- INFO POINT
- Di Aurelio Coppi
- Dalla piscina tradizionale all'ecosistema artifici
- Biopiscine, biolaghi e piscine laguna: cosa cambia
- Biopiscine, biolaghi e piscine laguna: cosa cambia
- Fitodepurazione e biofiltri: la tecnologia che sos
- Meno chimica, meno energia: i vantaggi ambientali
- Dagli hotel ai parchi pubblici: i progetti che fan
- Costi, limiti e prospettive di un mercato in cresc
Biopiscine, biolaghi e piscine laguna: come funzionano i sistemi senza cloro che stanno cambiando il concetto di balneazione sostenibile
Per decenni la piscina è stata sinonimo di acqua cristallina ottenuta grazie a cloro, disinfettanti chimici e impianti di filtrazione sempre più sofisticati. Oggi, però, la crescente attenzione verso la sostenibilità ambientale, il risparmio idrico e la qualità degli spazi verdi sta favorendo la diffusione di una nuova generazione di bacini balneabili: biopiscine, biolaghi e piscine laguna. Sebbene vengano spesso utilizzati come sinonimi, questi sistemi presentano caratteristiche progettuali differenti, ma condividono un principio fondamentale: mantenere l'acqua pulita sfruttando prevalentemente processi biologici, fisici e naturali, riducendo o eliminando completamente il ricorso ai prodotti chimici.
Nati oltre quarant'anni fa tra Austria e Germania, questi impianti sono oggi diffusi in tutta Europa, dagli hotel alle abitazioni private, fino ai parchi pubblici e alle strutture turistiche. La loro evoluzione è stata accompagnata da importanti studi scientifici sul funzionamento degli ecosistemi acquatici, sulla fitodepurazione e sulla microbiologia delle acque, consentendo di raggiungere livelli qualitativi sempre più elevati.

La sostenibilità incontra il benessere
Il risultato è una soluzione che unisce paesaggio, biodiversità e benessere, offrendo un'alternativa alle piscine tradizionali in un momento in cui la gestione sostenibile delle risorse idriche è diventata una priorità anche per il settore edilizio e turistico.


Dalla piscina tradizionale all'ecosistema artificiale
L'idea di realizzare specchi d'acqua balneabili senza ricorrere al cloro nasce negli anni Ottanta in Austria e Germania, dove botanici, ecologi e progettisti iniziano a studiare come replicare artificialmente i processi naturali che mantengono in equilibrio laghi e zone umide. Da queste ricerche prendono forma i primi natural swimming pools, oggi regolati in diversi Paesi da specifiche linee guida tecniche elaborate da organismi come la Forschungsgesellschaft Landschaftsentwicklung Landschaftsbau (FLL) tedesca e dall' International Organization for Natural Bathing Waters (IOB).


Il principio è semplice solo in apparenza. In natura la qualità dell'acqua dipende dall'interazione tra microrganismi, piante acquatiche, substrati minerali, luce solare e continuo ricambio biologico. Le biopiscine cercano di riprodurre questi meccanismi attraverso un progetto ingegneristico accurato, dove ogni elemento svolge una funzione precisa nel mantenimento dell'equilibrio ecologico.
A differenza di un lago naturale, tuttavia, questi impianti sono sistemi controllati. La circolazione dell'acqua viene garantita da pompe a basso consumo, mentre i processi di filtrazione biologica vengono dimensionati in funzione del numero di bagnanti, del volume della vasca e delle condizioni climatiche. L'obiettivo non è creare uno stagno ornamentale, ma un ambiente balneabile stabile, con parametri microbiologici costantemente monitorati.
Negli ultimi anni il settore ha registrato una forte crescita anche grazie ai progressi nelle tecnologie di filtrazione. L'introduzione di biofiltri ad alta efficienza, pompe elettroniche a velocità variabile e sistemi di monitoraggio automatico ha reso possibile realizzare impianti sempre più affidabili anche in contesti urbani, dove fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare una piscina completamente priva di cloro.
Biopiscine, biolaghi e piscine laguna: cosa cambia davvero
Nel linguaggio comune questi termini vengono spesso utilizzati indistintamente, ma dal punto di vista progettuale indicano tipologie differenti.
La biopiscina è generalmente costituita da due aree principali: una destinata alla balneazione e una dedicata alla rigenerazione biologica dell'acqua. Quest'ultima ospita substrati minerali, batteri utili e piante acquatiche che contribuiscono alla rimozione dei nutrienti responsabili della proliferazione algale. L'acqua viene continuamente fatta circolare tra le due zone, mantenendo un equilibrio biologico stabile senza l'impiego di disinfettanti tradizionali.

