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L'Italia brucia in anticipo: incendi oltre la media

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  • Di Redazione BoLab

Roghi in anticipo e superfici bruciate in aumento: caldo estremo e siccità aggravano un fenomeno che resta quasi sempre di origine umana

La stagione degli incendi boschivi è iniziata con settimane di anticipo e i primi dati del 2026 confermano un quadro di crescente pressione sugli ecosistemi italiani. Secondo le elaborazioni del sistema europeo  EFFIS (European Forest Fire Information System) , tra il 1° gennaio e l'8 luglio in Italia sono andati in fumo circa 12.590 ettari, un valore superiore del 26% rispetto alla media dello stesso periodo calcolata tra il 2006 e il 2025. Nello stesso intervallo sono stati censiti 112 incendi di grandi dimensioni, contro una media storica di 65 eventi, segnale di una stagione che si è aperta molto prima del consueto.

Il dato più significativo riguarda proprio l'anticipo del fenomeno. Le serie storiche di EFFIS mostrano infatti che già tra la fine di marzo e il mese di giugno le superfici percorse dal fuoco sono rimaste costantemente al di sopra della media pluriennale, una dinamica che normalmente si osserva solo nel pieno dell'estate. A favorire la propagazione dei roghi sono le alte temperature, la prolungata assenza di precipitazioni e il forte disseccamento della vegetazione, condizioni che aumentano la rapidità di propagazione delle fiamme una volta avvenuto l'innesco.

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L'andamento del 2026 conferma quanto già emerso dall'ultimo rapporto annuale di  ISPRA sugli incendi boschivi. Nel 2025 in Italia erano stati percorsi dal fuoco 965 km² di territorio, quasi il doppio rispetto al 2024 e il quinto valore più elevato dal 2006. Le regioni maggiormente interessate continuano a essere Sicilia, Calabria e Campania, che da sole rappresentano oltre il 70% della superficie forestale bruciata a livello nazionale. Particolarmente preoccupante anche il coinvolgimento delle aree naturali protette: oltre il 30% della superficie totale percorsa dagli incendi ricade infatti all'interno di parchi e riserve naturali, con effetti diretti sulla biodiversità e sugli habitat più fragili.

A livello territoriale, nelle ultime settimane si sono registrati incendi significativi anche in Sardegna, Umbria, Lazio e Puglia, mentre la situazione resta critica in diverse aree del Mediterraneo. Secondo il Joint Research Centre della Commissione europea, all'8 luglio nell'Unione europea erano già bruciati oltre 155.000 ettari, un valore superiore alla media degli ultimi vent'anni, con Spagna, Francia, Portogallo e Grecia tra i Paesi maggiormente colpiti.

Se il cambiamento climatico crea condizioni sempre più favorevoli alla propagazione delle fiamme, le cause degli incendi restano però prevalentemente di origine antropica. Le analisi di ISPRA indicano che solo circa l'1% dei roghi in Italia è riconducibile a cause naturali, come i fulmini. Tutti gli altri derivano da comportamenti colposi – come abbruciamenti agricoli non controllati, mozziconi di sigaretta o cattiva manutenzione – oppure da azioni dolose. Il caldo estremo, quindi, non rappresenta generalmente la causa diretta dell'incendio, ma agisce come un potente fattore moltiplicatore, rendendo la vegetazione più secca e aumentando la velocità di propagazione del fuoco.

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Le conseguenze non riguardano soltanto il patrimonio forestale. Gli incendi determinano infatti ingenti emissioni di anidride carbonica, compromettono la capacità dei boschi di assorbire carbonio, aumentano il rischio di dissesto idrogeologico e favoriscono la perdita di biodiversità. A ciò si aggiungono i danni economici per agricoltura, turismo e infrastrutture, oltre ai costi sempre più elevati delle attività di spegnimento e ripristino ambientale.

Per gli esperti la risposta non può limitarsi al rafforzamento dei mezzi antincendio. Diventano sempre più strategici la gestione attiva delle foreste, la manutenzione del territorio, il controllo dell'accumulo di biomassa e il monitoraggio satellitare, strumenti capaci di ridurre il rischio prima ancora che si sviluppino i focolai.