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Agenda 2030: l'Italia migliora, ma resta in ritardo

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Il Rapporto SDGs 2026 dell'Istat fotografa progressi ambientali e sociali, ma evidenzia criticità su povertà, consumo di suolo e sostenibilità

A cinque anni dalla scadenza dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, l'Italia mostra segnali incoraggianti su diversi fronti della sostenibilità, ma il percorso verso il raggiungimento dei 17 Sustainable Development Goals (SDGs) resta disomogeneo. È quanto emerge dal nuovo Rapporto SDGs 2026 pubblicato dall' ISTAT, che aggiorna il quadro nazionale attraverso 321 misure statistiche, collegate a 148 indicatori internazionali utilizzati per monitorare i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il rapporto evidenzia miglioramenti in diversi indicatori ambientali. Tra i dati più significativi spicca l'aumento delle superfici forestali, che nel 2025 coprono il 31,9% del territorio nazionale, in crescita di 1,7 punti percentuali rispetto al 2015. Cresce anche la biomassa forestale per ettaro (+12,7%) e aumentano le superfici certificate secondo standard di gestione forestale sostenibile, che raggiungono 1,1 milioni di ettari nel 2024 (+9% rispetto all'anno precedente). Nonostante questo progresso, la quota di foreste certificate rappresenta ancora solo l'11,1% del patrimonio forestale italiano, ben al di sotto della media dell'Unione Europea, pari al 55,8%.

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Accanto ai risultati positivi, l'ISTAT richiama l'attenzione sulle persistenti criticità che rallentano il percorso verso gli SDGs. Le condizioni economiche delle famiglie continuano a risentire delle difficoltà degli ultimi anni, mentre restano aperte sfide legate alla riduzione delle disuguaglianze, alla povertà, all'accesso al lavoro di qualità e alla sostenibilità dei modelli di produzione e consumo. Anche gli obiettivi ambientali richiedono un'accelerazione, soprattutto per quanto riguarda la tutela della biodiversità, l'uso efficiente delle risorse naturali e la resilienza ai cambiamenti climatici.

Il Rapporto conferma inoltre come la sostenibilità sia sempre più una questione trasversale. Gli indicatori analizzati mettono infatti in relazione ambiente, economia e aspetti sociali, evidenziando quanto le politiche pubbliche debbano essere integrate. La qualità degli ecosistemi, la gestione delle risorse idriche, la transizione energetica, la salute, l'istruzione e l'innovazione non possono più essere considerate sfide separate, ma componenti di un unico percorso di sviluppo.

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Per supportare questo monitoraggio, l'ISTAT ha ulteriormente ampliato il proprio patrimonio informativo, aggiornando oltre duecento misure statistiche rispetto all'edizione precedente e rendendo disponibili strumenti digitali e grafici interattivi che consentono di seguire l'evoluzione dei singoli obiettivi a livello nazionale e territoriale.

A cinque anni dal traguardo fissato dall'ONU, il messaggio del Rapporto SDGs 2026 è chiaro: l'Italia dispone oggi di una base informativa sempre più solida per misurare la sostenibilità delle proprie politiche, ma i dati mostrano che il ritmo dei progressi non è ancora sufficiente per conseguire tutti gli obiettivi entro il 2030. La sfida sarà trasformare gli indicatori statistici in strumenti di programmazione, capaci di orientare investimenti e decisioni verso uno sviluppo realmente equilibrato dal punto di vista ambientale, economico e sociale.