Il biolago rappresenta invece la soluzione più vicina agli ecosistemi naturali. Le superfici dedicate alla vegetazione risultano generalmente più estese, le profondità sono variabili e l'integrazione paesaggistica assume un ruolo centrale. Il risultato è uno specchio d'acqua che ricorda un lago naturale, dove la balneazione convive con una ricca biodiversità vegetale e animale. Non è raro osservare la presenza di libellule, anfibi o piccoli invertebrati acquatici, indicatori di un ecosistema in equilibrio..

Le piscine laguna, infine, perseguono un obiettivo prevalentemente estetico. Diffuse soprattutto nei resort turistici e nei grandi complessi alberghieri, riproducono l'aspetto delle lagune tropicali grazie a fondali degradanti, spiagge artificiali, rocce e acque turchesi. A differenza delle biopiscine, però, molte piscine laguna continuano a utilizzare sistemi di disinfezione convenzionali, seppur spesso integrati con tecnologie di filtrazione avanzata, sterilizzazione UV o trattamenti a ozono per ridurre il consumo di cloro.

Negli ultimi anni si stanno diffondendo anche soluzioni ibride che combinano processi biologici e tecnologie tradizionali. L'obiettivo è ottenere elevati standard igienico-sanitari limitando il ricorso ai prodotti chimici, soprattutto nelle strutture ricettive caratterizzate da un intenso afflusso di utenti.
Dal punto di vista normativo il quadro europeo è ancora eterogeneo. Alcuni Paesi, come Austria, Germania e Svizzera, dispongono di standard tecnici consolidati per la progettazione e la gestione delle biopiscine, mentre in Italia il settore è disciplinato principalmente attraverso norme generali sugli impianti natatori e regolamenti sanitari regionali. Ciò non ha però impedito una crescita costante del mercato, favorita dalla maggiore sensibilità verso il paesaggio e dall'interesse per soluzioni capaci di coniugare design, sostenibilità ed efficienza energetica.


Fitodepurazione e biofiltri: la tecnologia che sostituisce il cloro
Il cuore di una biopiscina non è la vasca destinata alla balneazione, ma il sistema che mantiene l'acqua in equilibrio. A differenza delle piscine tradizionali, dove la qualità dell'acqua dipende principalmente dall'azione del cloro e dalla filtrazione meccanica, nelle biopiscine il lavoro viene svolto da una complessa combinazione di processi biologici, fisici e idraulici.
Il primo elemento è costituito dalla filtrazione meccanica, che trattiene foglie, polveri e particelle sospese attraverso skimmer, prefiltro e pompe di circolazione. Successivamente l'acqua attraversa i biofiltri, letti costituiti da ghiaia, sabbia silicea, zeoliti o altri materiali minerali caratterizzati da un'elevata superficie specifica. Qui si sviluppa il cosiddetto biofilm, una sottile comunità di batteri e microrganismi che rappresenta il vero motore biologico dell'impianto.

Questi batteri degradano la sostanza organica introdotta dai bagnanti e dall'ambiente circostante, trasformando composti azotati e altre sostanze potenzialmente responsabili della proliferazione delle alghe. Il principio è lo stesso impiegato in molti impianti di depurazione delle acque reflue, ma adattato a un ambiente destinato alla balneazione.
Nelle biopiscine tradizionali il sistema è completato dalla zona di rigenerazione, dove crescono piante acquatiche come giunchi, iris d'acqua, tife, carici e cannucce di palude. Le loro radici ospitano ulteriori colonie batteriche e contribuiscono ad assorbire parte dei nutrienti disciolti nell'acqua. È importante sottolineare che non sono tanto le piante a depurare direttamente l'acqua, quanto l'ecosistema microbiologico che si sviluppa attorno al loro apparato radicale.
Negli ultimi anni, tuttavia, l'evoluzione tecnologica ha portato alla diffusione delle cosiddette biopiscine di nuova generazione, nelle quali la superficie dedicata alla vegetazione viene notevolmente ridotta o addirittura eliminata. In questi impianti la funzione depurativa è affidata quasi esclusivamente a biofiltri ad alta efficienza, membrane minerali e sistemi di controllo elettronico della circolazione. Il vantaggio principale consiste nella possibilità di ottenere un'estetica molto simile a quella di una piscina tradizionale, mantenendo però un consumo estremamente ridotto di prodotti chimici.


