728 x 90

Macerie, non rifiuti

--
  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

L’Italia recupera l’82,4% dei rifiuti edilizi, ma la sfida è trasformarli in nuovi materiali da costruzione

L’Italia ricicla gran parte delle proprie macerie, ma recuperare un materiale non significa necessariamente dargli una seconda vita equivalente alla prima. Nel 2024 il tasso nazionale di preparazione per il riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione ha raggiunto l’82,4%, superando nettamente l’obiettivo europeo del 70%. Il dato, aggiornato da ISPRA nel settembre 2026, mostra un progresso significativo rispetto al 68,5% del 2010.

Il problema comincia dopo il recupero. Calcestruzzo, mattoni e altri materiali minerali vengono frantumati e trasformati in aggregati, ma una parte consistente viene destinata ad applicazioni relativamente semplici, come sottofondi stradali, sistemazioni del terreno e riempimenti. Il  Joint Research Centre della Commissione europea sottolinea che il vero salto verso l’economia circolare consiste invece nell’utilizzare una quota maggiore di questi materiali per produrre nuovamente calcestruzzo e altri prodotti da costruzione di qualità.

>

Non è un dettaglio: i rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano oltre un terzo di tutti i rifiuti prodotti nell’Unione europea. Contengono calcestruzzo, laterizi, metalli, vetro, legno, plastiche e materiali isolanti. Separarli correttamente già durante la demolizione permette di ridurre contaminazioni e aumenta la possibilità di recuperarli per impieghi di maggior valore.

La tecnologia non è il principale ostacolo. La normativa europea consente già, per numerose applicazioni, l’impiego di aggregati riciclati nel calcestruzzo e il JRC considera tecnicamente realistico sostituire con materiale riciclato una quota nell’ordine del 10-20% degli aggregati utilizzati nel calcestruzzo strutturale. Restano però mercati ancora poco sviluppati, standard non sempre omogenei e una diffidenza verso le materie seconde che frena la domanda.

>

La Commissione punta per questo su audit prima della demolizione, demolizione selettiva e passaporti digitali degli edifici, strumenti che permettono di conoscere in anticipo quali materiali potranno essere recuperati.

L’Italia, dunque, ha già imparato a togliere molte macerie dalla discarica. La prossima sfida è più ambiziosa: fare in modo che il cemento di ieri possa diventare davvero il materiale con cui costruire domani.