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I boschi conquistano l’Italia: la mappa che sorprende

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Dal Nord alle aree interne del Sud, il nuovo rapporto PEFC rivela come le foreste siano diventate una risorsa strategica

L'Italia è diventata, forse senza che gran parte dei cittadini se ne sia accorta, una nazione sempre più forestale. Oggi i boschi occupano oltre 100.000 chilometri quadrati, pari a più di un terzo del territorio nazionale, una superficie che negli ultimi decenni è cresciuta in modo costante fino a superare, dal 2020, la stessa Superficie Agricola Utilizzata. Un cambiamento che non si registrava dal Medioevo e che sta modificando profondamente il paesaggio, l'economia e l'equilibrio ambientale del Paese.

La crescita delle foreste è il risultato di processi iniziati nella seconda metà del Novecento e accelerati negli ultimi anni. L'abbandono di terreni agricoli marginali, il progressivo calo delle attività pastorali nelle aree montane e la riduzione delle coltivazioni meno redditizie hanno favorito l'espansione naturale della vegetazione forestale. Oggi l'Italia presenta una copertura boschiva pari a circa il 36% del territorio nazionale, una quota superiore alla media mondiale e in costante aumento rispetto ai decenni passati.

Ma la crescita quantitativa racconta soltanto una parte della storia. Le foreste italiane stanno assumendo un ruolo sempre più strategico nella lotta ai cambiamenti climatici, nella tutela della biodiversità, nella protezione del suolo e nella gestione delle risorse idriche. Parallelamente cresce anche l'attenzione verso la gestione sostenibile: nel 2025 le superfici forestali certificate hanno superato 1,12 milioni di ettari, con un incremento del 6% rispetto all'anno precedente, mentre aumentano le imprese coinvolte nelle filiere certificate del legno e dei servizi ecosistemici.

È in questo contesto che si inserisce il rapporto "Foreste in Comune", la prima indagine socioeconomica realizzata da  PEFC Italia sul patrimonio forestale dei comuni italiani. Lo studio introduce nuovi indicatori, tra cui l'Indice di Boscosità, e offre una fotografia inedita della distribuzione delle foreste sul territorio nazionale. Ne emerge un Paese profondamente diverso da quello immaginato da molti: un'Italia in cui oltre il 75% dei boschi si concentra nei comuni montani, dove le foreste non rappresentano più soltanto un elemento del paesaggio, ma una vera infrastruttura verde capace di generare valore ambientale, economico e sociale

La nuova geografia forestale dell'Italia contemporanea

Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda la distribuzione territoriale delle foreste. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il bosco non è una presenza omogenea sul territorio nazionale. La sua diffusione è fortemente influenzata dall'altitudine, dalla morfologia e dalle dinamiche storiche di utilizzo del suolo.

Secondo l'analisi di PEFC, circa la metà dei comuni italiani presenta un Indice di Boscosità inferiore al 20%. In questi territori la presenza forestale è marginale o quasi assente e rappresenta meno del 10% dell'intera superficie forestale nazionale. Eppure proprio in questi comuni vive oltre i due terzi della popolazione italiana, un dato che evidenzia quanto il rapporto quotidiano con il bosco sia limitato per gran parte dei cittadini.

Indice di boscosità in Italia (©Regioni & Ambiente SRLS)

La situazione cambia radicalmente nelle aree montane e interne. Oltre tre quarti della superficie forestale nazionale si concentra infatti nei 3.149 comuni che presentano un Indice di Boscosità superiore al 40%. In questi territori il bosco non rappresenta un elemento accessorio del paesaggio, ma costituisce la forma prevalente di utilizzo del suolo e una componente identitaria delle comunità locali.

Ancora più significativo è il caso dei 495 comuni italiani con un Indice di Boscosità superiore all'80%. Pur ospitando appena l'1% della popolazione nazionale, questi territori concentrano quasi il 14% dell'intera superficie forestale del Paese.

Dati giugno 2026 (©Regioni & Ambiente SRLS)

Dove si trovano i comuni più verdi d'Italia

L'analisi comunale consente di individuare territori nei quali il bosco domina quasi completamente il paesaggio. Tra i comuni con i più elevati indici di boscosità figurano realtà montane distribuite lungo tutto l'arco alpino e appenninico.

Il rapporto evidenzia come molti dei comuni più boscosi si trovino nelle aree interne del Centro e del Nord Italia, ma anche nel Mezzogiorno sono presenti territori caratterizzati da una copertura forestale estremamente elevata. In Calabria, ad esempio, Carpanzano supera il 92% di boscosità, mentre Bocchigliero sfiora l'89%.