Trattamenti complementari per la qualità dell'acqua
In molti casi vengono inoltre integrati trattamenti complementari mediante raggi ultravioletti (UV-C) o ozono, che non sostituiscono la filtrazione biologica ma contribuiscono a limitare la presenza di microrganismi indesiderati senza generare i sottoprodotti tipici della clorazione. Si tratta di soluzioni particolarmente diffuse nelle strutture ricettive e nei centri benessere, dove gli elevati carichi di balneazione richiedono standard igienici ancora più rigorosi.
Meno chimica, meno energia: i vantaggi ambientali
Il principale motivo che spinge privati, strutture ricettive e amministrazioni pubbliche verso le biopiscine è la possibilità di ridurre sensibilmente l'impatto ambientale rispetto agli impianti tradizionali. Il beneficio più evidente riguarda l'eliminazione, o comunque la drastica riduzione, dei prodotti chimici normalmente utilizzati per la disinfezione.

Il cloro continua a rappresentare uno dei sistemi più efficaci per garantire la sicurezza microbiologica delle piscine convenzionali, ma può dare origine a sottoprodotti come le clorammine, responsabili del tipico odore di piscina e di fenomeni di irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, soprattutto negli impianti coperti. Nei sistemi biologici questi composti sono assenti o presenti in quantità trascurabili, migliorando il comfort di balneazione e riducendo il rischio di reazioni cutanee nei soggetti più sensibili.
Anche dal punto di vista energetico le differenze possono essere significative. Le moderne pompe a velocità variabile consumano molta meno energia rispetto ai vecchi sistemi di circolazione continua e possono essere alimentate da impianti fotovoltaici o integrate in sistemi domotici che ottimizzano il funzionamento in base alla temperatura e all'utilizzo della vasca.
In molte installazioni la richiesta energetica complessiva risulta inferiore rispetto a quella di una piscina tradizionale con trattamento chimico continuo.
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la durata dell'acqua. In una biopiscina correttamente progettata non è necessario svuotare completamente la vasca ogni stagione, come avviene in alcuni impianti tradizionali. L'acqua rimane infatti parte integrante dell'ecosistema biologico e viene reintegrata esclusivamente per compensare evaporazione, precipitazioni o normali operazioni di manutenzione. Ciò consente un importante risparmio della risorsa idrica, particolarmente rilevante nelle aree soggette a stress idrico.
L'inserimento paesaggistico rappresenta un ulteriore punto di forza. A differenza delle piscine tradizionali, spesso percepite come elementi estranei al contesto naturale, biolaghi e biopiscine possono diventare habitat per insetti impollinatori, anfibi e numerose specie vegetali, contribuendo ad aumentare la biodiversità locale. Naturalmente ciò richiede una progettazione attenta: l'obiettivo non è trasformare la vasca in uno stagno, ma creare un ecosistema stabile, dove la presenza della fauna non comprometta la qualità dell'acqua destinata alla balneazione.

Esistono tuttavia anche alcune criticità. La progettazione è decisamente più complessa rispetto a una piscina convenzionale e richiede competenze multidisciplinari che spaziano dall'idraulica all'ecologia applicata. Inoltre, l'equilibrio biologico necessita di un periodo iniziale di maturazione e può risentire di errori nella gestione, di un numero eccessivo di bagnanti o dell'introduzione accidentale di nutrienti. Per questo motivo gli specialisti del settore sottolineano come il successo di una biopiscina dipenda soprattutto dalla qualità del progetto e dalla corretta manutenzione nel tempo, più che dalla semplice scelta di eliminare il cloro.
Dagli hotel ai parchi pubblici: i progetti che fanno scuola
Se negli anni Ottanta le biopiscine erano considerate una soluzione di nicchia, oggi rappresentano una realtà consolidata in numerosi Paesi europei. Austria, Germania e Svizzera sono state le prime a investire in questa tecnologia, sviluppando competenze che hanno trasformato il settore in un vero comparto dell'edilizia sostenibile. Oggi migliaia di impianti sono operativi tra abitazioni private, strutture ricettive, campeggi, centri benessere e aree pubbliche.
Tra i casi più significativi figurano i grandi laghi balneabili artificiali realizzati in Austria, dove alcune amministrazioni hanno scelto di sostituire le piscine tradizionali con bacini a depurazione biologica inseriti nel paesaggio. In Germania, invece, numerosi campeggi e resort utilizzano biolaghi come elemento distintivo dell'offerta turistica, riducendo il consumo di prodotti chimici e valorizzando la biodiversità locale.


