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Ricucire il mare

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Duemila talee di Posidonia oceanica per rigenerare i fondali della Baia di Ieranto. Il progetto Green Sea prova a cancellare le ferite lasciate dagli ancoraggi e a ricostruire una delle praterie sommerse più preziose del Mediterraneo

Ci sono ferite che restano visibili per decenni anche sott’acqua. Nella Baia di Ieranto, a Massa Lubrense, i fondali conservano ancora le tracce degli ancoraggi delle imbarcazioni che, prima dell’istituzione dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, hanno frammentato le praterie di Posidonia oceanica.

Ora si prova a ricucirle.

Con il progetto Green Sea sono state installate circa 2.000 talee di posidonia su 100 m² di fondale, utilizzando speciali biostuoie biodegradabili che permetteranno alle piante di attecchire e progressivamente ricostruire le aree degradate.

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L’intervento è realizzato dall’International School for Scientific Diving, con la collaborazione del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova e il sostegno della Fondazione Deutsche Bank Italia.

Le talee non vengono prelevate dalle praterie sane: sono frammenti di piante naturalmente distaccati, recuperati prima che vadano incontro alla degradazione e utilizzati per dare origine a nuovi nuclei vegetali.

La posidonia non è un’alga, ma una vera pianta marina, con radici, fiori e frutti. Le sue praterie sono uno degli habitat più importanti del Mediterraneo: ospitano e proteggono numerose specie, funzionano come nursery per i pesci, trattengono carbonio e stabilizzano i sedimenti. Inoltre attenuano l’energia delle onde e contribuiscono a contrastare l’erosione delle coste.

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A Ieranto la protezione ha già cambiato il rapporto tra navigazione e ambiente. L’accesso delle imbarcazioni è oggi contingentato e la sosta avviene attraverso boe di ormeggio, evitando che le ancore continuino a incidere sul fondale. Ma le lacune aperte nella prateria durante gli anni di maggiore pressione sono ancora riconoscibili.

Il trapianto prova quindi a completare ciò che la tutela ha iniziato. Proteggere un ecosistema non significa soltanto impedire nuovi danni. A volte significa anche tornare sui luoghi che abbiamo ferito e aiutare la natura a ricominciare.