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Salmone premium, dietro il lusso cresce l’allarme ambientale

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  • Di Redazione BoLab

Milioni di pesci morti, formaldeide nei laghi e controlli sotto accusa: la filiera scozzese finisce nel mirino

Il salmone scozzese continua a essere uno dei prodotti ittici più esportati e apprezzati sui mercati internazionali, ma dietro l’immagine di alimento premium cresce il dibattito sugli impatti ambientali e sanitari degli allevamenti intensivi. Negli ultimi mesi nuove inchieste, dati ufficiali e rapporti ottenuti tramite richieste di accesso agli atti hanno riportato l’attenzione sulle condizioni della salmonicoltura in Scozia, evidenziando un aumento delle mortalità, delle violazioni ambientali e dell’utilizzo di sostanze chimiche nei siti produttivi.

Uno dei dati più discussi riguarda l’impiego della formaldeide, sostanza utilizzata come disinfettante e trattamento contro alcune infezioni fungine e parassitarie nei pesci allevati. Secondo informazioni raccolte da  Animal Equality UK attraverso dati ufficiali della  Scottish Environment Protection Agency (SEPA), nel 2025 oltre 48 mila chilogrammi di formaldeide sarebbero stati scaricati nei laghi scozzesi dagli allevamenti di salmone. Si tratta di un incremento del 40% rispetto all’anno precedente e del valore più alto registrato negli ultimi anni.

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La formaldeide è classificata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeno certo per l’uomo. L’industria sostiene che il composto venga utilizzato nel rispetto delle autorizzazioni veterinarie e che non si accumuli nell’ambiente, ma associazioni ambientaliste e alcuni esperti chiedono controlli più severi e una maggiore trasparenza sui quantitativi effettivamente rilasciati negli ecosistemi acquatici.

Parallelamente emergono criticità legate al benessere animale. Secondo i dati ufficiali citati da Animal Equality UK, tra il 2023 e il 2025 negli allevamenti scozzesi sarebbero morte oltre 35 milioni di salmoni prima della macellazione commerciale. Le cause comprendono malattie, infestazioni da pidocchi di mare, stress da allevamento, condizioni meteorologiche estreme e problematiche operative nei sistemi di produzione intensiva.

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Anche il fronte normativo è sotto pressione. Nel 2025 la Scottish Environment Protection Agency ha registrato 103 non conformità ambientali negli allevamenti ittici, contro le 30 dell’anno precedente. Quasi la metà dei casi è stata classificata come grave. Le ispezioni del Fish Health Inspectorate hanno inoltre rilevato irregolarità nella registrazione delle mortalità, nella gestione dei medicinali e nella comunicazione di possibili fughe di salmoni dagli impianti.

Il tema riguarda anche la biodiversità. Diversi studi e organismi di conservazione evidenziano infatti il rischio che salmoni allevati fuggiti dalle gabbie marine possano interagire con le popolazioni selvatiche, contribuendo alla diffusione di patogeni e alterando gli equilibri genetici delle specie autoctone. Nel 2025 la Scozia ha registrato uno dei peggiori risultati storici per la pesca del salmone selvatico, con catture diminuite di oltre il 40% rispetto all’anno precedente. Sebbene le cause siano molteplici — tra cui cambiamento climatico, aumento delle temperature marine e alterazione dei corsi d’acqua — il ruolo degli allevamenti continua a essere oggetto di forte discussione scientifica e politica.

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L’industria del salmone rappresenta però un settore economico strategico per la Scozia, con un valore che supera il miliardo di sterline annuo e migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti. Proprio questo peso economico alimenta il confronto tra chi chiede una moratoria sull’espansione degli allevamenti e chi ritiene possibile migliorare sostenibilità e controlli senza ridurre la produzione.

La vicenda scozzese mostra come l’acquacoltura industriale sia diventata uno dei nodi più complessi della transizione alimentare globale. Da un lato la necessità di produrre proteine ittiche per una popolazione crescente; dall’altro gli impatti ambientali, sanitari e biologici associati ai sistemi di allevamento intensivo. Un equilibrio che nei prossimi anni sarà sempre più al centro del dibattito internazionale sulla sostenibilità delle filiere alimentari.