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- Di Redazione BoLab
Nel 2026 registrati 638 casi nei cinghiali: la PSA colpisce anche gli allevamenti e torna a crescere in Europa
La peste suina africana torna a preoccupare l’Italia e il nuovo fronte caldo è la Toscana. Dall’inizio del 2026 sono stati registrati 638 casi positivi tra i cinghiali, il dato più alto a livello nazionale nell’anno in corso. L’epidemia, partita dalla provincia di Massa-Carrara, si è estesa a Lucca e Pistoia, coinvolgendo anche due allevamenti a Comano e San Marcello Piteglio.
La PSA è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce suini domestici e cinghiali. Non rappresenta un rischio per la salute umana, ma può avere conseguenze pesanti sul piano sanitario ed economico: quando il virus entra in un allevamento scattano abbattimenti, restrizioni alla movimentazione degli animali e limiti commerciali.

A rendere difficile il controllo è anche la capacità del virus di spostarsi senza il movimento diretto di animali infetti. Fango e materiale organico contaminato possono essere trasportati su scarpe, attrezzature, veicoli o ruote di biciclette. Chi frequenta boschi e aree rurali può quindi diventare un vettore passivo, pur senza correre alcun rischio di infezione.
Regione Toscana e Anci hanno avviato un coordinamento con i Comuni per uniformare la risposta sul territorio. Sono previsti Gruppi operativi territoriali provinciali, campagne informative, cartelli con QR code e controlli delle aree pubbliche, oltre a una gestione coordinata della raccolta delle carcasse di cinghiale.

Il problema supera però i confini regionali. Nel 2025 nell’Unione europea sono stati registrati 11.036 episodi tra i cinghiali, il 44% in più rispetto al 2024, mentre i focolai nei suini domestici sono saliti a 585, con un incremento del 76%. La ricomparsa della malattia in Spagna dopo 31 anni e i primi casi in Finlandia confermano che la PSA resta una delle emergenze veterinarie più difficili da contenere in Europa.
La sfida è soprattutto preventiva: sorveglianza, biosicurezza e comportamenti corretti sono decisivi per limitare la circolazione del virus e proteggere la filiera suinicola



