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Emissioni UE in calo: la sfida climatica accelera davvero

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  • Di Redazione BoLab

Eurostat certifica un -17,2% dal 2015, ma trasporti e costruzioni frenano ancora la corsa verso la neutralità climatica

L'Unione europea continua a ridurre le proprie emissioni di gas serra, dimostrando che crescita economica e decarbonizzazione possono procedere insieme. Secondo le ultime stime pubblicate da  Eurostat , nel 2025 le emissioni generate dall'economia e dalle famiglie europee sono scese a circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, con una riduzione del 17,2% rispetto al 2015. Un risultato che conferma il progressivo disaccoppiamento tra sviluppo economico e impatto climatico, pur evidenziando differenze significative tra i diversi comparti produttivi.

L'analisi dell'istituto statistico europeo mostra come la diminuzione abbia interessato 23 dei 27 Stati membri, mentre quattro Paesi hanno registrato un incremento delle emissioni nello stesso periodo. Le riduzioni più marcate sono state osservate in Estonia, Finlandia e Grecia, mentre gli aumenti hanno riguardato soprattutto economie caratterizzate da una forte crescita della domanda energetica e dei trasporti.

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Il dato più significativo riguarda però il rapporto tra economia ed emissioni. Tra il 2015 e il 2025 il Prodotto interno lordo dell'Unione europea è cresciuto, mentre le emissioni complessive hanno continuato a diminuire. È il segnale che gli investimenti nelle energie rinnovabili, nell'efficienza energetica, nell'elettrificazione dei consumi e nella graduale uscita dal carbone stanno producendo effetti concreti. Un percorso iniziato da tempo: secondo l'European Environment Agency, rispetto al 1990 le emissioni nette dell'Unione si sono già ridotte di circa il 36%, mentre le stime preliminari indicano un ulteriore calo nel 2024.

La riduzione, tuttavia, non è uniforme. Eurostat evidenzia come i maggiori progressi siano arrivati dalla produzione di energia elettrica, dalla manifattura e da parte dell'industria pesante, grazie all'aumento della quota di fonti rinnovabili, alla maggiore efficienza degli impianti e alla progressiva elettrificazione dei processi produttivi. Restano invece più difficili da decarbonizzare comparti come trasporti e costruzioni, che continuano a rappresentare una quota rilevante delle emissioni europee e registrano una diminuzione molto più lenta rispetto agli altri settori.

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Anche il settore agricolo procede con maggiore difficoltà. Le emissioni derivanti dagli allevamenti e dall'utilizzo dei fertilizzanti hanno mostrato negli ultimi anni una riduzione limitata, confermando come la transizione ecologica richieda innovazioni tecnologiche e nuovi modelli produttivi anche nel comparto primario. Analogamente, il trasporto stradale continua a rappresentare uno dei principali ostacoli al raggiungimento degli obiettivi climatici europei, nonostante la crescente diffusione della mobilità elettrica.

Il quadro complessivo rimane comunque positivo. Secondo la Commissione europea, l'UE è oggi sulla traiettoria che potrebbe consentire il raggiungimento dell'obiettivo previsto dal Green Deal europeo, vale a dire una riduzione delle emissioni nette del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, purché vengano pienamente attuate le misure già approvate e proseguano gli investimenti nella transizione energetica.

Per consolidare questa tendenza saranno determinanti anche i nuovi strumenti legislativi del pacchetto "Fit for 55", che comprendono l'estensione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), standard più severi per edifici e trasporti, una maggiore diffusione delle energie rinnovabili e l'incremento dell'efficienza energetica. L'obiettivo finale resta quello della neutralità climatica entro il 2050, traguardo che richiederà un'accelerazione soprattutto nei settori che oggi procedono più lentamente.