Anche il settore alberghiero sta contribuendo alla diffusione di queste soluzioni. Catene specializzate nell'ecoturismo e hotel di alta gamma scelgono sempre più spesso biopiscine e piscine laguna per differenziare l'esperienza degli ospiti, integrando gli impianti con giardini, sistemi di raccolta dell'acqua piovana e impianti fotovoltaici. Il risultato è un'infrastruttura che non rappresenta soltanto un servizio ricreativo, ma diventa parte integrante della strategia ambientale della struttura.
In Italia il fenomeno è più recente, ma in costante crescita. Le prime realizzazioni risalgono ai primi anni Duemila, soprattutto nel Nord Italia, dove progettisti e paesaggisti hanno importato il know-how sviluppato nei Paesi di lingua tedesca. Oggi biopiscine e biolaghi sono presenti in agriturismi, relais, campeggi e abitazioni private distribuiti lungo tutta la penisola, con una particolare concentrazione nelle regioni alpine e prealpine, dove l'integrazione con il paesaggio naturale costituisce un valore aggiunto.
Negli ultimi anni cresce anche l'interesse delle amministrazioni comunali. Alcuni progetti pilota stanno valutando la possibilità di realizzare aree balneabili pubbliche basate su sistemi di depurazione biologica, una soluzione già sperimentata con successo in diversi Paesi europei. La sfida consiste nel garantire contemporaneamente elevati standard igienico-sanitari, sostenibilità economica e una gestione compatibile con l'elevato numero di utenti tipico delle strutture pubbliche.

Costi, limiti e prospettive di un mercato in crescita
Uno dei principali ostacoli alla diffusione delle biopiscine continua a essere il costo iniziale. A parità di superficie balneabile, un impianto biologico richiede generalmente un investimento superiore rispetto a una piscina tradizionale, soprattutto a causa della maggiore complessità progettuale, dei sistemi di filtrazione e della realizzazione dell'area di rigenerazione. Nel caso dei biolaghi, inoltre, è necessario disporre di spazi più ampi, poiché una parte significativa della superficie è dedicata ai processi biologici.
Questa differenza tende però a ridursi nel lungo periodo. L'eliminazione di gran parte dei prodotti chimici, la minore necessità di sostituire completamente l'acqua e i consumi energetici contenuti permettono infatti di abbassare i costi di gestione. Molto dipende naturalmente dalla tipologia dell'impianto: le moderne biopiscine compatte, dotate di biofiltri ad alta efficienza, occupano spazi sempre più ridotti e risultano adatte anche a contesti urbani, ampliando notevolmente il potenziale mercato.
Anche la ricerca continua a evolvere rapidamente. Tra le innovazioni più interessanti figurano i nuovi materiali filtranti ad alta porosità, capaci di offrire una superficie maggiore per lo sviluppo del biofilm batterico, oltre ai sistemi di monitoraggio digitale che controllano in tempo reale temperatura, ossigeno disciolto, pH, conducibilità e portata dell'acqua. Sensori collegati a piattaforme cloud consentono già oggi di individuare tempestivamente eventuali squilibri biologici, programmando automaticamente gli interventi di manutenzione.
Un ruolo crescente sarà probabilmente svolto anche dall'intelligenza artificiale. Alcune aziende stanno sperimentando algoritmi capaci di prevedere l'evoluzione della qualità dell'acqua sulla base delle condizioni meteorologiche, del numero di bagnanti e dei parametri rilevati dai sensori. In prospettiva, questi sistemi potrebbero ottimizzare il funzionamento delle pompe, ridurre ulteriormente i consumi energetici e migliorare la stabilità dell'intero ecosistema.
Le prospettive di crescita appaiono favorevoli anche alla luce delle politiche europee dedicate all'adattamento climatico e all'edilizia sostenibile. La maggiore attenzione verso il risparmio idrico, la riduzione dell'uso di sostanze chimiche e l'incremento della biodiversità urbana rende le biopiscine particolarmente interessanti nei progetti di riqualificazione paesaggistica e nelle nuove strutture ricettive orientate alla sostenibilità.


Naturalmente non si tratta di una soluzione adatta a ogni contesto. Impianti sportivi con elevatissima affluenza, piscine olimpioniche o centri acquatici destinati a competizioni continuano a richiedere sistemi di trattamento tradizionali, più adatti a gestire carichi biologici molto elevati. Nei contesti residenziali, turistici e ricreativi, invece, le tecnologie naturali stanno dimostrando di poter offrire standard qualitativi elevati con un impatto ambientale decisamente inferiore.
Più che sostituire completamente le piscine convenzionali, biopiscine, biolaghi e piscine laguna stanno ampliando le possibilità progettuali a disposizione di architetti, paesaggisti e gestori. L'acqua non viene più considerata soltanto un elemento da mantenere sterile, ma parte di un ecosistema progettato per rimanere stabile nel tempo.
Una visione che riflette un cambiamento più ampio nel modo di concepire gli spazi esterni: non semplici infrastrutture ricreative, ma ambienti capaci di integrare tecnologia, natura e sostenibilità in un unico progetto.
Aurelio Coppi
Esperto di architettura e urbanistica, saltuariamente scrivo anche di architettura e cantiere





