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La transizione green costa meno di quanto pensiamo

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  • Di Redazione BoLab

Uno studio RSE analizza emissioni e costi ambientali del mix elettrico italiano fino al 2040: il peso resta sui fossili

La transizione energetica italiana potrebbe ridurre in modo significativo non solo le emissioni climalteranti, ma anche i costi ambientali nascosti legati alla produzione di elettricità. È questo il quadro che emerge dal nuovo studio di  RSE – Ricerca sul Sistema Energetico dedicato all’analisi LCA (Life Cycle Assessment) del sistema elettrico italiano e dei possibili scenari evolutivi al 2030 e al 2040.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Renewable Energy, utilizza un approccio integrato che combina valutazione del ciclo di vita ed esternalità ambientali associate alla generazione elettrica. In pratica, non vengono considerate soltanto le emissioni dirette prodotte dagli impianti energetici, ma anche tutti gli impatti ambientali lungo la filiera: estrazione delle materie prime, costruzione delle infrastrutture, trasporto dei combustibili, produzione tecnologica e gestione finale dei sistemi energetici.

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Lo studio prende come riferimento il mix elettrico italiano del 2022 e due scenari futuri coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione europei e con il PNIEC aggiornato. I risultati mostrano che i gas serra rappresentano oltre il 90% delle esternalità ambientali complessive associate al kWh italiano. Secondo RSE, la progressiva diffusione delle fonti rinnovabili e la riduzione dell’utilizzo dei combustibili fossili permetterebbero però un netto calo degli impatti ambientali entro il 2040.

L’analisi evidenzia anche un aspetto meno noto della transizione energetica: il trasferimento geografico degli impatti ambientali. Con la crescita delle tecnologie rinnovabili, parte delle esternalità si sposta infatti dai Paesi esportatori di combustibili fossili verso le aree produttive delle componenti industriali necessarie per pannelli fotovoltaici, batterie e sistemi di accumulo. In particolare, lo studio cita il ruolo crescente della Cina nelle catene globali delle tecnologie energetiche.

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Il Life Cycle Assessment viene oggi considerato uno degli strumenti più avanzati per valutare la reale sostenibilità delle tecnologie energetiche. L’approccio consente infatti di evitare analisi limitate alle sole emissioni dirette e di individuare i cosiddetti “trade-off” ambientali della decarbonizzazione. Diverse ricerche recenti mostrano, ad esempio, che la diffusione di fotovoltaico, batterie e mobilità elettrica riduce fortemente le emissioni climalteranti, ma aumenta la domanda di risorse minerarie critiche come litio, rame, nichel e terre rare.

Secondo gli scenari energetici elaborati da RSE e da altri centri di ricerca italiani, l’elettrificazione crescente dei consumi sarà uno dei pilastri della decarbonizzazione nazionale. Gli studi legati agli obiettivi europei “Fit for 55” indicano infatti un forte aumento dei consumi elettrici nei trasporti, nel settore civile e nei sistemi industriali entro il 2030.

La ricerca sottolinea però che la sostenibilità della transizione dipenderà anche dalla capacità di sviluppare economia circolare, recupero di materiali strategici e filiere produttive meno dipendenti dalle importazioni. Per questo motivo, il Life Cycle Assessment viene sempre più utilizzato non solo nella ricerca scientifica, ma anche nella pianificazione industriale e nelle politiche energetiche europee.