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- Di Nunzio Manfredi
Dall’Italia ai Paesi nordici, tecnologie e innovazioni stanno trasformando il vetro nel simbolo dell’economia circolare
Se esiste un materiale che rappresenta perfettamente il concetto di economia circolare, questo è il vetro. A differenza di molte altre materie prime, può essere riciclato teoricamente all’infinito senza perdere qualità, purezza o prestazioni. Una bottiglia può diventare un’altra bottiglia, un vasetto può trasformarsi in un nuovo contenitore alimentare e il processo può ripetersi potenzialmente senza fine. Questa caratteristica rende il vetro uno dei materiali più preziosi per la transizione verso modelli produttivi sostenibili.

Negli ultimi anni il settore del riciclo del vetro ha registrato progressi significativi in tutta Europa. L’Italia si colloca oggi tra i Paesi più virtuosi del continente, avendo superato l’80% di riciclo degli imballaggi in vetro e raggiungendo con diversi anni di anticipo gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2030. Dietro questo risultato non vi sono soltanto una raccolta differenziata sempre più efficace e una maggiore sensibilità ambientale dei cittadini, ma anche una filiera industriale altamente specializzata che ha investito in tecnologie avanzate di selezione, recupero e rifusione.
Tuttavia il percorso verso una piena circolarità non è ancora concluso. Persistono differenze territoriali, problemi legati alla qualità della raccolta e sfide tecnologiche legate alla decarbonizzazione dei forni fusori. Comprendere lo stato attuale del settore significa quindi analizzare non solo i numeri del riciclo, ma anche le innovazioni che stanno ridisegnando il futuro dell’industria vetraria.

L’Italia supera gli obiettivi europei sul riciclo
Il vetro rappresenta una delle filiere più efficienti dell’economia circolare italiana. Secondo i dati diffusi da CoReVe, il Consorzio Recupero Vetro, nel 2024 sono state riciclate oltre 2,1 milioni di tonnellate di imballaggi in vetro, con un tasso di riciclo effettivo pari all’80,3%. Si tratta di un valore superiore sia alla media europea sia all’obiettivo del 75% fissato dall’Unione Europea per il 2030.
La raccolta complessiva ha raggiunto circa 2,4 milioni di tonnellate, confermando una crescita costante nel lungo periodo. Negli ultimi dieci anni le quantità di vetro effettivamente riciclate sono aumentate di oltre il 26%, a fronte di un incremento molto più contenuto dell’immesso al consumo. Questo significa che il sistema sta diventando progressivamente più efficiente nel recuperare il materiale disponibile.
Anche i benefici ambientali sono rilevanti. Il riciclo del vetro consente infatti di ridurre il consumo di materie prime naturali come sabbia silicea, carbonato di sodio e calcare, oltre a diminuire i consumi energetici necessari alla fusione.

I risultati raggiunti nel 2024
Secondo le stime della filiera, il risultato ottenuto nel 2024 ha evitato l’emissione di circa 2,3 milioni di tonnellate di CO2 e permesso un significativo risparmio di gas naturale e materie prime.

Come funziona il riciclo del vetro moderno
Molti cittadini immaginano che il riciclo del vetro si limiti alla raccolta nei tradizionali contenitori verdi. In realtà il processo industriale è molto più complesso.
Dopo la raccolta, il vetro viene trasportato nei centri di trattamento dove subisce una prima fase di separazione meccanica. Qui vengono rimossi materiali estranei come plastica, carta, metalli, ceramica, porcellana e pietre.
Successivamente entrano in funzione sistemi ottici avanzati basati su telecamere multispettrali, sensori nel vicino infrarosso e separatori pneumatici. Queste tecnologie sono in grado di riconoscere impurità millimetriche e di distinguere i diversi colori del vetro.
Il prodotto finale è il cosiddetto "pronto al forno", cioè il rottame vetrario purificato che può essere reimmesso direttamente nei forni industriali per produrre nuovi contenitori. In Italia il vetro riciclato rappresenta ormai fino al 90% delle materie prime utilizzate nella produzione di alcune tipologie di imballaggi colorati.

