- INFO POINT
- Di Nunzio Manfredi
- Perché il suolo fertile sta scomparendo così rapid
- Agricoltura rigenerativa: ricostruire il suolo dal
- La Grande Muraglia Verde africana contro il Sahara
- Acqua, desalinizzazione e tecnologie contro la sic
- Riforestazione urbana e verde contro il degrado de
- Italia fragile: il Sud è sempre più vulnerabile
- Fermare la desertificazione è ancora possibile
Dalla riforestazione rigenerativa all’agricoltura sostenibile: i progetti che contrastano il degrado del territorio
Quando si parla di desertificazione, l’immaginario collettivo rimanda immediatamente alle grandi distese aride del Sahara o alle regioni semi-desertiche dell’Asia centrale. In realtà il fenomeno è molto più complesso e oggi interessa direttamente anche vaste aree europee e mediterranee, compresa l’Italia. Secondo la UNCCD – la Convenzione ONU per la lotta alla desertificazione – il degrado del suolo colpisce già oltre il 40% delle terre emerse del pianeta e minaccia direttamente la sicurezza alimentare, le risorse idriche e la stabilità economica di milioni di persone.
La desertificazione non significa necessariamente avanzata del deserto in senso geografico. Il termine descrive piuttosto la perdita progressiva della fertilità dei terreni dovuta a cambiamento climatico, siccità, erosione, deforestazione, urbanizzazione e sfruttamento agricolo intensivo. In molte aree mediterranee il problema si manifesta attraverso impoverimento organico dei suoli, salinizzazione, riduzione della biodiversità e crescente vulnerabilità agli eventi estremi.
Secondo ISPRA, oltre il 20% del territorio italiano è potenzialmente a rischio desertificazione, con criticità particolarmente elevate in Sicilia, Sardegna, Puglia, Basilicata e Calabria. Tuttavia il fenomeno sta interessando progressivamente anche aree del Centro e del Nord Italia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e della riduzione delle risorse idriche.
Negli ultimi anni, però, ricerca scientifica, innovazione agricola e ingegneria ambientale hanno iniziato a sviluppare strategie concrete per contrastare il degrado del suolo. Dalla riforestazione rigenerativa alle tecniche di agricoltura conservativa, fino ai grandi progetti internazionali di recupero ecosistemico, stanno emergendo modelli capaci non solo di rallentare la desertificazione, ma in alcuni casi persino di invertire il processo.



Perché il suolo fertile sta scomparendo così rapidamente
La desertificazione è il risultato dell’interazione tra pressione antropica e cambiamenti climatici. Secondo la FAO, ogni anno il pianeta perde miliardi di tonnellate di suolo fertile a causa dell’erosione, mentre circa il 33% dei terreni mondiali risulta già degradato.
Uno dei principali fattori è l’agricoltura intensiva. Monocolture, lavorazioni profonde del terreno, uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi riducono progressivamente la sostanza organica del suolo, alterando microbiologia, capacità di trattenere acqua e fertilità naturale. In molte aree agricole europee il terreno perde così resilienza nei confronti della siccità.
Anche il cambiamento climatico sta accelerando il processo. L’aumento delle temperature incrementa evaporazione e stress idrico, mentre gli eventi estremi – piogge violente alternate a lunghi periodi siccitosi – favoriscono erosione superficiale e perdita di nutrienti.
Nel Mediterraneo il problema è particolarmente grave. Secondo il programma europeo Copernicus, l’area mediterranea è uno degli hotspot climatici globali, con un aumento delle temperature superiore alla media mondiale.
La perdita di fertilità del suolo: cause e conseguenze
In Italia la situazione è aggravata dal consumo di suolo. I dati ISPRA mostrano che ogni anno migliaia di ettari vengono impermeabilizzati da urbanizzazione e infrastrutture, riducendo ulteriormente la capacità dei territori di trattenere acqua e contrastare siccità ed erosione. La perdita di fertilità del suolo ha conseguenze enormi: diminuzione della produttività agricola, maggiore vulnerabilità agli incendi, perdita di biodiversità, riduzione della capacità di assorbire carbonio atmosferico e aumento del rischio idrogeologico.

Agricoltura rigenerativa: ricostruire il suolo dall’interno
Tra le strategie più promettenti contro la desertificazione c’è l’agricoltura rigenerativa, un insieme di pratiche che puntano a ripristinare la salute biologica del terreno anziché sfruttarlo intensivamente.
Queste tecniche comprendono riduzione delle lavorazioni profonde, coperture vegetali permanenti, rotazioni colturali, agroforestazione e utilizzo di compost organico. L’obiettivo è aumentare la sostanza organica del suolo e migliorare la capacità di trattenere acqua.
Secondo numerosi studi scientifici pubblicati su riviste come Nature Sustainability e Science, i terreni gestiti con pratiche rigenerative mostrano maggiore resilienza alla siccità e minori fenomeni erosivi.


