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- Di Redazione BoLab
Entro il 2100 le terre aride potrebbero superare il 40% delle aree emerse, con Australia e Brasile tra gli hotspot
Una fetta sempre più grande del pianeta potrebbe entrare nella fascia climatica delle terre aride. Secondo uno studio pubblicato su Environmental Research Letters e coordinato dall’Accademia cinese di scienze forestali, entro la fine del secolo le drylands potrebbero arrivare a coprire fino al 40,28% delle terre emerse, Antartide esclusa.
Il dato va però interpretato correttamente. “Arido” non significa necessariamente “deserto”. I ricercatori classificano come drylands le regioni nelle quali le precipitazioni risultano basse rispetto alla quantità d’acqua che potrebbe essere persa attraverso evaporazione dal suolo e traspirazione delle piante. Oggi queste aree occupano già circa il 38,58% delle terre emerse.

Utilizzando 19 modelli climatici CMIP6, gli scienziati hanno simulato tre diversi scenari emissivi. Per il periodo 2071-2100 la quota di territori aridi salirebbe al 39,31% nello scenario più favorevole, al 39,68% in quello intermedio e al 40,28% in quello caratterizzato dalle emissioni più elevate. In quest’ultimo caso l’espansione rispetto al periodo 1994-2023 sarebbe di circa 2,37 milioni di chilometri quadrati.
Tra le aree più esposte emergono Australia, Brasile orientale e parti dell’Africa settentrionale. A crescere maggiormente potrebbero essere soprattutto le zone iperaride, dove il deficit d’acqua è estremo.

La ricerca introduce anche un apparente paradosso. L’aumento della CO2, principale motore del riscaldamento globale, può ridurre l’evapotraspirazione delle piante: con più anidride carbonica disponibile, gli stomi delle foglie possono rimanere meno aperti e disperdere meno acqua. Inserendo questo effetto fisiologico nei modelli, l’espansione prevista delle terre aride risulta inferiore rispetto alle stime che lo ignorano.
Non è però una buona notizia climatica. Il “risparmio” d’acqua delle piante attenua soltanto una parte del fenomeno e non compensa gli effetti dell’aumento delle temperature. L’avanzata dell’aridità può significare maggiore pressione sulle risorse idriche, ecosistemi più fragili e condizioni più difficili per agricoltura e popolazioni. Il pianeta non diventerà improvvisamente un deserto, ma i confini climatici delle regioni secche continueranno a spostarsi.



