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- Di Redazione BoLab
Suolo fertile, acqua e cibo a rischio: la crisi delle terre degradate riguarda anche l’Italia
Il 17 giugno si celebra la Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità, l’appuntamento promosso dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione su uno dei fenomeni ambientali più sottovalutati, ma potenzialmente più devastanti del XXI secolo. La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale ONU nel 1994, anno della firma della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UNCCD), e rappresenta oggi uno dei principali momenti di sensibilizzazione sui temi della degradazione del suolo, della perdita di fertilità e della scarsità idrica.
L’edizione 2026 pone al centro il tema delle terre aride e dei pascoli naturali con lo slogan “Rangelands: Recognize. Respect. Restore”, evidenziando il ruolo cruciale che questi ecosistemi svolgono per la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità e la resilienza climatica. La celebrazione internazionale si terrà in Kenya, uno dei Paesi maggiormente esposti agli effetti della siccità e del degrado del territorio.

La desertificazione viene spesso associata all’avanzata dei deserti, ma il fenomeno è molto più complesso. Secondo l’UNCCD riguarda il progressivo deterioramento della qualità biologica e produttiva dei terreni causato da cambiamenti climatici, sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, pratiche agricole non sostenibili, deforestazione e gestione inefficiente delle acque. Si tratta di un processo che riduce la capacità dei suoli di trattenere acqua, immagazzinare carbonio e sostenere la produzione agricola.
Le dimensioni del problema sono imponenti. Le Nazioni Unite stimano che desertificazione, degrado del suolo e siccità generino costi economici globali pari a circa 878 miliardi di dollari all’anno. Inoltre, quasi 170 Paesi risultano interessati da fenomeni di degrado delle terre o scarsità idrica crescente, rendendo la questione una vera emergenza globale.

Anche l’Europa non è immune. L’area mediterranea viene considerata uno degli hotspot climatici mondiali e il sud del continente è particolarmente vulnerabile agli effetti combinati di aumento delle temperature, riduzione delle precipitazioni e consumo di suolo. In questo contesto l’Italia rappresenta uno dei Paesi europei maggiormente esposti al rischio di desertificazione, soprattutto nelle regioni meridionali e insulari.
Secondo i dati elaborati da ISPRA e dal Ministero dell’Ambiente negli ultimi anni, vaste porzioni di Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata e Puglia presentano condizioni di vulnerabilità elevate. La crescente frequenza delle siccità, aggravata dai cambiamenti climatici, sta mettendo sotto pressione agricoltura, ecosistemi e disponibilità di risorse idriche.

La Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità non rappresenta tuttavia soltanto un momento di denuncia. L’UNCCD sottolinea come il ripristino dei terreni degradati possa generare benefici ambientali, economici e sociali significativi. Tra gli obiettivi internazionali figura il recupero di 1,5 miliardi di ettari di terre degradate entro il 2030, attraverso interventi di riforestazione, agricoltura rigenerativa, gestione sostenibile delle risorse idriche e tutela degli ecosistemi naturali.
La sfida riguarda direttamente il futuro delle produzioni agricole, della sicurezza alimentare e della capacità dei territori di adattarsi ai cambiamenti climatici. Per questo motivo la desertificazione viene oggi considerata non soltanto un problema ambientale, ma una questione economica, sociale e strategica che coinvolge governi, imprese e cittadini. In un mondo sempre più esposto agli effetti del riscaldamento globale, proteggere il suolo significa proteggere una delle risorse più preziose e meno rinnovabili del pianeta.