Un caso concreto arriva dalla Spagna meridionale, una delle aree europee più esposte alla desertificazione. In Andalusia diversi progetti agricoli stanno sperimentando sistemi agroforestali che integrano ulivi, vegetazione spontanea e colture di copertura per ridurre erosione e perdita di umidità.
Anche in Italia stanno crescendo esperienze simili. In Sicilia e Basilicata alcune aziende agricole stanno introducendo tecniche conservative nei vigneti e negli uliveti per contrastare degrado e desertificazione dei terreni mediterranei.
L’agricoltura rigenerativa viene oggi considerata strategica anche per la mitigazione climatica. Suoli più ricchi di sostanza organica riescono infatti a sequestrare maggiori quantità di carbonio atmosferico, trasformando l’agricoltura da fonte emissiva a possibile alleato climatico.

La Grande Muraglia Verde africana contro il Sahara
Uno dei più grandi progetti mondiali contro la desertificazione è la Great Green Wall Initiative, il gigantesco programma panafricano di riforestazione e rigenerazione ecologica lanciato dall’Unione Africana.
L’obiettivo iniziale era creare una fascia verde lunga circa 8 mila chilometri dal Senegal a Gibuti per rallentare l’espansione del Sahara. Con il tempo il progetto si è evoluto in una strategia più ampia di recupero territoriale, gestione sostenibile delle risorse idriche e sostegno economico alle comunità locali.
Secondo le Nazioni Unite, milioni di ettari degradati sono già stati recuperati in Paesi come Senegal, Etiopia e Niger attraverso riforestazione, agroforestazione e pratiche agricole sostenibili.
In Senegal, ad esempio, sono state recuperate vaste aree aride, utilizzando specie vegetali autoctone resistenti alla siccità. In Niger alcune comunità rurali hanno invece rigenerato spontaneamente milioni di alberi proteggendo la ricrescita naturale delle radici sotterranee esistenti.
La Grande Muraglia Verde rappresenta oggi uno dei più importanti laboratori mondiali di adattamento climatico, anche se il progetto incontra ancora difficoltà finanziarie, geopolitiche e organizzative.


Acqua, desalinizzazione e tecnologie contro la siccità
La gestione dell’acqua è uno degli elementi chiave nella lotta alla desertificazione. Sempre più Paesi stanno investendo in tecnologie avanzate per migliorare efficienza irrigua e disponibilità idrica.
Israele rappresenta uno dei casi più studiati al mondo. Attraverso sistemi di irrigazione a goccia, recupero delle acque reflue e desalinizzazione, il Paese è riuscito a sviluppare agricoltura intensiva anche in aree semi-aride.
Secondo la International Water Management Institute, l’irrigazione di precisione può ridurre drasticamente sprechi idrici rispetto ai sistemi tradizionali.

Anche in Italia cresce l’interesse verso sensoristica agricola, irrigazione smart e recupero delle acque reflue depurate. Diverse sperimentazioni sono attive in Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia per ottimizzare i consumi idrici agricoli.
La desalinizzazione resta però una tecnologia energeticamente complessa e non sempre sostenibile su larga scala, soprattutto nei territori con elevati costi energetici o ecosistemi marini vulnerabili.

Riforestazione urbana e verde contro il degrado del territorio
Anche le città possono contribuire alla lotta contro desertificazione e degrado del suolo. Alberature urbane, infrastrutture verdi e rinaturalizzazione migliorano microclima, infiltrazione dell’acqua e resilienza agli eventi estremi.
In Italia il progetto Forestami punta ad aumentare significativamente la copertura arborea dell’area metropolitana milanese entro il 2030. Obiettivi simili sono presenti anche in altre città europee.
Le foreste urbane riducono temperature superficiali, migliorano qualità dell’aria e limitano impermeabilizzazione dei suoli. Secondo diversi studi europei, il verde urbano può abbassare localmente le temperature di diversi gradi durante le ondate di calore.
Parallelamente cresce l’attenzione verso il recupero delle aree industriali degradate attraverso rinaturalizzazione e rigenerazione ecologica.

Italia fragile: il Sud è sempre più vulnerabile
L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti al rischio desertificazione. Secondo il Ministero dell’Ambiente e ISPRA, Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata e Puglia presentano le criticità più elevate a causa di siccità, erosione, incendi e degrado del suolo.
La Sicilia, in particolare, sta registrando una crescente pressione climatica con periodi siccitosi sempre più lunghi e riduzione delle risorse idriche disponibili.
Anche la Pianura Padana, pur non essendo tradizionalmente associata alla desertificazione, sta mostrando segnali di stress idrico legati a siccità prolungate e impoverimento dei suoli agricoli.
Secondo gli esperti, senza strategie integrate di adattamento climatico il degrado del territorio potrebbe avere impatti economici enormi su agricoltura, disponibilità idrica e sicurezza alimentare italiana.

Fermare la desertificazione è ancora possibile
La desertificazione non è un fenomeno inevitabile. I casi internazionali dimostrano che recuperare suoli degradati, migliorare la gestione dell’acqua e rigenerare ecosistemi è possibile, anche in contesti climatici estremamente difficili.
La sfida richiede però un approccio integrato che unisca agricoltura sostenibile, riforestazione, innovazione tecnologica e pianificazione territoriale.
Per l’Italia il problema è particolarmente urgente. Il Mediterraneo si sta riscaldando rapidamente e la pressione sulle risorse idriche continuerà ad aumentare nei prossimi decenni. Investire oggi nella rigenerazione dei suoli significa quindi non solo proteggere ambiente e biodiversità, ma anche difendere economia agricola, sicurezza alimentare e resilienza climatica del Paese.

