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- Di Redazione BoLab
Nuovi trattamenti naturali contro la Varroa destructor riducono interventi chimici e stress negli alveari
La sopravvivenza delle api passa sempre più dalla ricerca scientifica. Un nuovo studio italiano apre infatti la strada a sistemi di difesa più sostenibili contro la Varroa destructor, il principale parassita responsabile del collasso di milioni di alveari nel mondo. La ricerca, coordinata dall’ Università degli Studi di Padova ha sviluppato una nuova formulazione a base di oli essenziali capace di mantenere l’efficacia dei trattamenti naturali riducendo però il numero degli interventi necessari negli apiari.
La Varroa destructor è considerata una delle più gravi minacce per l’apicoltura mondiale. Questo acaro parassita attacca le api mellifere, indebolisce le colonie e favorisce la diffusione di virus che possono compromettere l’intero alveare fino alla sua distruzione. Negli ultimi decenni la varroa ha avuto un impatto enorme sulla biodiversità e sulla produttività agricola globale.

Tradizionalmente il controllo del parassita avviene attraverso acaricidi chimici di sintesi oppure tramite composti naturali utilizzati soprattutto nell’apicoltura biologica. Il problema degli oli essenziali — come timolo, mentolo, eucaliptolo e canfora — è però la loro elevata volatilità, che obbliga gli apicoltori a ripetere frequentemente i trattamenti.
Il gruppo di ricerca padovano ha cercato di superare questo limite utilizzando particolari polveri di silice già autorizzate in ambito farmaceutico. Il sistema permette di “intrappolare” gli oli essenziali e rilasciarli gradualmente nel tempo, aumentando la persistenza del trattamento senza incrementare l’impatto sugli alveari. Secondo i ricercatori, la durata dell’efficacia può arrivare fino a circa 25 giorni, contro i 7-10 giorni richiesti da molte formulazioni oggi utilizzate.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Drug Delivery Science and Technology, è stato sviluppato nell’ambito di un progetto finanziato dal programma europeo PON-EU REACT e dalla Regione Veneto. Le sperimentazioni sul campo sono state condotte per due anni insieme all’associazione APaPad degli apicoltori padovani.

Il tema è particolarmente rilevante perché la salute delle api è direttamente collegata alla sicurezza alimentare globale. Secondo la FAO, oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipende almeno in parte dall’impollinazione animale. Il declino degli impollinatori rappresenta quindi non solo un problema ecologico, ma anche economico e agricolo.
Negli ultimi anni la crisi degli alveari è stata aggravata anche dal cambiamento climatico, dalla perdita di habitat e dall’uso intensivo di pesticidi. Per questo motivo la ricerca sta lavorando sempre più su approcci integrati che combinino genetica, gestione sostenibile degli apiari e trattamenti a basso impatto ambientale.
La nuova tecnologia sviluppata a Padova non elimina la necessità di strategie integrate contro la varroa, ma rappresenta un passo importante verso un’apicoltura più sostenibile e meno dipendente dai trattamenti frequenti. Un risultato che potrebbe contribuire a migliorare la resilienza degli alveari in un contesto ambientale sempre più fragile.



