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Alpi divise: premi green e bocciature ambientali

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  • Di Redazione BoLab

Legambiente assegna 19 Bandiere Verdi e 7 Nere: sulle Alpi si scontrano turismo sostenibile e sfruttamento

Le Alpi italiane si confermano un territorio sempre più diviso tra esperienze innovative di sostenibilità e modelli di sviluppo ancora fortemente impattanti. È questo il quadro emerso dal X Summit nazionale delle Bandiere Verdi di Legambiente, durante il quale l’associazione ambientalista ha assegnato 19 Bandiere Verdi e 7 Bandiere Nere a realtà dell’arco alpino che si sono distinte, rispettivamente, per buone pratiche ambientali o per interventi considerati dannosi per il territorio montano.

L’iniziativa rientra nella storica campagna “Carovana delle Alpi”, attraverso cui  Legambiente monitora da anni la trasformazione ambientale, economica e sociale delle aree montane italiane. Il tema centrale dell’edizione 2026 è stato il conflitto sempre più evidente tra due modelli opposti di gestione della montagna: da una parte le comunità che investono su turismo dolce, tutela degli ecosistemi, filiere locali e rigenerazione territoriale; dall’altra grandi opere, consumo di suolo e sfruttamento intensivo delle risorse alpine.

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Secondo Legambiente, le 19 Bandiere Verdi premiano esperienze capaci di generare “valore territoriale” attraverso innovazione sociale, sostenibilità ambientale e rafforzamento delle economie locali. I riconoscimenti sono stati assegnati a cooperative, associazioni, amministrazioni comunali, università e cittadini impegnati nella salvaguardia delle montagne alpine.

La regione più premiata è stata il Friuli-Venezia Giulia con cinque Bandiere Verdi, seguito da Trentino-Alto Adige con quattro riconoscimenti. Piemonte e Lombardia hanno ottenuto tre bandiere ciascuna, mentre Veneto e Valle d’Aosta ne hanno ricevute due.

Le categorie individuate da Legambiente fotografano le principali trasformazioni in corso nelle aree montane. Le sezioni “Comunità e rigenerazione dei territori” e “Conoscenza e ricerca” sono state quelle con il maggior numero di riconoscimenti, seguite dai progetti legati alla tutela delle risorse idriche, agli ecosistemi e alle economie locali sostenibili. Importante anche il tema del turismo lento e dell’abitare in montagna, sempre più centrale nel dibattito sulle aree alpine.

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Accanto ai casi virtuosi, Legambiente ha però assegnato anche sette Bandiere Nere, simbolo delle criticità ambientali ancora presenti sull’arco alpino. Nel mirino dell’associazione ci sono soprattutto progetti infrastrutturali considerati incompatibili con gli equilibri ecologici delle montagne: nuovi impianti sciistici in aree vulnerabili, eccessiva artificializzazione del territorio e opere giudicate poco sostenibili dal punto di vista climatico e paesaggistico.

Tra i casi più discussi compare anche Cortina d’Ampezzo, già al centro del dibattito per gli interventi infrastrutturali collegati ai grandi eventi sportivi e turistici. Secondo Legambiente, il rischio è che alcune aree alpine continuino a puntare su modelli economici fortemente dipendenti dal turismo intensivo e dall’innevamento artificiale, nonostante gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica.

Il tema del cambiamento climatico è infatti uno degli elementi centrali del rapporto “Carovana delle Alpi 2026”. L’aumento delle temperature medie sta modificando rapidamente gli ecosistemi montani, accelerando il ritiro dei ghiacciai e riducendo la disponibilità di neve naturale alle quote medio-basse. Una trasformazione che sta mettendo in discussione il modello economico tradizionale di molte località alpine.

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Per questo Legambiente insiste sulla necessità di diversificare le economie montane, investendo su agricoltura sostenibile, gestione forestale, turismo lento, servizi ecosistemici e recupero dei piccoli borghi. Secondo l’associazione ambientalista, le esperienze premiate dimostrano che esiste già una montagna capace di coniugare sviluppo economico e tutela ambientale.

Le Bandiere Verdi e Nere rappresentano quindi non solo una fotografia dello stato attuale delle Alpi italiane, ma anche un indicatore delle tensioni che attraversano oggi le aree montane europee. Da un lato la pressione del turismo di massa e delle infrastrutture; dall’altro la crescente necessità di adattare i territori alpini a un clima sempre più instabile e a risorse naturali sempre più fragili.