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Enzimi e biotecnologie contro i rifiuti che soffocano i mari

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Il progetto OceanZyme punta sul riciclo enzimatico della plastica marina: una nuova frontiera per l'economia circolare blu

Ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti plastici raggiungono mari e oceani, dove l'esposizione a sole, sale e moto ondoso ne accelera il degrado trasformandoli in frammenti sempre più piccoli e difficili da recuperare. Se la raccolta rappresenta il primo passo indispensabile, la vera sfida è oggi individuare tecnologie capaci di valorizzare questi materiali, spesso contaminati e di qualità inferiore rispetto ai rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. In questo contesto si inserisce OceanZyme, un progetto di ricerca che punta a sviluppare soluzioni di riciclo enzimatico dedicate proprio ai rifiuti plastici recuperati dall'ambiente marino.

L'iniziativa, presentata nell'ambito dei programmi europei dedicati all'economia blu e all'innovazione ambientale, si basa sull'impiego di enzimi in grado di degradare selettivamente alcune tipologie di polimeri, scomponendoli nei loro costituenti chimici di base. A differenza del riciclo meccanico tradizionale, che può compromettere la qualità del materiale dopo ripetuti cicli di lavorazione, il riciclo enzimatico mira a ottenere monomeri riutilizzabili per produrre nuova plastica con caratteristiche comparabili a quelle del materiale vergine.

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La ricerca si concentra soprattutto sui rifiuti raccolti in mare o lungo le coste, dove reti da pesca dismesse, imballaggi e contenitori risultano spesso deteriorati dalla permanenza in acqua. In queste condizioni il riciclo convenzionale diventa complesso sia per la presenza di contaminanti biologici sia per il degrado del materiale. Gli enzimi potrebbero offrire un'alternativa più selettiva, riducendo il numero dei trattamenti necessari e migliorando il recupero delle materie prime.

L'interesse verso queste tecnologie è in costante crescita anche grazie ai risultati ottenuti negli ultimi anni dalla ricerca internazionale. Diversi gruppi scientifici hanno identificato enzimi, come le PETasi e le MHETasi, capaci di degradare il polietilene tereftalato (PET), uno dei polimeri più utilizzati per bottiglie e imballaggi. Alcune aziende europee stanno già sperimentando processi industriali basati su questi principi per produrre plastica riciclata di elevata qualità, riducendo il consumo di materie prime fossili e le emissioni associate alla produzione di nuovi polimeri.

Il progetto OceanZyme si inserisce in questo filone di ricerca con un obiettivo specifico: adattare il riciclo enzimatico alle particolari condizioni dei rifiuti marini. Si tratta di un passaggio non banale, poiché la permanenza in acqua modifica la struttura superficiale delle plastiche e favorisce la formazione di biofilm composti da batteri, alghe e altri microrganismi. Comprendere come questi fattori influenzino l'efficacia degli enzimi rappresenta uno degli aspetti centrali dello studio.

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Secondo il  Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (UNEP), ogni anno finiscono negli ecosistemi acquatici circa 11 milioni di tonnellate di plastica, una quantità destinata ad aumentare senza interventi strutturali lungo l'intera filiera dei materiali. Parallelamente, l'Unione Europea continua a investire nello sviluppo di tecnologie innovative attraverso i programmi  Horizon Europe e la strategia per l'economia circolare, con l'obiettivo di aumentare il recupero delle materie prime e ridurre la dispersione dei rifiuti nell'ambiente.

Il riciclo enzimatico non rappresenta ancora una soluzione definitiva al problema della plastica in mare. Costi industriali, tempi di processo e possibilità di trattare polimeri diversi dal PET sono aspetti ancora oggetto di ricerca. Tuttavia, progetti come OceanZyme dimostrano come le biotecnologie possano diventare uno strumento sempre più importante nella transizione verso un'economia circolare, trasformando rifiuti difficili da recuperare in nuove risorse e contribuendo, insieme alla prevenzione e alla raccolta, a ridurre l'impatto dell'inquinamento marino.