Le nuove tecnologie che migliorano il recupero
Negli ultimi anni il settore ha investito fortemente nell’automazione; i moderni impianti utilizzano sistemi di selezione basati sull’intelligenza artificiale e sul riconoscimento ottico ad alta precisione. Alcune tecnologie permettono di individuare frammenti di ceramica inferiori ai cinque millimetri, uno dei contaminanti più problematici per la produzione di nuovo vetro.
Parallelamente si stanno diffondendo soluzioni di tracciabilità digitale che consentono di monitorare il percorso del materiale lungo tutta la filiera.


Un altro fronte di innovazione riguarda la riduzione dei consumi energetici dei forni. In Europa diversi produttori stanno sperimentando forni elettrici e sistemi alimentati con idrogeno per diminuire le emissioni associate alla fusione del vetro.
La federazione europea FEVE considera queste tecnologie fondamentali per raggiungere la neutralità climatica del settore entro la metà del secolo.
Il principale ostacolo alla crescita del riciclo del vetro non è la quantità raccolta, ma la qualità del materiale conferito.
Oggetti come bicchieri in cristallo, stoviglie in vetroceramica, specchi e porcellane non devono essere conferiti nella raccolta degli imballaggi. La loro presenza compromette infatti la qualità del materiale riciclato e può creare difetti nei nuovi prodotti.
Per questo motivo gran parte degli investimenti tecnologici della filiera è concentrata proprio sulla rimozione delle impurità.
Secondo CoReVe, migliorare la qualità della raccolta rappresenta oggi una delle principali opportunità per aumentare ulteriormente l’efficienza del sistema nazionale.


Il modello tedesco del deposito cauzionale
Tra gli esempi internazionali più interessanti figura la Germania: il sistema Pfand, basato sul deposito cauzionale, prevede che il consumatore versi una piccola somma aggiuntiva all’acquisto di una bottiglia. L’importo viene restituito quando il contenitore viene riportato nei punti di raccolta automatizzati.
Questo modello ha consentito di raggiungere tassi di recupero estremamente elevati e di alimentare sia il riciclo sia il riutilizzo diretto degli imballaggi.
Le bottiglie riutilizzabili possono infatti essere lavate e reimmesse sul mercato decine di volte prima di essere definitivamente riciclate.
Anche Paesi come Svezia, Danimarca e Paesi Bassi sono considerati esempi virtuosi. Qui il riciclo del vetro è integrato con politiche più ampie di economia circolare e gestione sostenibile delle risorse.
Nei Paesi Bassi alcuni impianti utilizzano sistemi avanzati di selezione ottica capaci di recuperare quantità molto elevate di vetro da flussi di rifiuti misti.
In Scandinavia, invece, l’attenzione si concentra anche sull’efficienza energetica dei processi industriali e sulla riduzione delle emissioni associate alla produzione.

La sfida della decarbonizzazione dei forni
Se il riciclo rappresenta già una storia di successo, la prossima sfida riguarda la produzione. La fusione del vetro richiede temperature superiori ai 1.500 gradi Celsius e comporta consumi energetici significativi.
Per questo motivo l’industria europea sta investendo in nuove tecnologie come i forni elettrici ibridi, l’idrogeno verde e l’impiego di quote sempre maggiori di rottame riciclato.
Ogni incremento della percentuale di vetro riciclato riduce infatti l’energia necessaria alla fusione e, di conseguenza, le emissioni climalteranti.
L’obiettivo è arrivare a una filiera capace non soltanto di recuperare il materiale, ma anche di produrre nuovi imballaggi con un’impronta carbonica sempre più contenuta.


Un settore già maturo, ma con margini di crescita
A differenza di altre filiere del riciclo, quella del vetro può essere considerata relativamente matura.
L’Italia ha già superato gli obiettivi europei e dispone di una rete consolidata di raccolta, trattamento e produzione industriale. Oggi operano nel Paese 37 aziende produttrici di imballaggi in vetro e 19 centri specializzati nella preparazione del rottame destinato ai forni.
I margini di miglioramento esistono però ancora. Ridurre le differenze territoriali, migliorare la qualità della raccolta e accelerare la decarbonizzazione dei processi industriali saranno i principali obiettivi del prossimo decennio.
La storia del vetro dimostra che l’economia circolare non è soltanto una teoria. In alcuni settori è già una realtà industriale consolidata. E proprio il vetro, materiale antico di migliaia di anni, continua a rappresentare uno degli esempi più concreti di come una risorsa possa davvero rinascere all’infinito.



