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Più alberi, meno vittime: lo studio che cambia le città

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  • Di Redazione BoLab

Portare la copertura arborea al 30% potrebbe ridurre fino a un terzo gli effetti delle ondate di calore: l'Italia diventa un laboratorio per il clima

Le foreste urbane non sono soltanto un elemento del paesaggio o uno strumento per migliorare la qualità della vita. Possono diventare una vera infrastruttura sanitaria capace di salvare vite umane durante le ondate di calore. È la conclusione di uno studio pubblicato sulla rivista npj Urban Sustainability del gruppo Nature, realizzato da un team internazionale guidato dal  Department of Environmental Resources Engineering della State University of New York College of Environmental Science and Forestry (SUNY-ESF) , con la partecipazione di ricercatori del  Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Istituto per la Bioeconomia (IBE) , tra cui Carlo Calfapietra, e dedicato agli effetti dell'aumento della copertura arborea in dieci città italiane.

I ricercatori hanno ipotizzato uno scenario nel quale ogni quartiere raggiunga almeno il 30% di copertura arborea, soglia raccomandata anche dalla Commissione europea nell'ambito delle strategie di adattamento climatico. Per stimare gli effetti sono stati impiegati il modello i-Tree Cool Air e un nuovo indicatore denominato Heatwave Degree Days, che misura intensità e durata delle ondate di calore tenendo conto dell'isola di calore urbana.

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I risultati mostrano un impatto significativo. L'incremento della copertura degli alberi ridurrebbe mediamente del 34% il carico delle ondate di calore, con benefici che nelle diverse città variano dal 16% fino all'84%. Ancora più rilevante è la ricaduta sulla salute pubblica: secondo le simulazioni, la mortalità legata agli eventi estremi tra gli over 65 potrebbe diminuire mediamente del 36%, confermando come il verde urbano rappresenti una misura di adattamento climatico con effetti concreti sulla popolazione più vulnerabile.

Lo studio non si limita agli aspetti sanitari. Ogni città analizzata potrebbe ottenere nuovi servizi ecosistemici valutati in media attorno ai 10 milioni di dollari, grazie alla maggiore capacità degli alberi di intercettare le acque meteoriche, trattenere anidride carbonica e rimuovere inquinanti atmosferici. Gli autori ricordano però che questi benefici sono raggiungibili solo attraverso foreste urbane funzionali, ovvero alberi piantati prevalentemente su superfici permeabili, dove le radici possono accedere all'acqua piovana e sostenere l'evapotraspirazione, il principale meccanismo naturale di raffrescamento delle città.

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La ricerca arriva in un momento particolarmente delicato. Secondo il  Copernicus Climate Change Service , gli ultimi anni hanno registrato temperature record sia a livello globale sia nel Mediterraneo, con ondate di calore sempre più frequenti e persistenti. Le aree urbane risultano tra le più esposte perché l'asfalto, il cemento e gli edifici trattengono il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte, mantenendo elevate le temperature anche nelle ore notturne. Questa combinazione amplifica gli effetti del cambiamento climatico e aumenta i rischi sanitari, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili.

Gli autori sottolineano tuttavia che piantare alberi non rappresenta una soluzione automatica. In condizioni di siccità prolungata, sempre più frequenti nell'Europa meridionale, la capacità di raffrescamento può diminuire e diventa essenziale progettare il verde urbano scegliendo specie resilienti, garantendo adeguata disponibilità idrica e integrando la forestazione con altre misure di adattamento. Anche un'irrigazione non sostenibile potrebbe infatti generare effetti indesiderati in territori caratterizzati da scarsità d'acqua.

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Lo studio, che vede tra gli autori anche i ricercatori del CNR-Istituto per la Bioeconomia, conferma un orientamento ormai condiviso dalla comunità scientifica internazionale: gli alberi devono essere considerati vere infrastrutture verdi, al pari delle reti idriche o dei sistemi di trasporto. Oltre a ridurre le temperature, migliorano la qualità dell'aria, favoriscono la biodiversità urbana, limitano il deflusso delle acque piovane e contribuiscono alla cattura del carbonio atmosferico.

Per le città italiane, sempre più esposte a estati torride e a fenomeni climatici estremi, la soglia del 30% di copertura arborea indicata dallo studio potrebbe rappresentare un obiettivo concreto per la pianificazione urbana dei prossimi anni. Non solo una scelta ambientale, ma un investimento nella salute pubblica, nella resilienza climatica e nella qualità della vita delle comunità urbane.