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- Di Redazione BoLab
Tre specchi inseguono il Sole e illuminano una piazza norvegese che resta mesi senza raggi diretti
Il Sole c’è, ma le montagne lo nascondono. A Rjukan, cittadina norvegese incastonata nella stretta valle di Vestfjord, da metà ottobre a metà marzo le pareti montuose impediscono ai raggi solari diretti di raggiungere il centro abitato. Non significa vivere per cinque mesi nell’oscurità: la luce del giorno arriva comunque. A scomparire è il Sole diretto. Dal 2013, però, una piccola parte della città riesce letteralmente a farselo restituire dalla montagna.
Sul versante, circa 450 metri sopra la piazza, sono installati tre grandi eliostati controllati da computer. Ognuno possiede una superficie riflettente di 17 m², per un totale di 51 m². Il sistema segue continuamente il movimento del Sole e modifica l’inclinazione degli specchi per mantenere il fascio riflesso sullo stesso punto della città.

Il risultato è un’ellisse luminosa di circa 600 m² sulla piazza di Rjukan. Secondo i dati tecnici del gestore turistico locale, la radiazione riflessa conserva tra l’80 e il 100% dell’intensità della luce intercettata dagli specchi, a seconda delle condizioni. Naturalmente funziona soltanto quando il Sole è effettivamente visibile sulla montagna: le nuvole non possono essere aggirate dall’ingegneria.
L’idea è sorprendentemente antica. Era stata proposta già nel 1913, quando Rjukan stava crescendo come città industriale legata alla produzione idroelettrica. La tecnologia dell’epoca non consentì di realizzarla e nel 1928 venne costruita invece una funivia per permettere agli abitanti di raggiungere le zone illuminate in quota. Un secolo dopo, l’artista Martin Andersen riprese il progetto e nel 2013 i tre specchi entrarono finalmente in funzione.

Rjukan non è però l’unico caso. In Italia, Viganella, oggi frazione di Borgomezzavalle nel Verbano-Cusio-Ossola, utilizza dal 2006 uno specchio mobile di circa 40 m² per portare i raggi solari nella piazza durante gli 83 giorni invernali nei quali la montagna li blocca.
Due piccoli esperimenti che mostrano una cosa curiosa: non sempre dobbiamo produrre luce per illuminare un luogo. A volte basta imparare a spostare quella che esiste già.



