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- Di Redazione BoLab
Il clima favorisce le latifoglie e mette in crisi molte conifere: così cambieranno i boschi europei entro il 2100
Il cambiamento climatico potrebbe trasformare profondamente le foreste europee entro la fine del secolo. A rischio non c’è soltanto la biodiversità, ma anche la capacità degli ecosistemi forestali di assorbire CO2, regolare il clima e sostenere filiere economiche strategiche come quella del legno. A evidenziarlo è un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment.
La ricerca, che ha coinvolto oltre trenta studiosi europei tra cui ricercatori del CNR-Isafom, mostra come l’aumento delle temperature e degli stress idrici stia modificando gli equilibri competitivi tra le principali specie arboree continentali. Secondo le simulazioni, fino al 25% delle foreste europee potrebbe cambiare specie dominante entro il 2100.
Le specie più penalizzate risultano essere molte conifere sempreverdi oggi dominanti in vaste aree europee, tra cui abete rosso, abete bianco e pino silvestre. Questi alberi, adattati a climi più freddi e umidi, stanno mostrando crescente vulnerabilità nelle regioni soggette a ondate di calore e siccità sempre più frequenti. Al contrario, alcune latifoglie decidue — come faggio e farnia — sembrano possedere maggiore capacità di adattamento ai nuovi scenari climatici.

Per elaborare le proiezioni, il team ha utilizzato tecniche avanzate di deep learning addestrate su milioni di simulazioni ecologiche sviluppate da diversi modelli forestali europei. L’intelligenza artificiale è stata quindi impiegata per prevedere come evolverà la competitività delle principali specie forestali in differenti scenari climatici futuri.
Gli impatti potrebbero essere particolarmente rilevanti nelle aree di transizione ecologica, come regioni alpine, Scandinavia meridionale e bacino mediterraneo. Proprio il Mediterraneo viene considerato dagli scienziati uno degli hotspot climatici globali più vulnerabili al riscaldamento. Secondo il programma Copernicus, le temperature nell’area mediterranea stanno aumentando più rapidamente rispetto alla media globale, con effetti diretti sulla disponibilità idrica e sulla resilienza degli ecosistemi forestali.
Le conseguenze non riguardano soltanto il paesaggio naturale. Le foreste europee rappresentano infatti un enorme serbatoio di carbonio e svolgono un ruolo fondamentale nella mitigazione climatica. Le conifere, in particolare, coprono oltre metà delle superfici forestali europee e alimentano filiere economiche strategiche per edilizia, carta e biomateriali.

Negli ultimi anni diversi studi hanno inoltre evidenziato che la composizione forestale influenza direttamente anche il microclima locale. Alcune ricerche suggeriscono che le foreste di latifoglie possano offrire migliori effetti di raffreddamento estivo rispetto alle conifere in determinate regioni europee, grazie a differenti caratteristiche di riflettività e traspirazione vegetale.
Secondo gli studiosi, il cambiamento delle foreste europee non sarà però uniforme. In alcune aree le conifere potrebbero mantenere competitività, mentre in altre sarà necessario ripensare completamente gestione forestale, riforestazione e strategie di adattamento climatico.
Il futuro delle foreste europee dipenderà quindi non solo dall’evoluzione del clima, ma anche dalle decisioni che verranno prese oggi sulla gestione degli ecosistemi. Per gli esperti, aumentare biodiversità forestale e resilienza ecologica sarà essenziale per evitare che il riscaldamento globale trasformi radicalmente uno dei più importanti patrimoni naturali del continente.



