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Le meduse spengono l’atomo

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  • Di Redazione BoLab

A Gravelines tre reattori fermati: gli sciami hanno ostruito le prese d’acqua necessarie al raffreddamento

Un’invasione di meduse può davvero fermare una centrale nucleare. È accaduto il 10 agosto 2026 a Gravelines, nel nord della Francia, dove un arrivo massiccio di organismi gelatinosi ha ostruito i sistemi di filtrazione dell’acqua di mare. Le unità 3 e 4 si sono arrestate automaticamente; EDF ha poi fermato il reattore 2 e ridotto al 50% la potenza dell’unità 1. Il reattore 5 era già in manutenzione, mentre il 6 è rimasto operativo.

Il problema non riguarda il combustibile nucleare, ma la “sorgente fredda” dell’impianto. Le centrali devono sottrarre grandi quantità di calore al ciclo a vapore: a Gravelines l’acqua marina viene prelevata da stazioni di pompaggio e usata in circuiti separati da quello radioattivo, contribuendo alla condensazione del vapore. Prima di entrare nell’impianto attraversa griglie e tamburi filtranti. Se tonnellate di meduse si accumulano rapidamente, la portata può diminuire fino a imporre lo spegnimento o una riduzione di potenza.

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Non è stato un incidente nucleare. EDF ha precisato che l’evento non ha avuto conseguenze sulla sicurezza, sul personale o sull’ambiente: gli arresti automatici fanno parte delle protezioni previste quando l’acqua di raffreddamento scarseggia.

C’è anche un precedente quasi identico. Nell’agosto 2025, nello stesso sito, un altro afflusso di meduse aveva provocato l’arresto automatico di quattro unità. Dopo quell’episodio EDF aveva rafforzato la sorveglianza con telecamere, monitoraggio costiero e collaborazione con pescatori.

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Gli sciami restano difficili da prevedere. Temperatura, salinità, correnti, disponibilità di cibo e struttura dell’ecosistema possono favorirne l’aggregazione. Il riscaldamento dei mari è un possibile fattore di rischio, ma la letteratura scientifica invita a evitare spiegazioni troppo semplici: non è dimostrato che le proliferazioni stiano aumentando ovunque. Per le centrali costiere il problema è biologico e ingegneristico insieme: organismi fragili possono diventare critici quando arrivano a milioni davanti alla stessa presa d’acqua.