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- Di Redazione BoLab
Uno studio internazionale rivela il ruolo delle aree umide urbane nella diffusione globale dei geni resistenti
Le zone umide urbane potrebbero trasformarsi in uno dei principali serbatoi ambientali della resistenza agli antibiotici. È quanto emerge dallo studio internazionale “Urban wetlands as hotspots of antibiotic resistomes and their potential viral transmission”, che ha analizzato il ruolo degli ecosistemi acquatici urbani nella diffusione dei geni di antibiotico-resistenza attraverso batteri e virus ambientali.
La ricerca, pubblicata su Nature Communications, evidenzia come lagune urbane, aree paludose artificiali, canali e aree umide costruite per il trattamento delle acque reflue possano favorire l’accumulo e la circolazione di resistomi, cioè l’insieme dei geni che conferiscono ai microrganismi la capacità di sopravvivere agli antibiotici.
Secondo gli autori, le zone umide urbane rappresentano ambienti particolarmente favorevoli allo scambio genetico tra batteri a causa della forte pressione antropica, della presenza di nutrienti, residui farmaceutici e microorganismi provenienti dagli scarichi civili e industriali. A rendere il fenomeno ancora più complesso sarebbe il possibile ruolo dei virus batteriofagi, capaci di trasferire geni di resistenza tra diverse popolazioni batteriche attraverso processi di trasduzione genetica.

L’antibiotico-resistenza viene considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una delle principali minacce sanitarie globali. Secondo l’OMS, la diffusione di batteri resistenti agli antibiotici causa già oggi milioni di infezioni difficili da trattare e potrebbe diventare una delle prime cause di mortalità globale nelle prossime decadi.
Negli ultimi anni l’attenzione scientifica si è concentrata soprattutto sugli ospedali e sugli allevamenti intensivi come principali fonti di diffusione della resistenza antimicrobica. Tuttavia cresce il numero di studi che identificano l’ambiente come elemento chiave nella propagazione dei geni resistenti. Fiumi, sedimenti, impianti di depurazione e acque reflue rappresentano infatti ecosistemi in cui batteri, residui farmaceutici e materiale genetico possono entrare in contatto e favorire nuove forme di adattamento microbico.

Le aree umide urbane occupano una posizione particolare all’interno di questo scenario. Molte città utilizzano infatti sistemi di fitodepurazione e zone umide artificiali per migliorare la qualità delle acque, ridurre nutrienti e mitigare l’inquinamento urbano. Questi ecosistemi vengono considerati strumenti importanti per l’adattamento climatico e la gestione sostenibile delle acque.
Lo studio sottolinea però che, in alcune condizioni, tali ambienti potrebbero anche diventare punti critici per la concentrazione e la diffusione dei geni di antibiotico-resistenza. I ricercatori hanno identificato elevate concentrazioni di ARGs (Antibiotic Resistance Genes) in diverse aree umide urbane analizzate, insieme alla presenza di elementi genetici mobili capaci di trasferire rapidamente la resistenza tra microorganismi differenti.
Anche il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) ha recentemente evidenziato il legame crescente tra inquinamento ambientale e resistenza antimicrobica. Residui di antibiotici presenti nelle acque reflue urbane, negli scarichi industriali e nei sistemi agricoli possono infatti creare pressioni selettive che favoriscono l’evoluzione di batteri resistenti.

Secondo gli esperti, il problema richiede un approccio integrato “One Health”, che consideri insieme salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi. La gestione delle acque reflue, il monitoraggio ambientale e il controllo dell’inquinamento farmaceutico stanno diventando elementi sempre più centrali nelle strategie internazionali contro l’antibiotico-resistenza.
Le aree umide urbane continueranno probabilmente a svolgere un ruolo importante nella resilienza climatica delle città, nella riduzione del rischio idraulico e nella depurazione naturale delle acque. Tuttavia lo studio mostra come questi ecosistemi possano nascondere anche dinamiche microbiologiche complesse e ancora poco comprese.



