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- Di Redazione BoLab
Cresce la sfiducia verso le aziende “finte green”: aumentano boicottaggi e nuove regole UE contro i claim ingannevoli
La sostenibilità non basta più a convincere i consumatori europei. Sempre più persone chiedono infatti prove concrete, dati verificabili e trasparenza reale sulle strategie ambientali delle aziende. Quando queste condizioni vengono meno, il rischio reputazionale diventa enorme. È il fenomeno del greenwashing, cioè l’utilizzo di messaggi ambientali fuorvianti o poco dimostrabili, che oggi sta diventando uno dei principali problemi per il marketing e la comunicazione aziendale.
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo un’indagine secondo cui una quota crescente di consumatori europei sarebbe pronta a boicottare aziende percepite come poco trasparenti sulle proprie performance ambientali. Una dinamica che conferma quanto la sostenibilità sia ormai diventata un elemento strutturale delle decisioni di acquisto.
Anche diverse ricerche internazionali mostrano la stessa tendenza. Secondo un report di Hartman Group, oltre metà dei consumatori intervistati ha smesso di acquistare almeno un marchio a causa di dichiarazioni ambientali considerate ingannevoli.

Il problema riguarda soprattutto l’utilizzo di claim generici come “green”, “eco-friendly”, “carbon neutral” o “sostenibile” senza dati verificabili a supporto. In molti casi le aziende enfatizzano singoli aspetti ambientali positivi trascurando invece l’impatto complessivo dei prodotti lungo il loro ciclo di vita.
Per contrastare il fenomeno, l’Unione Europea ha approvato nuove norme sempre più stringenti. La Direttiva UE 2024/825 — recepita anche in Italia attraverso il D.Lgs. 30/2026 — introduce regole molto più severe sulle comunicazioni ambientali rivolte ai consumatori.
Le nuove disposizioni vietano l’utilizzo di asserzioni ambientali vaghe o non dimostrabili e limitano fortemente le dichiarazioni basate esclusivamente sulla compensazione delle emissioni di CO2. Anche etichette e certificazioni ambientali dovranno essere supportate da sistemi di verifica indipendenti.

Secondo diversi esperti di sostenibilità aziendale, il greenwashing rappresenta oggi non solo un rischio etico, ma anche un problema economico. La perdita di fiducia dei consumatori può infatti avere effetti diretti su reputazione, vendite e valore del marchio, soprattutto in un contesto in cui social media e attivismo digitale amplificano rapidamente accuse e controversie ambientali.
La crescente attenzione dei consumatori sta inoltre modificando profondamente le strategie ESG delle imprese. Sempre più aziende stanno investendo in tracciabilità delle filiere, certificazioni indipendenti, analisi LCA (Life Cycle Assessment) e rendicontazione ambientale verificabile.
Secondo gli osservatori europei, il futuro della comunicazione green sarà sempre meno basato sugli slogan e sempre più sui dati. La sostenibilità, infatti, non viene più percepita come semplice leva di marketing, ma come un elemento concreto di credibilità industriale e trasparenza aziendale. In questo scenario, il rischio per le imprese non è soltanto essere accusate di greenwashing, ma perdere definitivamente la fiducia di consumatori sempre più informati e selettivi.



