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- Di Redazione BoLab
Oltre 80 nidi di Caretta caretta monitorati dal WWF: il Mediterraneo cambia, ma aumentano anche le sfide per la conservazione
L'estate 2026 conferma un trend ormai evidente: le coste italiane, e in particolare quelle siciliane, stanno assumendo un ruolo sempre più importante per la riproduzione della Caretta caretta, la tartaruga marina simbolo del Mediterraneo. Secondo il WWF, sono già circa 80 i nidi individuati, messi in sicurezza e monitorati lungo le spiagge della Sicilia, grazie all'attività quotidiana dei volontari impegnati nella ricerca delle tracce lasciate dalle femmine durante la nidificazione.
La stagione riproduttiva è accompagnata anche da nuove attività di ricerca. Nell'ambito del progetto europeo LIFE ADAPTS , due esemplari che hanno deposto le uova nel Siracusano sono stati dotati di trasmettitori GPS. Insieme a una tartaruga già monitorata dal 2025 nel Ragusano, i ricercatori possono ora seguire gli spostamenti di tre femmine adulte, raccogliendo informazioni preziose sulle rotte migratorie, sulle aree di alimentazione e sui comportamenti riproduttivi della specie.

Tra gli episodi che hanno caratterizzato questa stagione c'è anche quello avvenuto a Marzamemi, dove una femmina è rimasta disorientata tra lettini e ombrelloni di uno stabilimento balneare senza riuscire a deporre le uova. Solo il tempestivo intervento del personale della spiaggia e dei volontari del WWF ha consentito all'animale di tornare in mare senza conseguenze. L'episodio evidenzia uno dei principali fattori di pressione sulle tartarughe marine: la crescente antropizzazione delle spiagge, unita all'inquinamento luminoso e alla presenza di ostacoli artificiali che possono compromettere la nidificazione.
Negli ultimi anni il numero di nidificazioni registrate in Italia è aumentato sensibilmente. Se in passato la deposizione delle uova era concentrata soprattutto nelle coste della Calabria meridionale, di Lampedusa e della Sicilia sud-orientale, oggi i nidi vengono osservati con sempre maggiore frequenza anche lungo le coste tirreniche e dell'alto Adriatico. Secondo la comunità scientifica, questo fenomeno è probabilmente legato sia al progressivo riscaldamento delle acque superficiali del Mediterraneo sia all'efficacia delle attività di monitoraggio, che permettono di individuare un numero crescente di nidi rispetto al passato.

La Caretta caretta, classificata come specie vulnerabile dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), continua tuttavia a essere esposta a numerose minacce. Catture accidentali durante le attività di pesca, ingestione di rifiuti plastici, collisioni con imbarcazioni, perdita degli habitat costieri e disturbo antropico rappresentano ancora i principali fattori di mortalità. La tutela dei siti di nidificazione è quindi solo uno degli elementi di una strategia più ampia che comprende il recupero degli esemplari feriti, la riduzione della plastica dispersa in mare e la promozione di pratiche di pesca più sostenibili.
Il monitoraggio dei nidi assume inoltre un importante valore scientifico. Le temperature della sabbia influenzano infatti il sesso dei piccoli durante l'incubazione, rendendo le tartarughe marine una delle specie più sensibili agli effetti del cambiamento climatico. Comprendere come evolvono le aree di nidificazione e come cambiano le condizioni ambientali delle spiagge italiane sarà fondamentale per definire future strategie di conservazione.
L'aumento dei nidi osservato in Sicilia rappresenta quindi un segnale positivo, ma non autorizza ad abbassare la guardia. La presenza sempre più frequente delle tartarughe marine sulle coste italiane conferma il valore ecologico del Mediterraneo, ma ricorda anche quanto la convivenza tra biodiversità e attività umane richieda gestione, monitoraggio e una crescente attenzione alla tutela degli ecosistemi costieri.



