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Posidonia, scoperto il segreto della sua fotosintesi profonda

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Uno studio rivela come la pianta simbolo del Mediterraneo si sia evoluta per sfruttare la scarsa luce dei fondali. Una scoperta che rafforza il valore della sua tutela

La Posidonia oceanica è uno degli organismi più importanti del Mediterraneo. Le sue praterie ospitano migliaia di specie, proteggono le coste dall'erosione, contribuiscono a mantenere limpide le acque e rappresentano uno dei più efficaci serbatoi naturali di carbonio del pianeta. Oggi una nuova ricerca internazionale ha aggiunto un tassello fondamentale alla conoscenza di questa pianta marina, svelando il meccanismo evolutivo che le permette di vivere e svolgere la fotosintesi anche nelle condizioni di luce estremamente ridotta tipiche dei fondali più profondi.

Lo studio, diffuso attraverso la rivista scientifica  Nature Communications, ha ricostruito l'adattamento evolutivo che ha consentito alla Posidonia di ottimizzare l'utilizzo delle lunghezze d'onda luminose che riescono a penetrare nell'acqua marina. La ricerca mostra come, nel corso dell'evoluzione, questa fanerogama abbia modificato l'organizzazione del proprio apparato fotosintetico, migliorando l'efficienza nella cattura dell'energia disponibile anche in ambienti dove la radiazione solare è fortemente attenuata.

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Il risultato contribuisce a spiegare perché la Posidonia riesca a colonizzare fondali che possono superare i 30-40 metri di profondità nelle acque più trasparenti del Mediterraneo. A queste quote la quantità di luce disponibile è solo una frazione di quella presente in superficie e rappresenta uno dei principali fattori che limitano la crescita delle piante marine. Comprendere i meccanismi molecolari che regolano questo adattamento offre nuove informazioni sulla capacità della specie di rispondere ai cambiamenti ambientali.

La scoperta assume particolare rilevanza in un contesto climatico sempre più critico. Secondo  ISPRA,  UNEP-MAP e la rete scientifica  MedPAN, le praterie di Posidonia sono sottoposte a pressioni crescenti dovute all'aumento della temperatura del mare, all'ancoraggio delle imbarcazioni, alla pesca a strascico illegale, all'inquinamento e alla riduzione della trasparenza delle acque costiere. Una minore penetrazione della luce, infatti, limita direttamente la fotosintesi e può compromettere la sopravvivenza delle praterie, soprattutto nei tratti di costa maggiormente urbanizzati.

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L'importanza ecologica della Posidonia va ben oltre la biodiversità. Le sue praterie producono grandi quantità di ossigeno, stabilizzano i sedimenti e attenuano l'energia del moto ondoso, contribuendo alla difesa naturale delle spiagge. Inoltre, rappresentano uno dei principali ecosistemi di "carbonio blu", capaci di immagazzinare carbonio nei sedimenti per tempi molto lunghi, svolgendo un ruolo significativo nella mitigazione dei cambiamenti climatici.

La ricerca apre ora nuove prospettive anche sul fronte della conservazione. Comprendere come la Posidonia sfrutti la luce disponibile potrà infatti migliorare i modelli che prevedono l'evoluzione delle praterie in funzione dell'aumento delle temperature e della qualità delle acque, offrendo strumenti più accurati per pianificare interventi di tutela e ripristino.