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- Di Redazione BoLab
In Italia 144 GW di progetti rinnovabili attendono autorizzazioni: il nodo burocratico rallenta la transizione energetica.
La transizione energetica italiana accelera sul piano degli obiettivi, ma rallenta quando arriva il momento di trasformare i progetti in impianti reali. Nel Paese risultano infatti ancora fermi nei procedimenti autorizzativi 144 GW di nuova capacità da fonti rinnovabili, un volume di energia potenziale che rappresenta uno dei principali nodi della decarbonizzazione nazionale. I dati evidenziano un divario crescente tra la necessità di aumentare rapidamente la produzione da fonti pulite e la capacità del sistema amministrativo di accompagnare gli investimenti.
Secondo le analisi dell’ Osservatorio Regions2030, dal 2020 sono stati presentati in Italia progetti per circa 186 GW complessivi, suddivisi tra impianti fotovoltaici ed eolici. Di questi, solo una parte ha completato positivamente il percorso autorizzativo, mentre una quota significativa resta sospesa in attesa di valutazioni ambientali, pareri tecnici e decisioni amministrative.
Il problema non riguarda la disponibilità tecnologica. Fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo sono ormai soluzioni mature e in grado di contribuire concretamente alla riduzione delle emissioni climalteranti. Il vero ostacolo è rappresentato dalla complessità degli iter necessari per arrivare alla costruzione degli impianti: procedure spesso lunghe, sovrapposizione di competenze e necessità di coordinare valutazioni ambientali, paesaggistiche e territoriali.

Un quadro confermato anche dai dati più recenti sullo stato delle autorizzazioni. A inizio 2026 oltre il 70% dei progetti rinnovabili in valutazione risultava ancora in attesa di completamento degli iter amministrativi, con numerosi casi caratterizzati da tempi particolarmente lunghi.
La questione è particolarmente rilevante perché l’Italia deve aumentare rapidamente la propria capacità di generazione da fonti rinnovabili per raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici europei. Ogni anno di ritardo nella realizzazione degli impianti significa minore produzione di energia pulita, maggiore dipendenza dalle fonti fossili e una maggiore esposizione alla volatilità dei mercati energetici.
Il rallentamento autorizzativo, tuttavia, non può essere interpretato soltanto come un problema burocratico. La realizzazione di grandi impianti energetici richiede infatti un equilibrio delicato tra sviluppo delle rinnovabili, tutela del paesaggio, protezione degli ecosistemi e corretta pianificazione territoriale. La sfida è quindi costruire procedure più rapide senza ridurre la qualità delle valutazioni ambientali.

Una possibile soluzione passa dalla semplificazione degli iter, dalla maggiore chiarezza sulle aree idonee e dal rafforzamento del coordinamento tra Stato, Regioni ed enti locali. L’obiettivo è evitare che progetti strategici rimangano bloccati per anni senza una decisione definitiva, positiva o negativa.
Anche il tema della localizzazione diventa centrale. Nei prossimi anni sarà necessario individuare con maggiore precisione dove installare nuovi impianti, privilegiando aree già compromesse, superfici industriali, infrastrutture esistenti e soluzioni come l’agrivoltaico, capaci di integrare produzione energetica e attività agricole.
La transizione energetica italiana si trova quindi davanti a un passaggio decisivo: non basta avere progetti e tecnologie disponibili, serve la capacità di trasformarli rapidamente in infrastrutture operative. I 144 GW oggi fermi rappresentano una grande opportunità, ma anche un indicatore della distanza ancora esistente tra gli obiettivi climatici e la loro concreta realizzazione.



