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- Di Redazione BoLab
Legambiente propone di recuperare gli ex distributori di carburante trasformandoli in aree verdi contro caldo e degrado.
Le aree dove un tempo sorgevano distributori di carburante potrebbero diventare piccoli polmoni verdi nelle città del futuro. È la proposta avanzata da Legambiente Gorizia APS, che nell’ambito delle strategie di ripristino ambientale propone di trasformare le numerose stazioni di servizio dismesse in oasi verdi urbane, capaci di migliorare la qualità dell’aria, mitigare gli effetti delle ondate di calore e contribuire alla gestione delle acque meteoriche.
L’idea nasce dall’osservazione di un cambiamento ormai evidente: con la progressiva transizione verso la mobilità elettrica e la trasformazione del settore dei trasporti, molte aree occupate in passato da impianti di distribuzione carburanti rischiano di rimanere inutilizzate. Per Legambiente queste superfici rappresentano invece una risorsa urbana da recuperare attraverso interventi di bonifica, rinaturalizzazione e rifunzionalizzazione.
La trasformazione proposta prevede un percorso in più fasi: prima la corretta rimozione delle strutture esistenti e la bonifica dei terreni potenzialmente contaminati, poi la realizzazione di nuovi spazi verdi con alberature, arbusti e superfici permeabili. Questi interventi possono generare una serie di benefici ambientali: aumento della capacità di assorbimento della CO2, riduzione dell’effetto “isola di calore” tipico delle aree urbane asfaltate e maggiore capacità del territorio di trattenere l’acqua durante eventi meteorologici intensi.

Il tema si inserisce in una prospettiva più ampia di infrastrutture verdi urbane, sempre più considerate strumenti fondamentali per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Piccole aree naturali distribuite all’interno delle città possono infatti svolgere funzioni ecologiche importanti, creando habitat per insetti impollinatori e piccoli animali, migliorando il microclima locale e aumentando la qualità della vita dei cittadini.
La proposta di Legambiente Gorizia si collega anche agli obiettivi europei di ripristino della natura, che prevedono il recupero degli ecosistemi degradati e una maggiore attenzione al ruolo del verde nei contesti urbani. L’associazione ha evidenziato come il recupero degli ex distributori possa diventare una delle azioni concrete per aumentare la resilienza dei territori e accompagnare la transizione ecologica.
Il caso di Gorizia si inserisce in un percorso locale già caratterizzato da una crescente attenzione alle infrastrutture verdi e alla tutela degli ecosistemi urbani. La stessa realtà territoriale ha visto iniziative dedicate al recupero ambientale di aree degradate, come il caso di spazi precedentemente compromessi che hanno sviluppato processi spontanei di rinaturalizzazione, diventando habitat di valore ecologico.

Dal punto di vista tecnico, il recupero degli ex distributori rappresenta una sfida che richiede competenze multidisciplinari: analisi ambientali dei suoli, eventuali interventi di decontaminazione, progettazione paesaggistica e scelta delle specie vegetali più adatte alle condizioni climatiche locali. Non si tratta quindi soltanto di “piantare alberi”, ma di progettare nuovi ecosistemi urbani capaci di funzionare nel tempo.
La trasformazione di vecchie aree dedicate ai combustibili fossili in spazi verdi rappresenta anche un forte valore simbolico: luoghi nati per alimentare un modello energetico basato sulle fonti fossili possono diventare punti di rigenerazione ambientale e di educazione alla sostenibilità.
La sfida ora è passare dalla proposta alla realizzazione, costruendo un modello replicabile anche in altri territori. Gli ex distributori potrebbero così diventare una nuova generazione di infrastrutture ambientali: piccole aree verdi diffuse capaci di restituire spazio alla natura proprio nei luoghi dove per decenni ha dominato il cemento.



