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Terre rare, l'Italia guida il riciclo strategico europeo

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Via libera al primo impianto UE per recuperare terre rare dai RAEE: un passo decisivo verso l'autonomia industriale

L'Italia compie un passo destinato a rafforzare la strategia europea sulle materie prime critiche. Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha autorizzato la realizzazione del progetto LIFE 22 ENV-IT-INSPIREE, che porterà alla nascita a Ceccano (Frosinone) del primo impianto europeo su scala industriale dedicato al recupero delle terre rare contenute nei magneti permanenti provenienti dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Il progetto è tra i 47 interventi strategici selezionati dalla Commissione europea nell'ambito del Critical Raw Materials Act, il regolamento che punta a rafforzare l'autonomia dell'Unione nell'approvvigionamento delle materie prime essenziali per la transizione energetica e digitale.

Le terre rare – tra cui neodimio, praseodimio e disprosio – rappresentano componenti indispensabili per la produzione di motori elettrici, turbine eoliche, smartphone, hard disk, batterie, apparecchiature elettroniche e numerose tecnologie strategiche. Oggi l'Europa dipende in larga misura dalle importazioni, con una quota predominante proveniente dalla Cina, che controlla gran parte della raffinazione mondiale di questi elementi. Proprio per ridurre questa dipendenza, il Critical Raw Materials Act fissa obiettivi ambiziosi: entro il 2030 almeno il 25% del consumo europeo di materie prime strategiche dovrà provenire dal riciclo, mentre nessun Paese terzo dovrà coprire oltre il 65% del fabbisogno dell'Unione per ciascuna materia critica.

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L'impianto sorgerà presso il sito industriale di  Itelyum Regeneration e rappresenta l'evoluzione su scala industriale delle attività sperimentali già sviluppate negli ultimi anni. Il processo prevede due fasi principali: il disassemblaggio dei magneti permanenti recuperati dai RAEE e un successivo trattamento idrometallurgico a basso impatto ambientale, sviluppato con il contributo dell'Università dell'Aquila, che consentirà di separare e recuperare gli elementi delle terre rare destinandoli nuovamente alle filiere produttive. A regime l'impianto potrà trattare fino a 2.000 tonnellate di magneti permanenti all'anno, recuperando oltre 500 tonnellate di terre rare, quantità sufficienti ad alimentare una parte significativa della futura filiera europea del riciclo.

Il valore dell'iniziativa va oltre il semplice recupero dei materiali. Le terre rare sono infatti considerate dalla Commissione europea tra le materie prime critiche perché fondamentali per la decarbonizzazione e, al tempo stesso, caratterizzate da un elevato rischio di approvvigionamento. Motori per veicoli elettrici, generatori eolici, sistemi di accumulo, elettronica avanzata e tecnologie per la difesa dipendono in larga misura dalla disponibilità di questi elementi. Recuperarli dai rifiuti elettronici significa ridurre la necessità di nuove estrazioni minerarie, diminuire l'impatto ambientale della filiera e rafforzare la resilienza industriale europea.

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Dal punto di vista ambientale, il progetto si inserisce pienamente nei principi dell'economia circolare. Ogni anno nell'Unione europea vengono generate milioni di tonnellate di RAEE, una delle tipologie di rifiuto a più rapida crescita. All'interno di computer, hard disk, motori elettrici e altri dispositivi sono presenti quantità significative di materie prime ad alto valore aggiunto che, fino a oggi, sono state recuperate solo in minima parte. Sviluppare tecnologie industriali dedicate permette di trasformare questi rifiuti in una nuova fonte di approvvigionamento, riducendo contemporaneamente il conferimento in discarica e il ricorso alle importazioni.

Il progetto INSPIREE rappresenta inoltre un importante esempio di collaborazione tra imprese, ricerca e istituzioni. Oltre a Itelyum Regeneration, partecipano al consorzio partner industriali e scientifici, tra cui  Erion ,  EIT RawMaterials e l' Università degli Studi dell'Aquila , con l'obiettivo di sviluppare una filiera europea completa per il recupero delle terre rare dai rifiuti tecnologici.

Se il progetto raggiungerà gli obiettivi previsti, l'impianto di Ceccano potrebbe diventare il modello di riferimento per una nuova generazione di infrastrutture dedicate al recupero delle materie prime strategiche, contribuendo a costruire una filiera europea più resiliente, sostenibile e meno dipendente dalle importazioni extra-UE.