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- Di Redazione BoLab
Nuovi studi valutano un uso innovativo del Mose per proteggere l’ecosistema della laguna di Venezia dai cambiamenti climatici
Il Mose potrebbe avere un futuro diverso da quello per cui è stato progettato. La grande opera di ingegneria idraulica realizzata alle bocche di porto di Venezia, nata per proteggere la città dagli eventi di acqua alta, oggi entra nel dibattito scientifico come possibile strumento per contribuire alla salvaguardia dell’equilibrio ambientale della laguna. L’ipotesi è quella di utilizzare il sistema in modo più evoluto, integrandolo nelle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e alla trasformazione degli ecosistemi costieri.
La laguna veneziana è infatti un ambiente estremamente complesso e fragile, dove convivono dinamiche marine, fluviali e antropiche. Il delicato equilibrio tra ricambio delle acque, trasporto dei sedimenti e presenza di habitat naturali è messo oggi sotto pressione dall’innalzamento del livello del mare, dall’aumento degli eventi meteorologici estremi e dalle modificazioni morfologiche del territorio.

Il nuovo approccio parte da una considerazione: il Mose non deve essere visto soltanto come una barriera contro le maree eccezionali, ma come una componente di un sistema più ampio di gestione ambientale. Studi recenti mostrano infatti che una gestione più “adattiva” delle paratoie potrebbe consentire di ridurre gli interventi non necessari, mantenendo la protezione della città e limitando gli effetti sul funzionamento naturale della laguna.
Una ricerca coordinata dall’ Università di Padova e dall’ Università di Southampton, pubblicata sulla rivista Nature Water, ha analizzato gli eventi di chiusura del Mose verificatisi tra il 2020 e il 2023 attraverso modelli numerici capaci di simulare maree, correnti e condizioni meteorologiche. Secondo lo studio, una strategia di gestione più selettiva potrebbe evitare una parte delle chiusure, mantenendo comunque un adeguato livello di sicurezza per Venezia.
La questione centrale riguarda il rapporto tra protezione della città e tutela dell’ambiente. Una barriera mobile che limita temporaneamente gli scambi tra mare Adriatico e laguna deve infatti essere gestita con attenzione per evitare alterazioni degli equilibri ecologici: dalla circolazione dell’acqua alla distribuzione dei nutrienti, fino alle condizioni di vita delle specie che abitano questo ambiente unico.

In questo scenario il Mose diventa un esempio emblematico delle nuove sfide dell’ingegneria ambientale: non più soltanto grandi opere per contrastare un rischio specifico, ma infrastrutture capaci di adattarsi a fenomeni complessi e in continua evoluzione. La gestione futura dovrà quindi integrare dati climatici, monitoraggi ambientali e modelli previsionali per individuare il momento più corretto per attivare le barriere.
Il tema assume un’importanza ancora maggiore considerando le prospettive legate all’aumento del livello medio del mare. Secondo diversi studi, la crescita degli eventi estremi e la progressiva trasformazione del clima richiederanno nuove strategie di protezione per Venezia e per la sua laguna, andando oltre la sola difesa dalle acque alte.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi trasformare il Mose da semplice sistema di emergenza a strumento di gestione intelligente del territorio. Una possibile evoluzione che unisce tecnologia, ricerca scientifica e conservazione ambientale, con un obiettivo ambizioso: proteggere Venezia senza compromettere l’ecosistema che da secoli rende unica la sua laguna.



