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Il caldo affonda

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Nei mari italiani anomalie termiche fino a 40 metri: il riscaldamento minaccia coralli, gorgonie e biodiversità

Non è più soltanto la superficie del Mediterraneo a scaldarsi. Le temperature anomale stanno penetrando lungo la colonna d’acqua e possono raggiungere almeno 40 metri di profondità, coinvolgendo ambienti che in estate rappresentavano tradizionalmente un rifugio termico per numerose specie. È quanto emerge dai dati raccolti nel 2025 dal progetto Mare Caldo di  Greenpeace Italia in 14 stazioni, 13 delle quali situate all’interno di Aree Marine Protette.

I sensori subacquei hanno rilevato episodi prolungati di temperature elevate in tutte le aree monitorate. Il caso più evidente riguarda l’Area Marina Protetta dell’Asinara, in Sardegna, dove tra fine maggio e luglio 2025 è stata registrata un’ondata di calore marina durata 41 giorni, con un’anomalia superficiale massima di +3,5 °C rispetto alla soglia climatologica. Valori simili sono stati osservati anche a Capo Carbonara e Tavolara.

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Ma il dato più significativo si trova sotto la superficie. Il calore accumulato negli strati superiori può essere trasportato verso il basso dal mescolamento della colonna d’acqua provocato da vento, correnti e dinamiche locali. In alcune stazioni sono state così registrate temperature fino a 25 °C tra 30 e 40 metri di profondità.

Il fenomeno è particolarmente critico per gli organismi ancorati al fondale, che non possono spostarsi verso acque più fredde. I monitoraggi biologici hanno evidenziato necrosi e sbiancamento in specie sensibili come la gorgonia gialla Eunicella cavolini e il corallo Cladocora caespitosa. Parallelamente aumenta la presenza di specie termofile e aliene, favorite da condizioni sempre più calde.

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La ricerca scientifica conferma che le ondate di calore marine nel Mediterraneo stanno diventando più frequenti e durature anche sotto la superficie. E proprio in profondità possono persistere più a lungo rispetto agli episodi superficiali. Il rischio è quindi che il mare continui ad accumulare calore anche quando, osservandolo dalla costa, l’emergenza sembra terminata.