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C’è un tesoro nascosto che può salvare le batterie europee

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  • Di Redazione BoLab

Geotermia e batterie si incontrano: il recupero del litio dalle acque profonde accelera la corsa europea alle materie prime

L’Europa guarda sempre più al sottosuolo per ridurre la dipendenza estera dalle materie prime strategiche. Tra le tecnologie emergenti più osservate c’è l’estrazione di litio dalle acque geotermiche profonde, un processo che potrebbe trasformare gli impianti geotermici in doppie infrastrutture energetiche: produzione di elettricità e recupero di minerali critici per batterie e accumuli elettrici.

Il tema è tornato al centro del dibattito industriale dato che diversi progetti europei stiano accelerando sul recupero del litio dalle salamoie geotermiche. La tecnologia si basa sull’estrazione del minerale dalle acque ad alta temperatura presenti nel sottosuolo, già utilizzate per produrre energia geotermica.

Il vantaggio principale riguarda l’impatto ambientale potenzialmente inferiore rispetto alle miniere tradizionali. I sistemi di “Direct Lithium Extraction” (DLE) consentono infatti di separare il litio direttamente dai fluidi geotermici attraverso materiali adsorbenti, membrane o processi chimici selettivi, riducendo consumo di suolo, scavi e utilizzo di grandi bacini evaporativi.

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Uno dei casi più avanzati in Europa è quello della valle del Reno superiore, tra Germania e Francia, dove diverse aziende stanno sviluppando impianti geotermici con recupero integrato di litio. La società  Vulcan Energy Resources sta lavorando al progetto “Zero Carbon Lithium”, che punta a produrre litio utilizzando energia geotermica rinnovabile e processi a basse emissioni. L’obiettivo è creare una filiera europea per batterie elettriche riducendo la dipendenza da Australia, Cile e Cina.

Anche l’Italia osserva con attenzione il settore. La Toscana, storica area geotermica europea grazie ai campi di Larderello e Monte Amiata gestiti da  Enel Green Power , possiede risorse geotermiche profonde considerate interessanti anche dal punto di vista minerario. Studi condotti negli ultimi anni da enti di ricerca italiani hanno evidenziato la presenza di concentrazioni di litio in alcuni fluidi geotermici, anche se il potenziale industriale deve ancora essere valutato su larga scala.

La questione è strategica per la transizione energetica europea. Secondo la Commissione UE, la domanda di litio potrebbe crescere di oltre dieci volte entro il 2030 a causa della diffusione di batterie per auto elettriche e sistemi di accumulo. Proprio per questo Bruxelles ha approvato il Critical Raw Materials Act, il regolamento che punta a rafforzare l’autonomia europea sulle materie prime critiche.

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Restano però diversi interrogativi tecnici ed economici. Le tecnologie DLE sono ancora in fase di sviluppo industriale e richiedono elevata efficienza energetica e sostenibilità economica per competere con l’estrazione convenzionale. Anche gli aspetti ambientali devono essere monitorati attentamente, soprattutto in relazione alla gestione delle salamoie e alla reiniezione dei fluidi nel sottosuolo.

Nonostante le sfide, il connubio tra geotermia e recupero di litio viene oggi considerato uno dei filoni più promettenti della transizione energetica europea. Una tecnologia che potrebbe trasformare alcune aree geotermiche del continente in nuovi hub strategici per energia e materie prime critiche.