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Dalla canapa arrivano proteine green quasi senza THC

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  • Di Redazione BoLab

Gli scarti delle infiorescenze diventano ingredienti sostenibili: una svolta per economia circolare e agroalimentare

Una parte della canapa industriale che oggi viene spesso considerata uno scarto potrebbe trasformarsi in una nuova risorsa per l’alimentazione sostenibile. Un gruppo di ricercatori italiani ha infatti sviluppato un processo in grado di ottenere polveri proteiche dalle infiorescenze residue della canapa industriale, valorizzando materiali che normalmente trovano impieghi limitati o vengono destinati a usi a basso valore aggiunto. Il risultato apre nuove prospettive per l’economia circolare applicata all’agroalimentare e per la produzione di ingredienti proteici a ridotto impatto ambientale.

Lo studio, coordinato da ricercatori dell’ Università di Milano, ha analizzato il potenziale delle infiorescenze provenienti da varietà di canapa industriale autorizzate nell’Unione Europea. L’obiettivo era recuperare le componenti proteiche presenti nella biomassa vegetale attraverso processi di estrazione e purificazione in grado di garantire sicurezza alimentare e qualità nutrizionale.

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I risultati mostrano che è possibile ottenere polveri ad alto contenuto proteico e caratterizzate da concentrazioni estremamente basse di tetraidrocannabinolo (THC), il principale composto psicoattivo associato alla cannabis. Le analisi effettuate dai ricercatori indicano livelli residui compatibili con i requisiti di sicurezza previsti per gli utilizzi alimentari, confermando il potenziale di queste matrici come ingredienti destinati a nuovi prodotti per il consumo umano.

L’interesse verso le proteine vegetali è in costante crescita. Secondo numerose analisi di mercato europee e internazionali, la domanda di ingredienti alternativi alle proteine animali continua ad aumentare grazie alla diffusione di diete a ridotto impatto ambientale e alla ricerca di sistemi produttivi più sostenibili.

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In questo contesto la canapa rappresenta una coltura particolarmente interessante: richiede generalmente quantità limitate di fitofarmaci, contribuisce al miglioramento della struttura del suolo e può essere impiegata in numerose filiere industriali, dall’edilizia alla bioeconomia.

L’aspetto innovativo della ricerca riguarda soprattutto il recupero di una biomassa che fino a oggi risultava sottoutilizzata. Semi e fibre costituiscono infatti i principali prodotti commerciali della canapa industriale, mentre una parte significativa delle infiorescenze residue non viene pienamente valorizzata. La possibilità di trasformarle in ingredienti ad alto valore aggiunto consentirebbe di migliorare la sostenibilità economica delle aziende agricole e ridurre la produzione di residui.

Dal punto di vista nutrizionale, le proteine della canapa sono considerate particolarmente interessanti per la presenza di aminoacidi essenziali e per il buon profilo digestivo. Diversi studi pubblicati negli ultimi anni hanno evidenziato come possano contribuire allo sviluppo di alimenti innovativi destinati al mercato delle proteine vegetali, un comparto che continua a registrare tassi di crescita elevati in Europa e Nord America.

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La ricerca si inserisce inoltre nelle strategie europee dedicate alla bioeconomia circolare, che puntano a massimizzare il valore delle biomasse agricole e ridurre gli sprechi lungo l’intera filiera produttiva. Trasformare sottoprodotti agricoli in nuovi ingredienti alimentari significa infatti diminuire la pressione sulle risorse naturali e aumentare l’efficienza complessiva dei sistemi agroindustriali.

Naturalmente saranno necessari ulteriori studi e verifiche prima di un eventuale impiego su larga scala. Tuttavia, il lavoro dei ricercatori italiani dimostra come innovazione tecnologica ed economia circolare possano convergere verso soluzioni capaci di generare benefici ambientali ed economici. Un esempio concreto di come la sostenibilità possa nascere non da nuove materie prime, ma dalla capacità di valorizzare ciò che oggi viene ancora considerato uno scarto.