Nel Lazio emergono casi come Marcetelli e Percile, che raggiungono livelli prossimi o superiori al 95% di copertura forestale.

La Liguria rappresenta una delle regioni più forestate d'Italia con un indice regionale superiore al 72%, dimostrando come la conformazione montuosa e la progressiva riduzione delle attività agricole abbiano favorito l'espansione delle superfici boscate.

Questi dati mostrano come il bosco costituisca una componente strutturale di vaste aree del territorio nazionale, spesso molto più estesa di quanto percepito dall'opinione pubblica.

Parco Nazionale della Sila, Calabria (©italia.it)

Foreste e spopolamento: un rapporto più complesso

Per molti anni la crescita delle foreste italiane è stata interpretata esclusivamente come conseguenza dell'abbandono agricolo e dello spopolamento delle aree montane. Il rapporto PEFC invita però a una lettura più articolata del fenomeno.

Sebbene l'espansione spontanea dei boschi sia effettivamente collegata alla riduzione delle attività agricole tradizionali in molte zone interne, i dati mostrano che elevati livelli di boscosità non coincidono necessariamente con condizioni di marginalità economica.

In diversi territori forestali si osservano infatti dinamiche positive legate alla valorizzazione delle risorse naturali, al turismo sostenibile, alle produzioni certificate e alle nuove forme di economia verde. Il bosco può quindi rappresentare una risorsa strategica e non soltanto il risultato di processi di abbandono.

Secondo gli autori del rapporto, la sfida consiste nel trasformare il patrimonio forestale da fenomeno passivo a infrastruttura territoriale attivamente gestita e valorizzata.

Il valore economico e ambientale dei servizi ecosistemici

Le foreste svolgono oggi funzioni che vanno ben oltre la produzione di legname. Il rapporto richiama l'attenzione sull'importanza dei cosiddetti servizi ecosistemici, cioè tutti quei benefici che gli ecosistemi forestali forniscono alla collettività.

I boschi contribuiscono all'assorbimento e allo stoccaggio del carbonio atmosferico, svolgono una funzione fondamentale nella regolazione del ciclo dell'acqua, proteggono il suolo dall'erosione e rappresentano habitat essenziali per la biodiversità. Inoltre offrono benefici sociali e ricreativi sempre più rilevanti.

In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, questi servizi assumono un valore crescente. La capacità delle foreste di mitigare gli effetti del riscaldamento globale e di aumentare la resilienza dei territori è ormai riconosciuta da tutte le principali strategie ambientali europee e nazionali.

Per questo motivo il patrimonio forestale viene considerato una componente essenziale del capitale naturale italiano.

Dalla gestione locale alle Green Community

Uno dei messaggi centrali del rapporto riguarda la necessità di superare una visione frammentata della gestione forestale. Molti dei comuni più boscosi sono caratterizzati da popolazione ridotta, risorse amministrative limitate e difficoltà operative nella gestione del territorio.

Secondo PEFC, il futuro delle politiche forestali passa attraverso modelli di cooperazione territoriale più ampi, capaci di aggregare competenze, superfici forestali, operatori economici e comunità locali. In questo contesto assumono particolare importanza le Green Community e le nuove forme di governance territoriale promosse anche attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

L'obiettivo è costruire sistemi territoriali in grado di valorizzare in maniera sostenibile le risorse forestali, creando al tempo stesso opportunità economiche e benefici ambientali.

Conoscere le foreste per costruire politiche efficaci

Il rapporto sottolinea infine l'importanza della disponibilità di dati aggiornati e affidabili. Per molti anni le informazioni statistiche sulle foreste italiane sono risultate frammentarie o incomplete, rendendo difficile la pianificazione di strategie di lungo periodo.

La costruzione di un database nazionale delle superfici forestali e degli indici di boscosità rappresenta quindi un passaggio fondamentale per migliorare la conoscenza del patrimonio forestale italiano. Solo attraverso dati precisi è possibile programmare interventi efficaci di tutela, gestione e valorizzazione.

L'immagine che emerge dal lavoro di PEFC è quella di un Paese in cui le foreste occupano ormai un ruolo centrale nelle politiche territoriali. Non più semplice sfondo paesaggistico o conseguenza dell'abbandono rurale, ma infrastruttura verde strategica per affrontare le sfide climatiche, ambientali ed economiche dei prossimi decenni. Una risorsa che richiede conoscenza, pianificazione e una gestione sempre più integrata tra istituzioni, imprese e comunità locali.

Arianna Andalusi

Scrittrice, ghostwriter e redattrice su tematiche ambientali e di sostenibilità sociale