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Biogas, il potenziale nascosto può cambiare l'energia italiana

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  • Di Redazione BoLab

Entro il 2050 il biogas potrebbe coprire una quota strategica della domanda di gas: tecnologie e filiera puntano sul biometano

La transizione energetica italiana potrebbe contare su una risorsa già disponibile, distribuita sul territorio e in larga parte ancora sottoutilizzata. È il biogas, prodotto dalla digestione anaerobica di reflui zootecnici, sottoprodotti agricoli, scarti agroalimentari e frazione organica dei rifiuti urbani, che secondo le più recenti analisi potrebbe garantire entro il 2050 un potenziale produttivo pari a circa 15 miliardi di metri cubi annui di biogas, contribuendo in modo significativo alla sicurezza energetica nazionale e alla decarbonizzazione dei consumi.

Negli ultimi anni il settore ha compiuto un'evoluzione profonda. Se in passato gli impianti erano destinati prevalentemente alla produzione di energia elettrica, oggi il mercato guarda soprattutto al biometano, ottenuto attraverso processi di upgrading che rimuovono anidride carbonica e altre impurità fino a raggiungere caratteristiche analoghe a quelle del gas naturale. Il combustibile così prodotto può essere immesso direttamente nella rete nazionale, impiegato nei trasporti pesanti oppure utilizzato nei processi industriali difficilmente elettrificabili.

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L'Italia parte da una posizione favorevole. Secondo il  Consorzio Italiano Biogas (CIB) e il  Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) , il Paese dispone di una delle filiere agricole e agroindustriali più sviluppate d'Europa, con un patrimonio di biomasse in grado di alimentare una crescita significativa della produzione senza ricorrere a colture dedicate. L'obiettivo è valorizzare soprattutto reflui zootecnici, residui agricoli, sottoprodotti dell'industria alimentare e rifiuti organici, trasformando materiali di scarto in una fonte energetica rinnovabile e programmabile.

L'interesse verso questa tecnologia è sostenuto anche dagli investimenti del PNRR, che finanzia la riconversione di numerosi impianti biogas esistenti in impianti per la produzione di biometano. La strategia punta contemporaneamente a ridurre le emissioni climalteranti, diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas fossile e favorire un modello di economia circolare nel quale gli scarti diventano nuove risorse.

Accanto alla produzione di energia, il processo genera infatti anche il digestato, un residuo ricco di sostanza organica e nutrienti che, se correttamente gestito, può essere utilizzato come fertilizzante, contribuendo a ridurre il ricorso ai concimi di sintesi e a migliorare la fertilità dei suoli agricoli. È uno degli elementi che rende il biometano una tecnologia particolarmente interessante dal punto di vista ambientale, poiché integra produzione energetica e valorizzazione dei residui.

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Le prospettive di crescita restano tuttavia legate ad alcune sfide. La disponibilità di biomasse sostenibili, l'efficienza delle reti di raccolta, l'evoluzione del quadro normativo e la semplificazione autorizzativa saranno fattori determinanti per sfruttare pienamente il potenziale della filiera. Anche l'innovazione tecnologica continua a giocare un ruolo importante, con impianti sempre più efficienti, sistemi avanzati di purificazione del gas e soluzioni digitali per ottimizzare la gestione dei digestori.

In uno scenario energetico caratterizzato dalla progressiva riduzione dell'utilizzo dei combustibili fossili, il biogas e il biometano si candidano così a diventare una componente strategica del mix nazionale. Non rappresentano una soluzione unica alla transizione, ma possono offrire un contributo concreto alla produzione di energia rinnovabile programmabile, alla riduzione delle emissioni e allo sviluppo di un'economia circolare capace di trasformare gli scarti in valore per il territorio.