziaria e di sicurezza territoriale. Negli ultimi anni il contrasto agli smaltimenti abusivi e la messa in sicurezza delle aree contaminate sono stati affidati a una collaborazione sempre più strutturata tra il Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica, le agenzie ambientali regionali e il Commissario Unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati.

L’istituzione del Commissario Unico nasce dalla necessità di accelerare la bonifica dei siti oggetto di procedure di infrazione europee. Per anni, infatti, l’Italia è stata sottoposta a pesanti sanzioni economiche da parte dell’Unione Europea per la presenza di discariche abusive o non conformi alla normativa comunitaria. Il lavoro della struttura commissariale ha consentito progressivamente di ridurre il numero dei siti contestati da Bruxelles attraverso interventi di messa in sicurezza, caratterizzazione ambientale e bonifica.

Uno dei casi simbolo riguarda la regione Campania, dove numerosi siti storicamente utilizzati per lo smaltimento illecito di rifiuti sono stati sottoposti a interventi di controllo e recupero ambientale. In diverse aree della cosiddetta Terra dei Fuochi, i Carabinieri Forestali e il Nucleo Operativo Ecologico (NOE) hanno effettuato sequestri, monitoraggi e attività investigative legate a traffico illecito di rifiuti industriali e interramenti abusivi.

Tra gli interventi seguiti dalla struttura commissariale figura anche la bonifica della discarica di Bellolampo a Palermo per alcune porzioni oggetto di criticità ambientali, così come operazioni di messa in sicurezza in Calabria, Lazio e Puglia. In numerosi casi le attività hanno riguardato discariche comunali dismesse prive di adeguati sistemi di impermeabilizzazione e controllo del percolato.

Secondo i dati ufficiali della struttura commissariale, negli ultimi anni decine di siti sono stati espunti dalle procedure europee grazie al completamento degli interventi richiesti. Questo ha consentito all’Italia di ridurre progressivamente le sanzioni economiche legate alle infrazioni ambientali.

Il ruolo dei Carabinieri ambientali non si limita però alle attività repressive. Le unità specializzate operano anche nel monitoraggio preventivo del territorio attraverso controlli su trasporto dei rifiuti, impianti di smaltimento e traffici transfrontalieri. Le attività investigative hanno più volte portato alla scoperta di reti illegali legate allo smaltimento di rifiuti industriali, fanghi e materiali pericolosi.

Negli ultimi anni sono inoltre aumentate le attività di controllo tramite tecnologie avanzate: droni, telerilevamento satellitare, GIS e analisi geospaziali vengono utilizzati per individuare discariche abusive e alterazioni del territorio difficilmente rilevabili con sistemi tradizionali.

Il lavoro congiunto tra forze dell’ordine, enti ambientali e struttura commissariale rappresenta oggi uno degli strumenti principali per affrontare una delle criticità storiche italiane: la presenza di siti contaminati derivanti da decenni di gestione irregolare o insufficiente del ciclo dei rifiuti. In questo contesto, le bonifiche non costituiscono soltanto un’operazione tecnica, ma anche un processo di recupero della legalità ambientale e della sicurezza sanitaria dei territori.

I modelli virtuosi: discariche integrate ed economia circolare

Accanto alle criticità esistono però esperienze virtuose che mostrano un’evoluzione del modello di gestione. In regioni come Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia le discariche rappresentano sempre più l’ultima fase residuale di un sistema integrato basato su prevenzione, riciclo e recupero energetico.

In questi contesti il conferimento in discarica riguarda principalmente materiali non ulteriormente recuperabili, riducendo drasticamente i quantitativi smaltiti rispetto al passato. Gli impianti vengono inoltre progettati con criteri di recupero ambientale post-operativo, prevedendo rinaturalizzazione e monitoraggio di lungo periodo. 

Alcuni siti chiusi sono stati convertiti in aree verdi o impianti fotovoltaici. Un esempio è rappresentato da progetti di recupero ambientale realizzati in Lombardia e Veneto, dove ex discariche sono state integrate in sistemi di produzione energetica da fonti rinnovabili.

Parallelamente cresce l’interesse per il cosiddetto “landfill mining”, ovvero il recupero di materiali e risorse dalle vecchie discariche. Sebbene ancora poco diffusa in Italia, questa pratica è già oggetto di sperimentazioni in diversi Paesi europei.

Il futuro delle discariche tra riduzione e innovazione

L’obiettivo europeo di ridurre drasticamente il conferimento in discarica entro i prossimi anni sta trasformando il ruolo di questi impianti nel sistema dei rifiuti. Le politiche comunitarie puntano infatti ad aumentare riciclo, riuso e recupero energetico, relegando la discarica a soluzione residuale.

In questo scenario, le discariche del futuro saranno probabilmente meno numerose, ma più tecnologiche, integrate con sistemi digitali di controllo ambientale e con filiere di recupero energetico avanzato. La sfida principale riguarda però la capacità di uniformare gli standard territoriali italiani, superando le profonde differenze tra regioni.

Le tecnologie oggi disponibili consentono di minimizzare gran parte degli impatti ambientali storicamente associati alle discariche, ma la sostenibilità del sistema dipende soprattutto dalla capacità di ridurre a monte la produzione di rifiuti e aumentare il recupero di materia.

In Italia il percorso resta complesso: accanto a modelli avanzati convivono ancora emergenze strutturali e siti problematici. La gestione delle discariche continua quindi a rappresentare uno degli indicatori più evidenti delle trasformazioni, e delle fragilità, del sistema nazionale dei rifiuti.

Aurelio Coppi

Esperto di architettura e urbanistica, saltuariamente scrivo anche di architettura e cantiere