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Laghi italiani sempre più in crisi tra caldo e siccità

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  • Di Redazione BoLab

Il nuovo report di Legambiente lancia l'allarme: livelli in calo, acque più calde e inquinamento minacciano gli ecosistemi

La crisi climatica sta lasciando un segno sempre più evidente sui laghi italiani. Livelli idrici in diminuzione, temperature superficiali in costante aumento e una crescente pressione dovuta alle attività umane stanno mettendo a rischio alcuni dei principali bacini della Penisola. È il quadro delineato dal nuovo dossier "Laghi sotto pressione", presentato da  Legambiente nell'ambito della campagna Goletta dei Laghi, che analizza lo stato di salute di dieci tra i più importanti laghi italiani, evidenziando una vulnerabilità destinata ad aumentare se non verranno rafforzate le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici.

Secondo il rapporto, i laghi del Nord risultano oggi quelli maggiormente esposti agli effetti della siccità. Il Lago Maggiore, il Lago di Como (Lario) e il Lago d'Iseo, oltre a svolgere un ruolo fondamentale per il turismo, vengono utilizzati come bacini regolatori per l'irrigazione agricola e la produzione idroelettrica. La combinazione tra precipitazioni insufficienti, temperature elevate e maggiori prelievi idrici ha determinato un rapido abbassamento dei livelli. Nel solo Lago Maggiore, ad esempio, la riserva idrica è diminuita di circa 43 milioni di metri cubi rispetto alla fine di giugno, mentre il Lago di Como ha registrato un calo superiore ai 22 centimetri, con un riempimento sceso intorno al 41%. Anche il Lago d'Iseo presenta livelli particolarmente contenuti, con un riempimento di circa il 35%.

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A peggiorare il quadro è l'aumento della temperatura dell'acqua. Le elaborazioni del programma europeo Copernicus mostrano come nel 2025 la temperatura superficiale media del Lago Maggiore sia risultata di 0,75 °C superiore alla media del periodo 1995-2020, mentre il Lago di Como ha registrato un'anomalia di +0,64 °C e il Lago d'Iseo di +0,30 °C. Incrementi apparentemente contenuti, ma sufficienti ad alterare gli equilibri biologici degli ecosistemi lacustri, favorendo la proliferazione algale, riducendo l'ossigeno disponibile negli strati profondi e modificando la distribuzione delle specie ittiche.

Le criticità non riguardano però soltanto il Nord Italia. Il Lago Trasimeno, in Umbria, continua a soffrire una cronica riduzione del volume idrico che ha già comportato limitazioni alla navigazione e un aumento della concentrazione di nutrienti come azoto e fosforo, aggravato dalla presenza di sistemi di depurazione non sempre adeguati. Nel Lazio, i laghi di Albano e Nemi hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d'acqua negli ultimi quarant'anni, con un abbassamento del livello superiore ai sei metri. Al Sud restano osservati speciali il Lago di Pergusa, in Sicilia, soggetto a ripetuti episodi di quasi disseccamento, il bacino di Occhito, tra Molise e Puglia, il Pertusillo in Basilicata e il Lago Omodeo in Sardegna.

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Accanto alla crisi climatica, il dossier richiama l'attenzione su un'altra minaccia crescente: l'inquinamento. Pesticidi, nutrienti derivanti dall'agricoltura, scarichi urbani e sostanze emergenti continuano infatti a compromettere la qualità delle acque. Tra queste assumono particolare rilievo i PFAS, i cosiddetti "inquinanti eterni", il cui monitoraggio è stato recentemente rafforzato in applicazione della normativa europea sulle acque superficiali e sotterranee. Tracce di queste sostanze sono già state rilevate in diversi bacini, tra cui il Lago Maggiore, il Lago d'Iseo, il Lario e il Trasimeno, confermando come la tutela degli ecosistemi lacustri debba affrontare contemporaneamente gli effetti del cambiamento climatico e quelli dell'inquinamento diffuso.

Secondo Legambiente, la resilienza dei laghi italiani dipenderà sempre più dalla capacità di ridurre le pressioni antropiche e di adottare strategie integrate di gestione della risorsa idrica. Tra le proposte avanzate figurano il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio, la riqualificazione dei bacini idrografici, una maggiore efficienza nell'utilizzo dell'acqua in agricoltura, il contrasto agli scarichi inquinanti e il ripristino degli ecosistemi naturali lungo le sponde. Interventi che assumono un valore strategico anche alla luce delle previsioni climatiche, che indicano per l'area mediterranea un aumento della frequenza delle ondate di calore e dei periodi di siccità.

I laghi rappresentano infatti molto più di semplici riserve idriche. Costituiscono habitat fondamentali per la biodiversità, sostengono attività economiche come turismo, pesca e agricoltura e contribuiscono alla regolazione del ciclo dell'acqua. La loro progressiva perdita di resilienza non è quindi soltanto un indicatore della crisi climatica in corso, ma un segnale che riguarda direttamente la gestione sostenibile delle risorse naturali e la capacità dei territori di adattarsi a un clima sempre più estremo.